Il disimpegno morale

Prendo spunto dall’ennesimo, grave, episodio di bullismo giovanile – con tanto di video “navigante” sui social (oramai un must) – con protagoniste delle dodicenni che si accaniscono con calci e pugni su una loro coetanea disabile.

Non entro nel merito della (grave) vicenda, mala stessa mi dà il La per parlare del disimpegno morale, un costrutto di Albert Bandura e della sua Teoria Socialcognitiva (1986).

Il “disimpegno morale”, rappresenta “l’insieme dei dispositivi cognitivi interni, socialmente appresi e costruiti, che liberano l’individuo da sentimenti di autocondanna – lesivi per l’autostima – nel momento in cui viene meno il rispetto delle norme.” Nello specifico, unadiminuzione del “senso di responsabilità individuale”, molto frequente nei gruppi, soprattutto quelli di medie e grandi dimensioni. Una sorta di “salvacondotto ad agire” per cui, il soggetto, si autogiustifica e disattiva il controllo sul comportamento, mettendosi, così, al riparo da sentimenti di colpa e di vergogna.

Il disimpegno morale, permette, quindi – quando si è in presenza del “capro espiatorio del momento” -di “sfogarsi” (insieme al resto del gruppo) sullo stesso,senza che nessuno possa sentirsi minimamente responsabile.

L’abbassamento generale della responsabilità, tra l’altro, per cui “nessuno colpevole tutti innocenti” spiega anche la frequente assenza di difensori della vittima.

Queste situazioni non sono esclusive del mondo giovanile, ma sono presenti a pieno titolo nella vita sociale degli adulti (un gruppo di tifosi, gruppi social, chat…).

Sono, questi, contesti che non esito a definire potenzialmente dannosi e non solo per chi li subisce: la temporanea sospensione dei meccanismi cognitivi – deputati al controllo e riconoscimento delle nostre condotte sociali – ci espone al rischio dell’agire comportamenti suscettibili di conseguenze gravi e irreparabili, tali da cambiare per sempre il corso dell’esistenza e di chi ne è stato oggetto e di chi li ha agiti.

Questo costrutto, spiega in parte anche la facilità e la leggerezza con cui TUTTI (o quasi) condividiamo e commentiamo nelle chat e nei vari social, i post che riguardano la vita privata e intima di persone (conosciute e sconosciute), senza pensare minimamente alle eventuali conseguenze.

PierAnnaPischedda

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