Ieri pomeriggio mi sono recata all’Acquario romano, dove si svolgeva (in una splendida location) “RUMORE” il Festival di FanPage, per seguire almeno un paio di panel interessanti.
Nello specifico, parlerò di “Ciao, sweetie: nelle chat dove i predatori cacciano.”
Ovvero, la presentazione del podcast “Abisso”, basata su un’inchiesta di Elisabetta Rosso “sulle chat e i forum in cui i predatori sessuali cercano e adescano ragazze e ragazzi giovanissimi”. Un’immersione nella melma morale, nella #manipolazione, nel #ricatto, nella #violenza. La riprova di una #taragender che affligge milioni di maschi di ogni età e classe sociale.
Faccio quindi un appello a tutti gli esseri umani degni di essere chiamati tali – genitori in primis – di andare ad ascoltare, per il bene di figli, nipoti, minori innocenti, per sapere i rischi che corrono sul web e su chat apparentemente innocue a cui si accede facilmente senza nessun ostacolo.
Innanzitutto, consiglio di munirsi di apposita busta in caso di vomito.
Potranno così vedere come i predatori dall’altra parte siano maestri della manipolazione e come – passo dopo passo – costruiscano una ragnatela mortale per le loro piccole prede.
Magari, qualcuno potrà riconoscere la maglietta di quello che si masturba davanti a quella che pensa essere una bambina di 12 anni; qualcun altro potrà trovare la risposta al cambiamento inspiegabile della sua figlia più piccola di 7 anni che è stata abusata dalla sorella maggiore per ordine del predatore e a cui saranno state fatte anche delle foto da inviare allo stesso come prova (foto che probabilmente finiranno nel mercato pedo pornografico o saranno strumento di ulteriore ricatto per le vittime).
La galleria degli orrori è ampia, tanto quanto l’abisso che inghiotte le piccole prede.
E i carnefici? Salutano sempre.
Sono mariti, padri e fidanzati dell’anno (la facciata, per questi bidoni deambulanti di sostanze indifferenziate, è importante). Sono migliaia, centinaia di migliaia.
Nel mondo, milioni.
Ora, premesso che vi dovrebbe essere una legislazione nazionale e internazionale che dovrebbe combattere seriamente le piattaforme digitali tutte (scenderemo mai in piazza per questo?), ma quand’è che il tema della “sessualità” maschile (chiamiamola così) aprirà i Tg, campeggerà sulle prime pagine dei giornali, diverrà una branca di studi specifica?
Domani? Dopodomani? Quando? O pensiamo ancora che non sia un problema?
Ps. Dovremmo tutti ringraziare (e baciare il terreno che calpestano) i coraggiosi Giornalisti che ancora fanno (merce quasi del tutto estinta nel nostro paese) inchieste; anche se con mille pericoli, ostacoli, mezzi finanziari spesso insufficienti, ma liberi dalle pastoie di editori che stanno al giornalismo come il diavolo all’acqua santa.
Di sicuro, non li troverete nei salotti dei talkshow quotidiani, dove sepolcri imbiancati che si fregiano dello stesso titolo, svolazzano dall’uno all’altro quotidianamente.
Ah, dimenticavo, state vicini ai vostri figli, parlate con loro di questi pericoli e chiedete a gran voce l’#educazionesessuoaffettiva nelle scuole, un aiuto indispensabile per ri/conoscere, come in questo caso, il bene dal male.
PierAnna Pischedda, Psicologa