Oggi pomeriggio siamo qui per parlare di un problema strutturale della nostra società, di colpe collettive e non di singoli, comodi, #mostri.
Il disegno di Legge che ci ha riuniti oggi nelle piazze di moltissime città italiane, ne è la prova.
Di quanto questo crimine appartenga a tutti, ce lo dimostra quello che sta emergendo dal caso #Epstein, dalla vastità dello stesso, dal sistema di potere, ricatto e controllo che sta venendo fuori, di come non se ne parla, di come ancora una volta la realtà supera la fantasia.
Ebbene questo ddl si inserisce perfettamente nel quadro.
Se vogliamo uscire una buona volta dalle ambiguità, dai se, dai però, dai ma, dobbiamo guardare la realtà per quello che è, non per come ce la raccontano o ce la vorrebbero imporre.
Veniamo quindi al dunque, alla pietra dello scandalo, il consenso.
Che nel 2026 se ne parli in riferimento ad un rapporto sessuale è già grottesco di suo, che serva una legge per regolamentarlo lo è ancora di più…se non fosse grave.
Qualcuno è in grado di spiegare come possa essere possibile una congiunzione carnale senza che le parti coinvolte non abbiano potuto constatare la disponibilità, la reciprocità del desiderio?
Eppure e così, anzi, pure peggio.
In queste settimane, abbiamo potuto leggere migliaia di commenti sui social da parte di uomini indignati e strasicuri che una legge sul consenso potesse consegnarli automaticamente alle patrie galere.
Molti di questi sinceramente convinti. Per la maggior parte, adulti.
Fidanzati, sposati e una marea di tombeur de femmes (quelli che si vantano ad ogni minima occasione sociale dei loro successi e performance) a cui, improvvisamente, sembra mancare il terreno sotto i piedi.
In realtà, c’è una semplice spiegazione, sconfortante, ma semplice.
Che il genere maschile abbia una particolare concezione del sesso molto meno romantica di come invece la spacciano al genere femminile lo vediamo giornalmente e hanno nomi ben precisi: prostituzione (forzata o volontaria, non sono interessati alla condizione di chi “presta il servizio”); turismo sessuale infantile, molestie sul lavoro, oggettivazione del corpo femminile per vendere qualsiasi cosa, anche il lavaggio dell’auto…la lista è infinitamente lunga.
Da qui a pensare che la donna debba concedere il proprio corpo sia un servizio/dovere, il passo è breve.
Da qui che non debbano essere il desiderio e il piacere la motivazione principale per una donna, l’abbiamo – volente o nolente – interiorizzato tutti.
Ne siamo state condizionate a tal punto che intere generazioni di donne si sono concesse esclusivamente perché dovevano o per diventare madri, il nostro “completamento naturale”.
Intere generazioni di “maschi ombelico del mondo”, hanno pensato e pensano ancora che le donne debbano accondiscendere alle loro voglie. Se, quel desiderio (non) è corrisposto non è proprio il primo loro pensiero, come non lo è la loro performance personale, ma se la partner – pur fingendo – desse qualche segnale di soddisfazione, sarebbe gradito.
E’ quello che hanno fatto intere generazioni di donne anorgasmiche.
Ma anche gli stessi uomini non stanno meglio, dal momento che sono convinti che una mera scarica idraulica con una “professionista” con l’orologio in mano, ma anche con una partner che non dimostri un particolare coinvolgimento, sia piacere.
Viste però le succitate ed estese paure, siamo sicuri che siano completamente ignari? Altrimenti, a cosa dovremmo il timore di una denuncia per un rapporto sessuale di 4 anni prima? (commento sotto uno dei nostri post)
Ergo, qualche barlume di #consapevolezza, una coda di paglia che spunta c’è, non abbastanza ma c’è.
Quello che manca è il #coraggio, l’assunzione di #responsabilità, la capacità di mettersi in gioco, in un gioco realmente a due.
Per questo, ci appaiono incomprensibili le scelte del governo di rinunciare (in realtà, negare) a politiche educative e di prevenzione.
Per questo ci pare “incomprensibile” che le strutture come i #Consultori e i servizi per gli adolescenti al suo interno vengano sistematicamente svuotati delle loro funzioni, a rischio di chiusura invece di essere implementati.
Noi abbiamo bisogno, e chiediamo a gran voce più #Educazione, #Prevenzione, #Diritti, #PariOpportunità.
Abbiamo bisogno di Politiche di #Equità non di #Repressione e #Ignoranza o – ancora peggio – di ripristino di #impunità che sono reati da decenni.
E i genitori – di oggi e di domani – dovrebbero essere i primi a battersi per un mondo in cui i propri figli possano crescere in maniera consapevole e responsabile, un mondo basato sulla #Fiducia, sul #Rispetto, sulla #Sicurezza e senza #Impunità.
Pieranna Pischedda, Psicologa
