Parliamo di Bibbiano e della Bassa modenese

E’ di questi giorni la sentenza di primo grado sulla vicenda dei presunti affidi illeciti in Val d’Enza (Bibbiano), con le assoluzioni degli imputati ma, ancora più importante, con la “bocciatura” dell’intero impianto accusatorio.

Non entrerò nel merito del processo vorrei invece ragionare con voi su alcune analogie inquietanti; sulle conseguenze nella vita delle persone investite dall’indagine e rinviate a giudizio; sull’uso che ne è stato fatto da parte dei media e della politica; su un sistema, quello degli affidi, praticamente distrutto, con buona pace dei minori bisognosi di aiuto.

La vicenda, a suo tempo, ebbe una rilevanza enorme grazie anche all’uso spregiudicato (per usare un eufemismo) che ne fecero alcuni partiti politici, prontamente ripagati da un ritorno elettorale importante. 

Se pensate che-  negli ultimi anni – migliaia di #minori sono stati #strappati alle loro vite a causa della separazione dei genitori, istituzionalizzati in strutture in cui vengono anche sottoposti a terapia farmacologica (magari dopo essere stati prelevati coattivamente e violentemente da Forze dell’Ordine e Servizi Sociali dietro ordine di un Giudice), senza mai destare la minima attenzione dei media, suona quantomeno strano. 

Ciononostante i numeri siano notevolmente maggiori (gli enti preposti si guardano bene dal comunicarli), da far pensare – questo sì – ad un sistema, ebbene, il destino, le cause, le sofferenze dei suddetti non hanno mai destato l’interesse dei “paladini” di Bibbiano.

 Ma il sistema degli affidi in val d’Enza non è l’unico ad essere balzato agli onori di questo “tipo” di cronaca. In precedenza, negli anni novanta c’era stata l’inchiesta su una serie di abusi sessuali e violenze all’interno delle famiglie naturali (in cui rimasero coinvolti 16 bambini), nella bassa modenese. (per un approfondimento, consiglio “L’infanzia violata” di Giordano Bindi, dettagliato resoconto basato sugli atti ufficiali del processo)

Nello specifico, cosa hanno in comune queste due vicende?

  • Gli abusi sui bambini; 
  • Il coinvolgimento diretto delle famiglie naturali; 
  • Il sistema di protezione dei minori che viene messo fortemente in discussione;
  • Il tentativo (a Bibbiano riuscito) di screditare professionalmente e umanamente gli operatori coinvolti; 
  • La demonizzazione del sistema degli affidi e dei genitori affidatari.

Come succede per la violenza sessuale e violenza domestica (fatevi una domanda e datevi una risposta), anche qui ad essere messi sul banco degli imputati (dai Media e dalla politica prima ancora della Giustizia) furono le vittime e il sistema che le aveva protette. 

Il processo della bassa modenese si concluse con la condanna degli imputati e la conferma dell’impianto accusatorio. In realtà, ultimamente è in atto un nuovo tentativo di “revisione” al riguardo, sempre con le stesse modalità e stessi “protagonisti” di allora. Bibbiano, è cronaca di questi giorni, con l’assoluzione degli imputati e lo smantellamento dell’impianto accusatorio. 

Ergo, perché ne parliamo? 

Perché in entrambe abbiamo assistito ad un’intensa e pervasiva “gogna mediatica organizzata” avente un unico scopo: la NEGAZIONE degli abusi sui minori, soprattutto quando li stessi vengono agiti da una figura familiare (padri, nonni, zii, amici di famiglia); la negazione della pedofilia come un fenomeno diffuso, a noi vicino e spesso protetto da atteggiamenti omertosi o di complicità. 

Ogni volta che la cronaca ci segnala un’inchiesta o degli arresti in tal senso, si attivano immediatamente una serie di “forze” che – in maniera più o meno velata – si adoperano in senso contrario:

  • smentendo le vittime;
  • ipotizzandoper loro disturbi inesistenti (vedi “Sindrome dei falsi ricordi”); 
  • silenziandole; 
  • screditando professionalmente gli operatori che fanno il loro lavoro con serietà e competenza (Medici, Psicologi, Assistenti Sociali); 
  • attaccando i genitori affidatari, la cui unica colpa è di avere voluto offrire un aiuto – molto spesso “salva vita” – a bambini in difficoltà e “colpevoli” di avere raccolto (loro malgrado) confessioni indicibili.

E’ questo che va puntualmente in scena, è questo che è successo.

Ma, i danni (presenti e futuri) ad un sistema che dovrebbe proteggere e viene puntualmente ostacolato; 

I danni agli operatori (terrorizzati da possibili denunce, processi, gogna mediatica); 

I danni alle famiglie affidatarie (accusate di essere ladri di bambini); 

I danni alle vittime che non vengono più protette, CHI li ri/paga? 

E a CHI conviene che accada tutto questo?

PierAnna Pischedda, Psicologa 

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