Piaccia o non piaccia, siamo chiamati a rivoluzionare il nostro linguaggio (la parola è sostanza), non possiamo più procrastinare, dobbiamo raccontare le cose per come sono realmente e non per come conviene ad una parte privilegiata e impunita della nostra società (a buon intenditor poche parole).
Diverrebbe immediatamente tutto più chiaro, pericoli compresi.
Prendiamo ad esempio l’ennesima tragedia quotidiana, il #femminicidio di Martina Carbonaro ad opera di Alessio Tucci, un ragazzo con il quale aveva avuto una storia. Un’altra vita spezzata e una gravata di una colpa indelebile.
Tutti i titoli delle agenzie e dei giornali che ho consultato riportano la parola fidanzato.
Detto termine indica uno stato della relazione dove si è raggiunto un impegno ufficiale proteso verso il matrimonio.
Ergo, che cosa a che fare con una ragazzina del “tempo delle mele” che si confronta con i primi coinvolgimenti sentimentali?
Cosa ha a che fare con il tipico “amore adolescenziale” ovvero una relazione intensa, fortemente idealizzata, ma passibile di interrompersi improvvisamente?
L’omicida, diversamente, è un giovane adulto, maggiorenne (le cronache ce lo raccontano 19enne).
Ricordo che in questo paese la legge vieta ad un soggetto che ha raggiunto la maggiore età, di intraprendere relazioni amorose con minori di 14 anni ma, a quanto pare, l’opinione pubblica non ha contezza delle motivazioni e non lo considera un reato quale è.
Giusto per rendere l’idea delle diverse condizioni: a 18 anni si acquisisce la piena capacità di agire e di voto; a 14 anni, se dichiari la preferenza per un genitore rispetto all’altro, ti sbattono in casa-famiglia perché sei stato “sicuramente” manipolato.
Questa apparente inconsapevolezza del paese è una delle cause se non La causa del problema…e lo perpetua.
Mi chiedo come sia possibile anche solo immaginare che vi possa essere un rapporto sano e alla pari tra una ragazzina e un giovane adulto.
Che tipo di legame può essere quello che unisce due individui che attraversano fasi evolutive differenti?
Qui non si sta parlando di una relazione tra due individui sullo stesso piano maturazionale ma, da una parte, di funzioni del cervello non ancora formate completamente, dall’altra di un processo di crescita andato a compimento.
Sulla carta.
E qui sta il punto dolente.
Perché un giovane adulto dovrebbe rivolgere le proprie attenzioni ad una ragazzina se non avesse a sua volta dei problemi di maturità?
Perché un giovane adulto invece di rivolgersi ad una coetanea – non fosse altro per una più consapevole (e soddisfacente) attività sessuale, come da richiamo della foresta – si “innamora” di una che non dovrebbe rientrare nella sua rete relazionale e che per legge non dovrebbe neanche sfiorare?
Forse perché non in grado di relazionarsi con le sue pari?
Forse perché è più facile manipolarla e controllarla?
Allora dovremmo smettere di parlare d’amore e di fidanzati.
Allora dovremmo cominciare a riconoscere le “anomalie”, chiamarle col proprio nome e tenere gli occhi aperti.
Allora dovremmo finalmente dare – attraverso l’educazione relazionale-sessuale-sentimentale, chiamatela come vi pare, gli strumenti necessari alle due metà del cielo per riconoscere e discernere tra #sentimento, #desiderio, #possesso, #controllo, #manipolazione, #consenso #consapevolezza…e per chiedere aiuto.
Ma non mi sembra che stiamo andando in questa direzione, è troppo più facile e meno impegnativo indignarsi per 5 minuti e tornare allegramente al nostro disimpegno quotidiano, con la segreta speranza che la prossima vittima non ci riguardi, non ci tocchi da vicino.
PierAnna Pischedda, Psicologa