Nuove schiavitù e quaquaraquà

I social, solitamente così attenti ad un certo tipo di notizie, mi sono sembrati particolarmente silenti,rispetto alla notizia della chiusura da parte della ASL- per mancato rispetto di alcune regole di sicurezza –di uno dei più “conosciuti” strip club della capitale.

Sorvoliamo (per un attimo) sulla miseria degli avventori, la cosiddetta “clientela facoltosa”: i “soliti” imprenditori, magari gli stessi che durante il giorno si dichiarano strozzati dalle tasse e la sera si riscoprono single, senza famiglia e senza figli; politici locali sempre intenti a dare il “buon esempio” e ad esibire il potere conquistato; gli immancabili pensionati di lusso, al secolo ex calciatori che cercano di sopravvivere al vuoto esistenziale e al buio dei riflettori spenti.

Insomma, la classica fauna a cui le cronache mondane ci hanno abituato e che per molti rappresentano uno status sociale desiderato e invidiato.

Ma veniamo a noi.

Durante la visita dell’ASL sono stati trovati“in bella mostra sulla porta dei camerini” delle lavoratriciun cartello con su scritto E’ severamente vietato avere il ciclo nei giorni di giovedì, venerdì, sabato”.

Una goliardata (sic!), ha tenuto a precisare “l’esperto penalista” legale della proprietà, agli agenti che accompagnavano i sanitari, niente di più di una burla innocente.

Deve essere stata una spiegazione convincente poiché, sempre secondo l’esperto penalista, “alcuni agenti hanno capito e hanno sorriso”.  (cit.)

Caspita! Tutto a posto allora.

E invece no. C’è proprio poco da sorridere.

Sicuramente si sorride amaro per quel “severamente vietato” che solo in Italia ha ragion d’essere e che mostra impietosamente la mollezza, la fragilità della nostra etica comunitaria e individuale, per cui si sente la necessità di rafforzare un verbo già di per sé esplicito (vietare).

Ma nel momento in cui viene usato ne prendiamo atto e la netta sensazione che ci troviamo di fronte ad un’imposizione aumenta.

A questo punto (almeno)una domanda sorge spontanea? PERCHE’?

Le mestruazioni non impedisconoda almeno 50 anni nessuna attività fisico-sportivo-artistica, grazie all’utilizzo degli assorbenti interni (giusto per dirne una).

Piacerebbe anche sapere quale sarebbe la modalità di accertamento scelta dalla direzione del locale per certificare che la regola venisse rispettata.

Mi auguro non tramite ispezioni corporali (chissà se lo hanno chiesto alle lavoratrici).

ERGO,ripeto la domanda: PERCHE’?

Trattasi di un ammonimento? Tipo, “non vi venga in mente di accusare dolori o impossibilità al lavoro nei giorni di maggior affluenza.”

Rispetto a questo, spero che la Guardia di Finanza (che era presente), abbia dato anche un’occhiata ai contratti delle dipendenti e magari chiesto loro dello spiritoso e ameno cartello.

Questa storia,per quanto mi riguarda, sa di

·       sfruttamento;

·       scarsa considerazione della salute del lavoratore;

·       disapplicazione di leggi;

ed è di stretta competenza della politica e della giustizia.

Ma sa anche dimiseria morale; di inadeguatezza relazionale; disessualità immatura (per usare un eufemismo) di migliaia e migliaia di maschi italiani.

Dei “poveri ma belli” mai cresciuti; incapaci di empatia; incapaci di guardare oltre il proprio ombelico (per non dire altro).

E questo compete a tutti noi (ma anche alla politica).

 

Pieranna Pischedda, Psicologa   

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