Legge 54 ed Effetto Lucifero

Le disposizioni in materia di affido introdotte dalla legge 54, e il concetto di bi-genitorialità hanno stravolto il diritto di famiglia, modificando le procedure, attribuendo alle figure professionali coinvolte nuove competenze e nuovi strumenti.

Nei fatti,un aggravio di impegni per i già oberati Servizi Sociali e un ulteriore colpo per le cronicità(investimenti economici insufficienti; carenza di risorse umane e competenze specialistiche necessarie) della macchina della giustizia.

Ovviamente, le risposte dell’apparato non sono state all’altezza.

Volendo analizzare con gli occhi della Psicologia delle Organizzazioni,possiamo affermare senza tema di smentita, che chi ha avuto la sciagura di separarsi da un coniuge – nel migliore dei casi con un brutto carattere o immaturo, nel peggiore, un violento con disturbo di personalità – ha dovuto scontrarsi conun sistema inadeguato, auto-referenziale, ottuso…e impunito.

Un sistema atavicamente traballante che davanti alle nuove sollecitazioni ha reagitochiudendosi a riccio, sviluppando una modalità di autodifesa di stampo massonico-corporativistico. In questo contesto, ha avuto la meglio la necessità di mascherare l’inadeguatezza (eventuale) dei componentiattraverso una sorta di protocollo non scritto,costituito da azioni e decisioni stereotipate di dubbia efficacia, anzi di indubbia inefficacia, esercitate in maniera autoritaria e spesso arbitraria.

In sintesi, il sistema fa quadrato attorno ai suoi singoli attori…e si autoassolve.

L’interpretazione distorta della legge è funzionale ai bisogni del sistema…a costo di ignorare, calpestare i diritti dei minori che – anzi – paganosulla propria pelle le inadeguatezze di chi dovrebbe proteggerli.

Spesso questa dimensione ci sfugge, tendiamo a denunciare le colpe del singolo, ma è su questa realtà che dovremmo più concentrarci.

Nel 1971 Philip Zimbardo, insieme al suo gruppo di ricerca dell’Università di Stanford, ideò un esperimento – denominato in seguito effetto Lucifero – che diventerà un cardine di questa importante branca della Psicologia.

Si ipotizzava l’esistenza di un insieme di fattori circostanziali e situazionali in grado di indurre persone considerate “normali” e “buone” a compiere del male e l’esperimento intendeva rilevarli.

Dopo una selezione – esclusisoggetti con precedenti penali e con inclinazioni alla violenza – vennero reclutati (tramite annuncio sul giornale) 24 studenti: durata prevista 15 giorni, per una paga giornaliera di 15 dollari, in un ambiente simulante una struttura carceraria.

Il gruppo venne diviso (tramite sorteggio) in due sottogruppi: detenuti e guardie.

L’esperimento venne interrotto dopo neanche una settimana, dopo che cinque dei partecipanti (del gruppo detenuti) ebbero un severo crollo emotivo a causa degli atteggiamenti violenti e sadici da parte di alcune delle “guardie”, confermando, aldilà di ogni aspettativa, l’ipotesi iniziale.

Ergo, la malvagità non è data solo da chi siamo, ma dipende anche dalla situazione specifica in cui ci troviamo (e dal potere che possiamo esercitare).

In altre parole:in presenza di determinate condizioni, un essere umano può superare (anche inconsapevolmente) il limite tra il bene e il male; compiere atti violenti e sadici verso terzi, meglio se gli stessi sono in condizioni di inferiorità e impediti nella propria difesa.

Adesso, chiudete gli occhi e pensate alla legge54 e al sistema che si difende.

Pieranna Pischedda Psicologa

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