Donne, politica e consapevolezza

Da quando mi occupo, all’interno de Il Laboratorio del Possibile, di sostegno alle vittime di violenza
domestica, una parola – prepotentemente e costantemente- si affaccia, nel percorso con le assistite:
consapevolezza.


In realtà, ho scoperto che la mancanza di consapevolezza, appartiene a tutte le figure professionali in gioco
in questo delicato ambito “separazioni-affido figli”, ma questo è un altro discorso ed è meglio non divagare.
A me preoccupa, in modo particolare, la scarsa consapevolezza “politica” delle vittime (dovuta per una
certa percentuale alla condizione stessa), intesa come visione di insieme del mondo, della società e del
posto delle donne nella stessa. A molte, questa visione manca e penalizza la capacità di comprensione e
valutazione reale del pericolo…e delle conseguenze (passate e future).
Più specificamente, manca la lucidità (letteralmente sommersa dalla legittima preoccupazione per i figli) di
“ricordarsi” che le mamme sono, in primis, Donne e che, quando non si portano avanti politiche femminili
(ad esempio, Parità Salariale, Congedo Parentale Obbligatorio), le prime a pagare saranno proprio loro, le
donne-mamme.
Con questo, intendo dire, che bisogna sforzarsi (so perfettamente che non è facile) di “uscire” da una
visione del problema ricondotta alla propria condizione personale (nel “qui ed ora”) e provare a guardare il
“mostro” nella sua interezza: l’interpretazione distorta (e per certi versi criminale) della legge 54 nonché
l’utilizzo strumentale (e scellerato) di un affido “salomonico” dei figli, rappresentano un’arma, uno
strumento di offesa-ricatto-vendetta non per le madri in quanto madri, ma in quanto Donne Libere di
Scegliere.
Se non si è Consapevoli di questo, rischiamo di sprecare energie e risorse solo per le battaglie personali
(che vanno comunque combattute), ignorare l’obiettivo reale della “guerra”… e perderla.

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