La Consulenza Tecnica D’Ufficio, diritti, limiti e poteri, alla luce della sentenza delle Sezioni Unite n. 3086/22

L’analisi della sentenza delle Sezioni Unite n. 3086 del febbraio 2022 prende le mosse da un caso di responsabilità di un istituto bancario per operazioni contabili effettuate a carico del cliente correntista.

La disamina che maggiormente ci interessa riguarda sicuramente la lucida analisi effettuata dalla Corte in relazione alla figura del Consulente Tecnico D’Ufficio, ovvero quel famoso personaggio che viene nominato dal giudice per svolgere indagini che richiedono conoscenze e competenze che il magistrato non possiede.

A questo punto ci chiediamo perché a decidere sono le Sezioni Unite della Corte di Cassazione?

Perché la sezione (semplice) della Suprema Corte che ha analizzato e studiato il caso ha rilevato un contrasto giurisprudenziale.

Cosa vuol dire contrasto giurisprudenziale?

Semplicemente ci sono sentenze della Corte di Cassazione, dellesezioni c.d.“semplici”, che hanno risposto sullo stesso argomento in maniera diametralmente opposta, come nel nostro caso.

In particolare, per meglio comprendere, nel caso posto alla nostra attenzione il Consulente aveva allargato quelli che erano i quesiti posti dal magistrato per l’espletamento del suo incarico e, la sentenza che era stata emessa successivamente aveva tenuto conto delle conclusioni poste in essere dall’ Esperto, di fatto violando l’art. 112 del codice di procedura civile.

Art. 112 c.p.c. Corrispondenza fra chiesto e pronunciato.

Cosa vuol dire?

Significa che il Giudice quando emette una sentenza deve solo rispondere al quesito posto nella domanda dalla parte che ha adito il Tribunale, non può allargare la richiesta a qualcosa che non è oggetto del processo.

Da qui la sentenza oggi in commento che deve dipanarsi sulla natura giuridica della nullità della consulenza tecnica d’ufficio e il conseguente rilievo di tale nullità d’ufficio (quindi può essere sollevata dal Giudice stesso) o su istanza di parte.

Il principio espresso dalle Sezioni Unite è chiaro, assicurare il diritto di difesa costituzionalmente garantito dall’art. 24 della Costituzionesecondo quanto prescritto dall’art. 111, secondo comma, della Costituzione (Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata) questo per affermare l’attribuzione di una maggiore rilevanza allo scopo del processo che non è rigida applicazione di regoledi ordine formale, ma deve mirare a garantire, attraverso una pronuncia sul merito della contesa, l’interesse delle parti al conseguimento di una decisione per quanto più è possibile giusta”.

Per tale motivo, la Corte sancendo anche i principi costituzionali vuole far prevalere l’ottica di un processo civile orientato alla tendenziale giustizia della decisione.

Quindi, in estrema sintesi si può affermare che il CTU può esaminare anche documenti non prodotti dalleparti in causa e che i possibili vizi prodotti dall’operato del Consulente sono nullità relative e per tale ragione rilevabili, ad iniziativa di parte, nella prima difesa o istanza successiva all’atto viziato o alla notizia di esso.

Finalmente il contrasto giurisprudenziale è stato chiarito, le nullità della consulenza restano sanate, se non eccepite nella prima difesa utile.

Adriana Toti

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