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	<title>sesso condiviso Archivi - Laboratorio Del Possibile</title>
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	<title>sesso condiviso Archivi - Laboratorio Del Possibile</title>
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		<title>Bibbiano, com&#8217;è potuto accadere?</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2026/03/30/bibbiano-come-potuto-accadere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 18:51:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(intervento all’omonima maratona web sulla vicenda processuale) In realtà, accade spesso, con lo stesso identico copione, ogni volta che vengono portati alla luce casi di abusi intra-familiari o l’esistenza di reti pedofile.&#160; Mutuando il titolo di un famoso libro, potremmo cinicamente osservare, “Niente di nuovo sul fronte occidentale”. L’affare Epstein, che finalmente sembra trovare la giusta dimensione mediatica (in Italia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>(intervento all’omonima maratona web sulla vicenda processuale)<br></p>



<p></p>



<p>In realtà, accade spesso, con lo stesso identico copione, ogni volta che vengono portati alla luce casi di abusi intra-familiari o l’esistenza di reti pedofile.&nbsp;</p>



<p>Mutuando il titolo di un famoso libro, potremmo cinicamente osservare, <strong><em>“Niente di nuovo sul fronte occidentale”.</em></strong></p>



<p>L’affare Epstein, che finalmente sembra trovare la giusta dimensione mediatica (in Italia non come dovrebbe e anche questo non è un caso), ci mostra in maniera spietata con cosa abbiamo a che fare: la trasversalità degli interessi in causa; la capacità di manipolare e stravolgere la realtà; la profondità del male in cui l’essere umano è capace di inabissarsi.&nbsp;</p>



<p>Ultima, ma non per importanza, la spiacevole certezza che la cosa si ripeterà, finché non vi sarà una reale elaborazione &#8211; a livello di opinione pubblica &#8211; dell’accaduto.</p>



<p>Bibbiano, nel suo piccolo è un gioiello di <strong>Negazione</strong>, di <strong>occultamento</strong>, di <strong>delegittimazione</strong> e del sistema che lo Stato (faticosamente) ha messo in piedi per la difesa di una fascia specifica della popolazione e delle individualità/professionalità che vi operano.</p>



<p>Fortunatamente, la macchina della giustizia, pur mostrando tutte le sue criticità, si è rivelata più resiliente nel proseguo, supportata dall’egregio lavoro fatto dalle difese degli imputati, nonostante le forze &#8211; in certi frangenti &#8211; impari.&nbsp;</p>



<p>Perché la potenza di fuoco di chi ha orchestrato lo show è stata impressionante e &#8211; per molto tempo &#8211; soverchiante.&nbsp;</p>



<p>Questa vicenda, a mio avviso, va inserita in un quadro programmatico di ri/appropriazione di privilegi (da alcuni ritenuti <em>diritti naturali,</em> da altri ancora <em>codice genetico</em>) cancellati dal legislatore nel corso degli anni.&nbsp;</p>



<p>Ma entriamo nel merito.&nbsp;</p>



<p>Scomodiamo per un attimo la scoperta da parte di Charcot nell’ormai lontano fine ottocento, sulla natura traumatica dei sintomi isterici, che disconfermava l’allora pensiero comune che si trattasse di mere simulazioni.&nbsp;</p>



<p>Ricordiamo anche che Freud ne proseguì gli studi ma che, una volta resosi conto dello sconquasso che avrebbero portato nell’opinione pubblica di una società ferocemente patriarcale nonché delle conseguenze nefaste sulla sua carriera, ne ribalterà le conclusioni, riducendo il sintomo isterico ad un problema prettamente femminile, dovuto ad un “desiderio inaccettabile dello stesso trauma”.&nbsp;</p>



<p>Gli studi di Charcot rappresentano, di fatto, il primo fondamentale tassello per scoperchiare il vaso di Pandora sugli abusi intra-familiari.</p>



<p>Con un salto nel tempo, arriviamo agli anni 70, al femminismo e alle leggi che grazie a questo movimento hanno visto la luce.</p>



<p>Leggi che andavano a colpire direttamente il potere patriarcale.&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Reato di Adulterio femminile (1968);</li>



<li>Divorzio (1970);</li>



<li>Riforma del diritto di famiglia, fine della potestà familiare (1975);</li>



<li>Interruzione volontaria di gravidanza (1978);</li>



<li>Fine dell’obbligo di sposare il proprio violentatore (1981);</li>



<li>Delitto d’onore (1981);</li>



<li>La violenza sessuale diventa reato contro la persona, non più contro la morale (1996);</li>



<li>Il 1998 pone fine alla mancanza di una legge contro lo sfruttamento sessuale dei minori;</li>



<li>Nel 2006 abbiamo la legge sullo sfruttamento sessuale e pedo-pornografia a mezzo internet;</li>
</ul>



<p>Sul versante internazionale:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Dal 1991 abbiamo una serie di ratifiche di Convenzioni internazionali tra cui spiccano quelle ONU ed EU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, la Convenzione di Istanbul sulla violenza domestica (2013).</li>
</ul>



<p>Questo insieme di leggi disegna un quadro da una parte di diritti conquistati dall’altra di privilegi perduti e di (non) reati fino a quel momento ignorati/occultati/negati.&nbsp;</p>



<p>Innegabilmente, conquiste importanti e sostanziali, ma la storia ci ha insegnato come tali cambiamenti abbiano bisogno di tempi lunghi per essere metabolizzati.</p>



<p>Non basta una legge (o una serie) affinché magicamente si risolva tutto.&nbsp;</p>



<p>In realtà, il potere patriarcale non ha mai smesso di lavorare per riprendersi ciò che gli era stato tolto…e &#8211; grazie ad una costante azione politica e ad una rete internazionale che persegue tali obiettivi – sta rischiando seriamente di riuscirci.&nbsp;</p>



<p>Un esempio significativo di questo lavorìo è dato dalla Legge 54/2006 sull’affido condiviso che in questi 20 anni – passo dopo passo – è riuscita, nel civile, a ripristinare, di fatto i privilegi del pater familias, ad oscurare la violenza domestica, gli abusi intra-familiari e riportarci indietro di almeno 70 anni.&nbsp;</p>



<p>E’ bastato “aggiornare” qualche termine et voilà, le isteriche sono ritornate trasformate in <em>madri ostative, manipolatrici, vendicative</em>…e chi più ne ha più ne metta.&nbsp;</p>



<p>E non possiamo neanche raccontarci che si sia trattato di un caso di inesperienza del legislatore (sicuramente non di chi l’ha redatta), visto che in seguito dobbiamo registrare il tentativo di chiudere il cerchio col Ddl Pillon, oggi ripresentato e rinforzato sotto le spoglie del Ddl Balboni sull’affido paritetico.</p>



<p>Per non parlare dell’utilizzo della violenza economica da parte dello stesso Stato, con le cause di separazione che costano decine e decine di migliaia di euro (Consulenti e Avvocati ringraziano) oltre alla medicalizzazione delle vittime. A tale proposito, auspico che il giornalismo d’inchiesta ci possa regalare (prima o poi) una bella indagine sulla spesa degli psicofarmaci nelle case famiglia e la preoccupante psichiatrizzazione dei figli di un genitore che ha chiesto per loro l’istituzionalizzazione o che hanno avuto l’ardire di esprimere una preferenza o paura di un genitore maltrattante/abusante.&nbsp;</p>



<p>Nel contempo registriamo la totale assenza di percorsi di riparazione dei danni subiti, la visione adulto-centrica non prevede niente di tutto questo, certificando la disumanizzazione di queste giovani vite.</p>



<p>A questo punto del discorso, faccio una considerazione che è anche una domanda: quanto può avere influito essere uno specialista della Psicologia del Trauma, dichiaratosi a più riprese a sfavore della Pas (e le prassi conseguenti) per trasformare il dott. Claudio Foti in uno spregevole, pericoloso lupo, capobranco di ladri di bambini?</p>



<p>La storia di Bibbiano, come già ai tempi della Bassa modenese, si inserisce a pieno titolo in questo quadro.&nbsp;</p>



<p>Appare come un combinato disposto di difesa di “interessi” indifendibili; di manipolazione della realtà; di intimidazioni; collusioni; cattiva politica; pessimo giornalismo; di indagini influenzate da pre-giudizi e di magistrati non all’altezza, per usare un eufemismo.&nbsp;</p>



<p>A Bibbiano è andata in onda la solita e rodata <strong><em>“strategia del discredito”, </em></strong>delle vittime e di chi ha osato fare il proprio lavoro, professionisti e operatori pubblici.&nbsp;</p>



<p>Premetto che tutto ciò non sarebbe stato possibile senza l’automatico <em>meccanismo di difesa</em> della <strong>Negazione </strong>con cui tutti noi dobbiamo combattereogni volta che ci troviamo a che fare con tali (presunti) reati. La sua forza (provata nel tempo da una serie di studi e ricerche) è tale che dovrebbe renderci tutti più consapevoli della necessità dell’obbligatorietà di una formazione e training specifico per chi si occupa di tali reati (dalle Forze dell’Ordine, Sanitari, Insegnanti, Servizi Sociali, Psicologi, Avvocati, Pm e Giudici) e &#8211; nel campo giudiziario &#8211; della creazione di task force al riguardo, come lo è stato per la lotta alla mafia.&nbsp;</p>



<p>Fermo restando che non è possibile prescindere da una seria, sistemica e sistematica azione di <strong>Educazione e Prevenzione </strong>a tutt’oggi – guarda caso – una chimera.</p>



<p>Nella vicenda di Bibbiano abbiamo osservato la saldatura di diversi <strong>obiettivi.</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Chiudere la bocca alle vittime e impedire l’emersione dei reati;</li>



<li>Delegittimare e punire gli operatori, colpevoli di avere ascoltato, creduto e tutelato i minori;&nbsp;</li>



<li>Intimidire e limitare le azioni degli operatori presenti e futuri;</li>



<li>Riportare il fenomeno della pedofilia a sporadici casi isolati e quindi a singoli “mostri”;</li>



<li>Negare l’esistenza di reti pedofile internazionali, il commercio dei corpi, la pedo-pornografia;</li>



<li>La costruzione di capri espiatori su cui scaricare colpe inesistenti e ribaltare la realtà. Impendendo in questo modo un processo di consapevolezza e assunzione di responsabilità della comunità a favore di una comune deresponsabilizzazione (qualcuno lo definirebbe <strong><em>disimpegno morale</em></strong>). Preservandola anche dal sentimento di vergogna che accompagna sempre queste vicende.</li>
</ul>



<p>A leggere questi punti, pare un miracolo che la Magistratura sia stata in grado di ristabilire la verità e non solo quella processuale.&nbsp;</p>



<p>Anche l’intervento a gamba tesa della Politica non è stato un caso.&nbsp;</p>



<p>Il che non vuol dire che stesse dalla parte dei (presunti) agenti reato ma che non abbia saputo resistere all’opportunità – per alcuni &#8211; di trarne un vantaggio elettorale, per altri di ribadire il primato di un modello patriarcale autoritario, basato su una fascia privilegiata che esercita il potere a discapito delle altre.&nbsp;</p>



<p>Ciò che sta venendo fuori con gli Epstein files, la rete di ricatti e intrecci politico-finanziari sulla pelle di innocenti, dovrebbe rendere più facile la comprensione di ciò che è accaduto, dell’entità delle forze in campo e le modalità con le quali intervengano.</p>



<p>Così come è pacifico che la vicenda abbia praticamente distrutto l’istituto dell’Affido e aperto un’autostrada all’istituzionalizzazione di migliaia di minori in discutibili strutture nate come funghi e diventate un vero e proprio business nonché sperpero di soldi pubblici sottratti alla loro destinazione originaria ovvero il sostegno alle fragilità.</p>



<p>E poi ci meravigliamo e lamentiamo se ci ritroviamo con dei Servizi Sociali che sembrano avere smarrito la loro funzione.&nbsp;</p>



<p>Sottodimensionati, precarizzati ma, nel contempo, investiti di enormi responsabilità; spesso in balìa delle decisioni di Consulenti tecnici di dubbia formazione (altro tasto dolente) e di Giudici che per una serie di condizioni (la sempiterna mancanza di formazione e una macchina giudiziaria in estrema difficoltà) hanno delegato la propria funzione di Perito Peritorum a quest’ultimi.&nbsp;</p>



<p>Servizi Sociali che hanno visto colleghi dalla vita distrutta, colpevoli di avere ottemperato ai propri doveri.&nbsp;</p>



<p>Servizi Sociali annichiliti dalla paura e facilmente ricattabili.</p>



<p>Riparare i danni di questa vicenda non sarà facile.&nbsp;</p>



<p>E non intendo solo di quelli – indubitabili &#8211; subìti da chi è stato rinviato a giudizio, condannato preventivamente e in maniera vergognosa dalla gogna mediatica.&nbsp;</p>



<p>Tra l’altro, anche qui, balza subito all’occhio la differenza di trattamento che subiscono i presunti autori di reati di genere (violenza sessuale, violenza domestica, abusi intra-familiari, molestie sessuali, pedofilia) che godono di tutte le garanzie (a volte oltre il buon senso e il buon gusto) …e la mancanza delle stesse – come in questo e altri casi – sia nei confronti delle (presunte) vittime sia di chi ha cercato di proteggerle.</p>



<p>La vicenda giudiziaria di Bibbiano ha dato un colpo mortale al sistema di protezione dei minori.&nbsp;</p>



<p>Ma abbiamo dei vincitori.&nbsp;</p>



<p>Il civile attualmente rappresenta una ragguardevole fonte di reddito per Avvocati (la categoria professionale più rappresentata in Parlamento negli ultimi 20 anni, che si scrive le leggi mentre continua ad esercitare la professione), Consulenti tecnici, Curatori, Coordinatori genitoriali. Tutti formatissimi sulla conflittualità della coppia ma completamente impreparati sulla violenza domestica (di cui, ricordo, non ci siamo ancora dotati del reato specifico) e gli abusi intra-familiari.</p>



<p>A tal punto da dare l’impressione che non siano a conoscenza dell’esistenza di tali realtà.&nbsp;</p>



<p>Per questo, la domanda “come sia potuto accadere”, alla luce di tutto ciò, potrebbe apparire come un’ingenuità.&nbsp;</p>



<p>Ma è giusto partire da qua e interrogarsi su cosa dovremmo fare e pretendere affinché non accada mai più.&nbsp;</p>



<p>PierAnna Pischedda, Psicologa</p>



<p> &nbsp; &nbsp;</p>



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		<title>Gli “uomini cicogna” e l’immarcescibile bisogno di fare branco</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2026/02/27/gli-uomini-cicogna-e-limmarcescibile-bisogno-di-fare-branco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 14:44:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo un bel numero di anni, obbligata da alcuni (amati) capi d’abbigliamento mi sono iscritta in palestra. Mi aspettavo &#8211; forse ingenuamente &#8211; di trovare significativi cambiamenti in un segmento che possiamo configurare come rappresentativo della popolazione per fasce d’età (dagli adolescenti agli ultra settantenni) e status sociali rappresentati (studenti, lavoratori, professionisti, pensionati) per invece constatare le solite &#8211; a [&#8230;]</p>
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<p>Dopo un bel numero di anni, obbligata da alcuni (amati) capi d’abbigliamento mi sono iscritta in palestra.</p>



<p>Mi aspettavo &#8211; forse ingenuamente &#8211; di trovare significativi cambiamenti in un segmento che possiamo configurare come rappresentativo della popolazione per fasce d’età (dagli adolescenti agli ultra settantenni) e status sociali rappresentati (studenti, lavoratori, professionisti, pensionati) per invece constatare le solite &#8211; a quanto pare inscalfibili &#8211; dinamiche.</p>



<p>Vorrei parlare con voi di un bizzarro fenomeno, tipico di questo microcosmo: l’<strong><em>uomo cicogna </em></strong>(la definizione non è mia, ma di un istruttore).</p>



<p>Trattasi di un soggetto con un fisico che dalla cintura in su ha le sembianze di un marcantonio, pompato come l’omino di una famosa marca di pneumatici e – non a caso – di un ancor più famoso calendario, mentre dalla cintura in giù ricorda il volatile che ancora oggi nell’immaginario di tanti, consegna i neonati ai genitori.&nbsp;</p>



<p>L’<strong><em>uomo cicogna</em></strong> è un essere a cui devono avere trapiantato delle cornee particolari per cui quando si guarda allo specchio vede un gladiatore mentre la figura reale che ci viene rimandata sembra il risultato dell’esperimento di uno scienziato pazzo.&nbsp;</p>



<p>Quale sia la causa di questa distorsione percettiva generale (non si tratta di casi isolati) per cui quei corpi osceni (mia percezione) rimangano sotto la soglia della consapevolezza, ha sempre suscitato la mia curiosità, oggi mi va di cercare una spiegazione.&nbsp;</p>



<p>Dopo anni di osservazione credo di poter affermare senza tema di smentita che ciò sia dovuto a qualcosa di profondo, di interiorizzato, relativo ad un determinato codice.&nbsp;</p>



<p>Risponda cioè, al bisogno/obbligo di osservare un “catalogo del maschio”, indispensabile per essere incluso nel gruppo dei pari (anche se l’adolescenza è passata da un pezzo). Evidentemente, dei bei glutei e delle belle gambe non vi rientrano, non sono sinonimo di virilità.&nbsp;</p>



<p>Peccato che noi donne, invece, siamo particolarmente sensibili allo loro bellezza, ma per l’uomo cicogna piacere all’altra metà del cielo non è una priorità.&nbsp;</p>



<p>Comincia appena varcano la soglia, si guardano in giro per individuare facce conosciute, possibilmente quelle dall’altra parte della sala in modo da dover alzare la voce, annunciare a tutti il proprio arrivo…segnare il “territorio” e l’appartenenza.&nbsp;</p>



<p>Da lì, all’eterno gioco che si genera ogni qualvolta ci si trovi in un numero superiore a due, è un attimo.&nbsp;</p>



<p>Solite battute sulla virilità, risate sguaiate, pacche su varie parti del corpo di adolescenziale memoria (ma hanno 40/50/60 anni), l’immancabile calcio… insomma il Pantheon classico ed un unico imperativo: non rimanere fuori dal gruppo (che potrebbe trasformarsi in branco) e rimarcare continuamente di essere degno (che fatica, ma chi ve lo fa fare!).&nbsp;</p>



<p>Per l’uomo cicogna, conformarsi ai canoni “virili” è la prima preoccupazione. Mostrare la potenza (attraverso il petto gonfio e i bicipiti che scoppiano) nella ricerca del reciproco riconoscimento ed evitare l’esclusione dal club.</p>



<p>Alla luce di ciò, la tanto decantata solidarietà maschile, in realtà, sembrerebbe costruita sulla paura dell’esclusione più che su un’adesione sincera a comuni valori.</p>



<p>Nel 2026, che questo sia lo stato dell’arte, è più che sconfortante…ma fa anche ridere. &nbsp;</p>



<p>Ps. Sarà un caso, ma la maggioranza dei maschi che in palestra possono vantare un fisico armonioso, non fanno comunella o sono gay.</p>



<p>PierAnna Pischedda, Psicologa&nbsp;</p>



<p>#uomocicogna #codicepatriarcale&nbsp;</p>



<p> &nbsp; &nbsp;</p>



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		<title>Intervento alla manifestazione del 14 febbraio (Tivoli) contro il Ddl Bongiorno (modifiche dell’art. 609 bis del Codice Penale in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 16:25:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi pomeriggio siamo qui per parlare di un problema strutturale della nostra società, di colpe collettive e non di singoli, comodi, #mostri.&#160; Il disegno di Legge che ci ha riuniti oggi nelle piazze di moltissime città italiane, ne è la prova.&#160; Di quanto questo crimine appartenga a tutti, ce lo dimostra quello che sta emergendo dal caso #Epstein, dalla vastità [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laboratoriodelpossibile.it/2026/02/17/intervento-alla-manifestazione-del-14-febbraio-tivoli-contro-il-ddl-bongiorno-modifiche-dellart-609-bis-del-codice-penale-in-materia-di-violenza-sessuale-e-di-libera-manifestazione-del-co/">Intervento alla manifestazione del 14 febbraio (Tivoli) contro il Ddl Bongiorno (modifiche dell’art. 609 bis del Codice Penale in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso)</a> proviene da <a href="https://www.laboratoriodelpossibile.it">Laboratorio Del Possibile</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oggi pomeriggio siamo qui per parlare di un problema strutturale della nostra società, di colpe collettive e non di singoli, comodi, #mostri.&nbsp;</p>



<p>Il disegno di Legge che ci ha riuniti oggi nelle piazze di moltissime città italiane, ne è la prova.&nbsp;</p>



<p>Di quanto questo crimine appartenga a tutti, ce lo dimostra quello che sta emergendo dal caso #Epstein, dalla vastità dello stesso, dal sistema di potere, ricatto e controllo che sta venendo fuori, di come non se ne parla, di come ancora una volta la realtà supera la fantasia.&nbsp;</p>



<p>Ebbene questo ddl si inserisce perfettamente nel quadro.&nbsp;</p>



<p>Se vogliamo uscire una buona volta dalle ambiguità, dai <em>se</em><strong>,</strong> dai <em>però</em>, dai <em>ma</em>, dobbiamo guardare la realtà per quello che è, non per come ce la raccontano o ce la vorrebbero imporre.&nbsp;</p>



<p>Veniamo quindi al dunque, alla pietra dello scandalo, il <strong>consenso</strong>.</p>



<p>Che nel 2026 se ne parli in riferimento ad un rapporto sessuale è già grottesco di suo, che serva una legge per regolamentarlo lo è ancora di più…se non fosse grave.&nbsp;</p>



<p>Qualcuno è in grado di spiegare come possa essere possibile una congiunzione carnale senza che le parti coinvolte non abbiano potuto constatare la disponibilità, la reciprocità del desiderio?&nbsp;</p>



<p>Eppure e così, anzi, pure peggio.&nbsp;</p>



<p>In queste settimane, abbiamo potuto leggere migliaia di commenti sui social da parte di uomini indignati e strasicuri che una legge sul consenso potesse consegnarli automaticamente alle patrie galere.</p>



<p>Molti di questi sinceramente convinti. Per la maggior parte, adulti.&nbsp;</p>



<p>Fidanzati, sposati e una marea di <em>tombeur de femmes</em> (quelli che si vantano ad ogni minima occasione sociale dei loro successi e performance) a cui, improvvisamente, sembra mancare il terreno sotto i piedi.</p>



<p>In realtà, c’è una semplice spiegazione, sconfortante, ma semplice.&nbsp;</p>



<p>Che il genere maschile abbia una particolare concezione del sesso molto meno romantica di come invece la spacciano al genere femminile lo vediamo giornalmente e hanno nomi ben precisi: prostituzione (forzata o volontaria, non sono interessati alla condizione di chi “presta il servizio”); turismo sessuale infantile, molestie sul lavoro, oggettivazione del corpo femminile per vendere qualsiasi cosa, anche il lavaggio dell’auto…la lista è infinitamente lunga.&nbsp;</p>



<p>Da qui a pensare che la donna debba concedere il proprio corpo sia un servizio/dovere, il passo è breve.</p>



<p>Da qui che non debbano essere il desiderio e il piacere la motivazione principale per una donna, l’abbiamo – volente o nolente &#8211; interiorizzato tutti.&nbsp;</p>



<p>Ne siamo state condizionate a tal punto che intere generazioni di donne si sono concesse esclusivamente perché dovevano o per diventare madri, il nostro “completamento naturale”.&nbsp;</p>



<p>Intere generazioni di <strong><em>“maschi ombelico del mondo”,</em></strong> hanno pensato e pensano ancora che le donne debbano accondiscendere alle loro voglie. Se, quel desiderio (non) è corrisposto non è proprio il primo loro pensiero, come non lo è la loro performance personale, ma se la partner &#8211; pur fingendo &#8211; desse qualche segnale di soddisfazione, sarebbe gradito.&nbsp;</p>



<p>E’ quello che hanno fatto intere generazioni di <strong>donne anorgasmiche</strong>.</p>



<p>Ma anche gli stessi uomini non stanno meglio, dal momento che sono convinti che una mera scarica idraulica con una “professionista” con l’orologio in mano, ma anche con una partner che non dimostri un particolare coinvolgimento, sia piacere.</p>



<p>Viste però le succitate ed estese paure, siamo sicuri che siano completamente ignari? Altrimenti, a cosa dovremmo il timore di una denuncia per un rapporto sessuale di 4 anni prima? (commento sotto uno dei nostri post)</p>



<p>Ergo, qualche barlume di #consapevolezza, una coda di paglia che spunta c’è, non abbastanza ma c’è.&nbsp;</p>



<p>Quello che manca è il #coraggio, l’assunzione di #responsabilità, la capacità di mettersi in gioco, in un gioco realmente a due.&nbsp;</p>



<p>Per questo, ci appaiono incomprensibili le scelte del governo di rinunciare (in realtà, negare) a politiche educative e di prevenzione.&nbsp;</p>



<p>Per questo ci pare “incomprensibile” che le strutture come i #Consultori e i servizi per gli adolescenti al suo interno vengano sistematicamente svuotati delle loro funzioni, a rischio di chiusura invece di essere implementati.</p>



<p>Noi abbiamo bisogno, e chiediamo a gran voce più #Educazione, #Prevenzione, #Diritti, #PariOpportunità.&nbsp;</p>



<p>Abbiamo bisogno di Politiche di #Equità non di #Repressione e #Ignoranza o – ancora peggio – di ripristino di #impunità che sono reati da decenni.&nbsp;</p>



<p>&nbsp;E i genitori &#8211; di oggi e di domani &#8211; dovrebbero essere i primi a battersi per un mondo in cui i propri figli possano crescere in maniera consapevole e responsabile, un mondo basato sulla #Fiducia, sul #Rispetto, sulla #Sicurezza e senza #Impunità.</p>



<p></p>



<p>Pieranna Pischedda, Psicologa</p>



<p> &nbsp; &nbsp;</p>



<p>&nbsp;</p>



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<p class="has-regular-font-size"></p>



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<p>L'articolo <a href="https://www.laboratoriodelpossibile.it/2026/02/17/intervento-alla-manifestazione-del-14-febbraio-tivoli-contro-il-ddl-bongiorno-modifiche-dellart-609-bis-del-codice-penale-in-materia-di-violenza-sessuale-e-di-libera-manifestazione-del-co/">Intervento alla manifestazione del 14 febbraio (Tivoli) contro il Ddl Bongiorno (modifiche dell’art. 609 bis del Codice Penale in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso)</a> proviene da <a href="https://www.laboratoriodelpossibile.it">Laboratorio Del Possibile</a>.</p>
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		<item>
		<title>Dall’affido condiviso all’affido paritetico: il ripristino del Pater familias e la cancellazione della violenza domestica</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2025/12/05/dallaffido-condiviso-allaffido-paritetico-il-ripristino-del-pater-familias-e-la-cancellazione-della-violenza-domestica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Dec 2025 09:46:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervento al Convegno&#160; “La mancata applicazione della Convenzione di Istanbul e la deriva pasista”.&#160; 4 Dicembre, Sala Caduti di Nassirya, Senato della Repubblica.&#160; Tempo fa, in un Congresso di “Femminicidio in vita” definii la legge 54/2006 sull’Affido condiviso un plastico esempio di come “le vie dell’inferno siano lastricate di buone intenzioni”, ora col Disegno di Legge 832 a prima firma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Intervento al Convegno&nbsp;</p>



<p>“La mancata applicazione della Convenzione di Istanbul e la deriva pasista”.&nbsp;</p>



<p>4 Dicembre, Sala Caduti di Nassirya, Senato della Repubblica.&nbsp;</p>



<p></p>



<span id="more-1412"></span>



<p>Tempo fa, in un Congresso di “Femminicidio in vita” definii la legge 54/2006 sull’Affido condiviso un plastico esempio di come <strong><em>“le vie dell’inferno siano lastricate di buone intenzioni”</em></strong><em>, </em>ora col Disegno di Legge 832 a prima firma Balboni (FdI), passando per il tentativo fallito del ddl 735/2018, più noto come Decreto Pillon, mi viene da dire che <strong><em>“perseverare è diabolico”</em></strong>. &nbsp;</p>



<p>A causa della mia professione, rilevo ogni giorno con mano quanto una legge apparentemente innocua possa rivelarsi nella sua messa in pratica un inferno per chi la subisce.&nbsp;</p>



<p>Con quanta consapevolezza i nostri parlamentari firmino e votino certi disegni di legge spesso &#8211;&nbsp; francamente &#8211; mi sfugge.&nbsp;</p>



<p>Però, quando si insiste su un solco andando sempre più a fondo, allora il sospetto che si stia seguendo un programma ben preciso, una determinata visione, diventa certezza.</p>



<p>Nel ddl in questione, il legislatore sembra voler fare un ulteriore salto di qualità.&nbsp;</p>



<p>A causa del concetto di affido paritetico che lo contraddistingue, è stato subito ribattezzato Salomone, dal famoso racconto biblico. Ma mentre l’intento del saggio Re era scoprire la madre reale ovvero l’amore sincero (mediante la rinuncia alla “metà” del figlio), qui si va dritto sullo scoraggiare (per usare un eufemismo) qualsiasi tentativo di separazione (tema caro all’ex senatore Pillon e sodali), con il neanche tanto velato obiettivo di svuotare dal di dentro l’istituto del <strong>Divorzio.</strong></p>



<p>Immaginatevi le conseguenze nel caso di violenza domestica e abusi sui minori.&nbsp;</p>



<p>Ergo, il ddl appare come l’ennesimo tassello (come il contrasto alle Legge 194,</p>



<p>il depotenziamento dei Consultori, i sempre minori finanziamenti ai Centri anti Violenza, l’assenza totale di politiche femminili degne di essere chiamate tali) di un disegno di compressione della libertà e autodeterminazione della donna.&nbsp;</p>



<p>Un progetto politico che ha come obiettivo di rimandarla a casa a “riprendere” il suo ruolo naturale, come da “codice genetico” (per usare le parole del Ministro della Giustizia) ovvero quello di moglie, madre e badante.&nbsp;</p>



<p>In altre parole, una donna dipendente economicamente dal coniuge, il cui dovere è procreare e accudire italiani bianchi all’interno di una famiglia tradizionale.</p>



<p>Per coerenza con tale visione, da diversi anni qualcuno propone anche la riapertura delle case chiuse, così, giusto per chiudere il cerchio e ripristinare i romantici passatempi dei nostri bisnonni.&nbsp;</p>



<p>Se si potessero spiegare &#8211; “urbi et orbi” &#8211; le conseguenze di questo disegno di legge, assisteremmo al crollo istantaneo dei matrimoni e ci potremmo anche scordare la parola <strong>natalità</strong>.&nbsp;</p>



<p>Per correre ai ripari, suggerirei di abolire e pure di corsa, l’<strong>articolo 5 della Legge 40/2004, </strong>che vieta la procreazione medicalmente assistita per le donne single, se non vogliamo rischiare la totale scomparsa del gene italico, tanto caro ad una certa area politica.</p>



<p>Stiamo quindi di fronte ad una determinata visione del mondo, ad un progetto che per concretizzarsi deve passare necessariamente attraverso la limitazione di autonomia e diritti.</p>



<p>Per questo, il filo conduttore di questo ddl è l’utilizzo del potere economico in <strong>maniera abusante</strong>.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Abusante, nell’intenzione di non passare più gli alimenti a chi negli anni si è occupata della gestione familiare rinunciando alla carriera lavorativa se non proprio al lavoro e all’indipendenza economica;</li>



<li>Abusante, nel conseguente diverso tenore di vita a cui i figli si dovrebbero adeguare ogni volta che passano da un genitore all’altro (alla faccia del diritto alla stabilità). Magari con la speranza che “parteggino” per il genitore economicamente più forte perché, si sa, nell’universo patriarcale l’amore si compra.</li>
</ul>



<p>Ricordo sommessamente che la violenza economica è una delle forme di violenza domestica quindi un REATO.&nbsp;</p>



<p>Vederla perseguire in un disegno di legge mi pare come minimo inquietante, ma rende perfettamente l’idea dell’aria che tira.</p>



<p>Sarà (anche) per questo che a distanza di 12 anni dalla sua ratifica, la Convenzione di Istanbul sia totalmente disapplicata e non ci siamo dotati di un reato specifico di violenza domestica?</p>



<p>Siamo al ritorno di un vetusto quanto immarcescibile pensiero per cui il maschio, in nome del potere economico e politico da lui tradizionalmente detenuto, possa disporre della vita delle donna (e della prole) come crede, in quanto pagante/padrone.&nbsp;</p>



<p>Va da sé che l’autonomia rappresenta il nemico da combattere.</p>



<p>Due minuti sul concetto principe di questo ddl, l’affido <strong><em>Paritetico</em></strong>.&nbsp;</p>



<p>Analizziamolo sul versante degli adulti e quello pragmatico.</p>



<p>Paritetico, quindi cinquanta e cinquanta. Mi sono chiesta, ma questa condizione di parità, da quando parte?&nbsp;</p>



<p>Dal concepimento? Il feto passerà 4 mesi e mezzo nel ventre materno e 4 mesi e mezzo in quello paterno? Attualmente questa soluzione non appare praticabile, ipotizziamo quindi che i nostri legislatori abbiano informazioni diverse dalle nostre rispetto ad un prossimo futuro.</p>



<p>In che modo i due procreatori si spartiranno le criticità della gravidanza?&nbsp;</p>



<p>A chi toccheranno nausea e vomito a chi il diabete gestazionale, episiotomia, taglio cesareo…e la depressione post partum, per parlare come la generazione Z, chi se l’accolla?</p>



<p>Forse che i nostri legislatori hanno pensato ad un Congedo parentale obbligatorio paritario di sei mesi? &nbsp;</p>



<p>Forse il tempo che si trascorre con la prole è paritetico? Permettetemi di esprimere qualche dubbio al riguardo.</p>



<p>Vi risulta che ad un colloquio di lavoro venga chiesto agli uomini se abbiano intenzione di fare figli?&nbsp;</p>



<p>Quanti padri conoscete che hanno perso il lavoro per un figlio? Zero.</p>



<p>Quanti padri conoscete che abbiano lasciato il lavoro per crescere i figli? Zero.</p>



<p>Gli stipendi di uomini e donne sono paritetici?&nbsp;</p>



<p>Come si può quindi, cianciare di affido paritetico senza prima avere raggiunto un <strong>Coinvolgimento paritetico pregresso?</strong></p>



<p>Malafede? Disonestà intellettuale? Patriarcato? A voi la scelta.</p>



<p>Dulcis in fundo, a fronte delle spese che si moltiplicano sulle spalle dei “separandi” (Avvocati, Consulenti tecnici di ufficio e di parte, Coordinatori genitoriali, Mediatori; Curatori e case famiglia, invece, sono a carico di tutti noi) ed in particolar modo per la parte economicamente più debole, quella <strong>dell’accudente non retribuita</strong> per intenderci, il ddl prevede misure di sostegno?&nbsp;</p>



<p>Neanche un centesimo, dato che viene assicurata la non onerosità per lo Stato. <strong>invarianza finanziaria (art. 18).</strong></p>



<p>Concludo, con una domanda: in tutto questo, che fine ha fatto il <strong><em>“bene supremo del minore”</em></strong>? &nbsp;rda, è esattamente in quest’ottica che leggo il voto in questione. Si placa la “sete di giustizia” delle famiglie delle vittime (nonché dell’opinione pubblica) comminando la massima pena spostando l’attenzione – e qui il trucco illusionistico &#8211; dal problema reale: quello di tenere fuori – scientemente – dalla narrazione ufficiale e dai Tribunali tutto ciò che precede il “reato finale” (violenza domestica, nelle relazioni intime, violenza sessuale, molestie, gender gap). </p>



<p>Come?<strong>&nbsp;</strong></p>



<p><strong><em>Oscurando</em></strong><em>, </em><strong><em>minimizzando,</em></strong><strong><em>negando</em></strong> tutto ciò che precede il “gesto irreparabile”.&nbsp;</p>



<p><strong><em>Perseguendo</em></strong>il racconto dell’evento eccezionale, compiuto da un soggetto deviante, in un’ottica esclusivamente punitiva.&nbsp;</p>



<p><strong><em>Avversando</em></strong> nello stesso tempo ogni tentativo di un approccio educativo-preventivo al fenomeno.&nbsp;</p>



<p>Così, nel momento in cui il femminicidio si compie, ci indigniamo, urliamo al mostro e ora &#8211; con il reato specifico &#8211; lo puniamo con la giusta pena.&nbsp;</p>



<p>A posto così, giustizia è fatta.</p>



<p>Poco importa (un dettaglio insignificante) se l’assassino lo abbiamo “difeso” fino a poco prima, magari perché <strong>padre </strong>(ma sarebbe più realistica la definizione di <em>dispensatore più o meno consapevole di spermatozoi</em>)<strong>.</strong>&nbsp;</p>



<p>Poco importa se continuiamo a definire esuberanti, versione moderna di “poveri ma belli cocchi di mammà”, dei vermi che “approfittano” (per usare un eufemismo) di una preda/amica ubriaca o opportunamente resa impotente da una sostanza (droga dello stupro) somministrata a sua insaputa.&nbsp;</p>



<p>Poco importa se continuiamo a <strong><em>rivittimizzare,</em></strong> mettendo sul banco degli imputati donne e bambini che denunciano violenze e abusi.</p>



<p>Allora, se siete in buona fede e avete contezza del fenomeno, mi aspetto che entro la primavera prossima ci “regalerete” il reato specifico di <strong><em>violenza domestica</em></strong> con l’applicazione estesa della Convenzione di Istanbul sul piano della Prevenzione ed Educazione.&nbsp;</p>



<p>Allora sì che ai miei occhi risultereste più credibili.&nbsp;</p>



<p>L’aumento (giusto) delle pene e la definizione di specie del reato non risusciterà nessuna delle vittime, non avrà nessun effetto deterrente (se qualcuno lo pensa significa che non ha ANCORA capito niente) così come non eviterà la condizione di orfani a centinaia di figli ogni anno.&nbsp;</p>



<p>L’aumento delle pene non cambierà lo stato delle cose, non ridarà le figlie ai familiari, non ridarà le madri ai figli.&nbsp;</p>



<p>La <strong>Prevenzione</strong>, l’<strong>Educazione</strong>, la benedetta e a tutt’oggi chimerica <strong>Formazione</strong>, sono le uniche strade percorribili per porre freno a questa strage continua.</p>



<p>Potrebbero salvare vite (tante) e risparmiare vissuti violenti (tantissimi) a donne e bambini.</p>



<p>Potremmo finalmente crescere generazioni con una concezione delle relazioni, dei legami improntate sul <strong><em>Rispetto</em></strong>, il <strong><em>Confronto</em></strong>, il <strong><em>Consenso</em></strong>.&nbsp;</p>



<p>Generazioni più <strong><em>Serene</em></strong><em>,</em> più <strong><em>Libere</em></strong>, più <strong><em>Consapevoli</em></strong>.</p>



<p>Generazioni più <strong><em>Felici</em></strong><em>.</em>&nbsp;</p>



<p>E’ chiedere troppo?</p>



<p></p>



<p>Pieranna Pischedda, Psicologa</p>



<p> &nbsp; &nbsp;</p>



<p>&nbsp;</p>



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		<item>
		<title>Femminicidi e illusionismi della politica</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2025/07/24/femminicidi-e-illusionismi-della-politica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 16:26:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cultura patriarcale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi scuserete se il reato specifico di Femminicidio, appena votato all’unanimità dai nostri rappresentanti eletti, non mi entusiasma più di tanto.&#160; Non perché non ne colga la portata culturale ma in quanto, ancora una volta, il legislatore si comporta nei confronti dei cittadini come un illusionista di fronte al suo pubblico.&#160; Trattandosi dell’interruzione violenta di una vita da parte di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Mi scuserete se il reato specifico di Femminicidio, appena votato all’unanimità dai nostri rappresentanti eletti, non mi entusiasma più di tanto.&nbsp;</p>



<p>Non perché non ne colga la portata culturale ma in quanto, ancora una volta, il legislatore si comporta nei confronti dei cittadini come un illusionista di fronte al suo pubblico.&nbsp;</p>



<span id="more-1305"></span>



<p>Trattandosi dell’interruzione violenta di una vita da parte di terzi, una volta compiuto il reato non si può oscurare tantomeno la sua – oramai &#8211; intollerabile frequenza. L’opinione pubblica negli ultimi tempi sembra avere sviluppato maggiore coscienza e sensibilità al riguardo, “grazie” anche alla notevole visibilità mediatica dedicata ad alcune vicende in particolare. Si sa, la visibilità mediatica può spostare fette significative di elettorato (<em>“parlateci di Bibbiano</em>”, docet)…ed è opportuno ricorrere ai ripari.&nbsp;</p>



<p>Per quanto mi riguarda, è esattamente in quest’ottica che leggo il voto in questione. Si placa la “sete di giustizia” delle famiglie delle vittime (nonché dell’opinione pubblica) comminando la massima pena spostando l’attenzione – e qui il trucco illusionistico &#8211; dal problema reale: quello di tenere fuori – scientemente – dalla narrazione ufficiale e dai Tribunali tutto ciò che precede il “reato finale” (violenza domestica, nelle relazioni intime, violenza sessuale, molestie, gender gap).&nbsp;</p>



<p>Come?<strong>&nbsp;</strong></p>



<p><strong><em>Oscurando</em></strong><em>, </em><strong><em>minimizzando,</em></strong><strong><em>negando</em></strong> tutto ciò che precede il “gesto irreparabile”.&nbsp;</p>



<p><strong><em>Perseguendo</em></strong>il racconto dell’evento eccezionale, compiuto da un soggetto deviante, in un’ottica esclusivamente punitiva.&nbsp;</p>



<p><strong><em>Avversando</em></strong> nello stesso tempo ogni tentativo di un approccio educativo-preventivo al fenomeno.&nbsp;</p>



<p>Così, nel momento in cui il femminicidio si compie, ci indigniamo, urliamo al mostro e ora &#8211; con il reato specifico &#8211; lo puniamo con la giusta pena.&nbsp;</p>



<p>A posto così, giustizia è fatta.</p>



<p>Poco importa (un dettaglio insignificante) se l’assassino lo abbiamo “difeso” fino a poco prima, magari perché <strong>padre </strong>(ma sarebbe più realistica la definizione di <em>dispensatore più o meno consapevole di spermatozoi</em>)<strong>.</strong>&nbsp;</p>



<p>Poco importa se continuiamo a definire esuberanti, versione moderna di “poveri ma belli cocchi di mammà”, dei vermi che “approfittano” (per usare un eufemismo) di una preda/amica ubriaca o opportunamente resa impotente da una sostanza (droga dello stupro) somministrata a sua insaputa.&nbsp;</p>



<p>Poco importa se continuiamo a <strong><em>rivittimizzare,</em></strong> mettendo sul banco degli imputati donne e bambini che denunciano violenze e abusi.</p>



<p>Allora, se siete in buona fede e avete contezza del fenomeno, mi aspetto che entro la primavera prossima ci “regalerete” il reato specifico di <strong><em>violenza domestica</em></strong> con l’applicazione estesa della Convenzione di Istanbul sul piano della Prevenzione ed Educazione.&nbsp;</p>



<p>Allora sì che ai miei occhi risultereste più credibili.&nbsp;</p>



<p>L’aumento (giusto) delle pene e la definizione di specie del reato non risusciterà nessuna delle vittime, non avrà nessun effetto deterrente (se qualcuno lo pensa significa che non ha ANCORA capito niente) così come non eviterà la condizione di orfani a centinaia di figli ogni anno.&nbsp;</p>



<p>L’aumento delle pene non cambierà lo stato delle cose, non ridarà le figlie ai familiari, non ridarà le madri ai figli.&nbsp;</p>



<p>La <strong>Prevenzione</strong>, l’<strong>Educazione</strong>, la benedetta e a tutt’oggi chimerica <strong>Formazione</strong>, sono le uniche strade percorribili per porre freno a questa strage continua.</p>



<p>Potrebbero salvare vite (tante) e risparmiare vissuti violenti (tantissimi) a donne e bambini.</p>



<p>Potremmo finalmente crescere generazioni con una concezione delle relazioni, dei legami improntate sul <strong><em>Rispetto</em></strong>, il <strong><em>Confronto</em></strong>, il <strong><em>Consenso</em></strong>.&nbsp;</p>



<p>Generazioni più <strong><em>Serene</em></strong><em>,</em> più <strong><em>Libere</em></strong>, più <strong><em>Consapevoli</em></strong>.</p>



<p>Generazioni più <strong><em>Felici</em></strong><em>.</em>&nbsp;</p>



<p>E’ chiedere troppo?</p>



<p></p>



<p>Pieranna Pischedda, Psicologa</p>



<p>    </p>



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		<item>
		<title>Il piacere maschile questo sconosciuto (8)</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2025/07/17/il-piacere-maschile-questo-sconosciuto-8/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2025 07:50:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Leggo dal post di una pagina che tratta tematiche di genere di una recente sentenza (n.296, 6 maggio 2025) del Tribunale di Pescara dove – in sintesi &#8211;  si stabilisce che indurre la persona ad un consenso viziato da una condizione oggettiva di vulnerabilità (nel caso in questione, l’ubriachezza) non possa essere considerata una leggerezza (“sò ragazzi”) in quanto, al [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Leggo dal post di una pagina che tratta tematiche di genere di una recente sentenza (n.296, 6 maggio 2025) del Tribunale di Pescara dove – in sintesi &#8211;  si stabilisce che indurre la persona ad un <strong><em>consenso viziato da una condizione oggettiva di vulnerabilità</em></strong> (nel caso in questione, l’ubriachezza) non possa essere considerata una leggerezza <em>(“sò ragazzi”)</em> in quanto, al contrario, saremmo di fronte ad un reato: il reato di violenza sessuale. </p>



<span id="more-1286"></span>



<p>Non intendo minimamente entrare nel merito, vorrei invece riprendere il filo del discorso che su questo blog abbiamo intrapreso da tempo (siamo con questo al capitolo 8, vi invito a leggere i precedenti).</p>



<p>Quindi, non disquisiremo sul reato in sé per sé, semmai sulla #consapevolezza di chi lo compie.</p>



<p>Cosa intendo dire con questo? Che abbiamo un problema secolare di educazione sessuale ma, nello specifico, abbiamo un problema con il piacere maschile e la sua stravagante concezione del “piacere reciproco”.&nbsp;</p>



<p>Da detta pagina abbiamo provato spesso a “lanciare” &#8211; più o meno provocatoriamente &#8211; il tema che nessuno, puntualmente, “raccoglie”. Un chiaro sintomo che probabilmente cogliamo nel segno, ma anche l’evidenza delle forti resistenze ad affrontarlo.&nbsp;</p>



<p>La/e modalità con cui il piacere maschile si soddisfa, è parte integrante di un #paradigmapatriarcale che – volenti o nolenti – abbiamo tutti (chi più, chi meno) interiorizzato e su cui si basa il modello organizzativo socio-culturale in cui viviamo. <em>Privilegi</em>, esercizio del potere secondo <em>un’ottica predatoria</em>, <em>concessioni premiali</em> all’ancella/servo fedele e ubbidiente.</p>



<p>Che approfittare di una persona in una condizione di vulnerabilità possa essere un reato, nel 2025 dovrebbe essere pacifico.</p>



<p>Il punto è che tali condizioni sono innumerevoli, democraticamente distribuite in ogni ambito della nostra esistenza. Citiamone qualcuna giusto per schiarirci le idee.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Molestie e/o ricatti in ambito lavorativo; </li>



<li>sesso a pagamento con schiave di tratta; </li>



<li>sesso con minori previamente plagiate o manipolate; </li>



<li>turismo sessuale e minorile nei paesi poveri;</li>



<li>utilizzo di sostanze stupefacenti (droga dello stupro) per annientare la volontà della vittima;</li>



<li>violenza sessuale di gruppo;</li>
</ul>



<p>&nbsp;Un elenco (ahinoi) per difetto, con un punto in comune: <strong>la considerazione del rapporto sessuale non come reciprocità ma prevalentemente in senso predatorio</strong>: hai quello che mi “serve” e me lo prendo, che ti piaccia o no. &nbsp;</p>



<p>Da qui anche la mancata consapevolezza del reato: nella narrazione culturale secolare il consenso non è previsto, come non è previsto (anzi, oggetto di stigma) il piacere e la domanda di piacere della donna. Pensate solo agli innumerevoli termini (negativi) dedicati alle “disgraziate” anche solo sfiorate da tal pensiero e – contemporaneamente – a quelli coniati per il maschio, tutti intesi a sottolinearne la virilità, oggetto di ammirazione e di successo sociale.</p>



<p>&nbsp;E ancora che parliamo dell’opportunità di inserire nei programmi scolastici un insegnamento che possa cambiare questa narrazione distorta e INNATURALE.&nbsp;</p>



<p>Ma fate pure con calma, prendetevi i secoli di cui avete ancora bisogno, in finale, chi ne vede la necessità, chi ne vede l’urgenza è la solita esagerata…magari pure femminista nemica del maschio.&nbsp; &nbsp;    </p>



<p>Pieranna Pischedda, Psicologa</p>



<p>&nbsp;</p>



<p></p>



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		<title>Gisele Pelicot e il piacere maschile questo sconosciuto</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2025/01/13/gisele-pelicot-e-il-piacere-maschile-questo-sconosciuto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 14:55:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cultura patriarcale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La storia, per la risonanza avuta, è nota a tutti.&#160; Una donna, per un arco di dieci anni è stata inconsapevolmente drogata da suo marito per essere “messa a disposizione” in uno stato di incoscienza totale a decine di esseri deambulanti (50) reclutati on line.&#160; Maschi di diverse età e di ceto sociale. Professionisti, impiegati, studenti, disoccupati. Sposati, single, padri, [&#8230;]</p>
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<p>La storia, per la risonanza avuta, è nota a tutti.&nbsp;</p>



<p>Una donna, per un arco di dieci anni è stata inconsapevolmente drogata da suo marito per essere “messa a disposizione” in uno stato di incoscienza totale a decine di esseri deambulanti (50) reclutati on line.&nbsp;</p>



<span id="more-1253"></span>



<p>Maschi di diverse età e di ceto sociale. Professionisti, impiegati, studenti, disoccupati. Sposati, single, padri, fratelli, amici…di qualcuno.</p>



<p>Detta così, sembra la pessima trama, frutto della fantasia di uno sceneggiatore alle prese con problemi intestinali.&nbsp;</p>



<p>E invece no, è tutto vero. Tutto spaventosamente vero. Inaccettabilmente vero.</p>



<p>Questa storia, dovrebbe (temo di essermi già espressa in questi termini) segnare l’ennesimo (inflazionato) spartiacque e costringere tutti noi ad interrogarci sul maschio e sulla sua concezione del piacere.&nbsp;</p>



<p>Sul piacere maschile, potrete trovare altri 7 articoli in questo blog (basta andare a ritroso nelle pagine per trovarli), a significare di come la cronaca ci riproponga spesso tale problematica… e non sia un’ossessione di chi scrive.</p>



<p>Quello che Vi chiedo è un commento, una riflessione, una presa di posizione al riguardo, tenendo presente che non è possibile accettare risposte della serie #NotAllMen perché ne abbiamo abbastanza.&nbsp;</p>



<p>Anche sentire di un mostro (“<em>essere che si presenta con caratteristiche estranee al consueto ordine naturale e come tale induce stupore e paura.</em>” Treccani) non ne possiamo più (in questa vicenda ne abbiamo 51 in un colpo solo).&nbsp;</p>



<p>E’ lapalissiano che si tratta di altro, non riconducibile ad un’eccezione, ad una devianza.&nbsp;</p>



<p>I numeri, le statistiche, sono lì a dimostrarlo.&nbsp;</p>



<p>Abbiamo bisogno di spiegazioni, abbiamo bisogno di ascoltarle.&nbsp;</p>



<p>I fatti sono incontrovertibili e vanno in direzione contraria alla “consapevolezza” di chi agisce tali condotte; di chi si macchia di questi orrendi reati pensando di poterlo fare punto; di chi rovina impunemente e per sempre le vite di donne e bambini; di chi assiste in silenzio o si volta dall’altra parte.</p>



<p>La domanda è sempre la stessa (ma la risposta non arriva mai): questa miseria umana e completa mancanza di rispetto dell’altro, cosa ha a che fare con il tanto decantato (letteratura, musica, cinema) piacere?&nbsp;</p>



<p>Cosa spinge un uomo etero ad imporsi sessualmente su un altro essere umano (in questo caso anche incosciente e completamente inerme), all’occorrenza (vedi carcere) anche del suo stesso sesso?</p>



<p>Quali sono i meccanismi mentali per cui violenza, sofferenza, distruzione si traducono in eccitazione?</p>



<p>Possiamo ancora chiamarla eccitazione o dovremmo coniare un termine più calzante?</p>



<p>Almeno chi non si riconosce in questi comportamenti dovrebbe sentire l’esigenza di smarcarsi da questi abomini;&nbsp;</p>



<p>Dovrebbe sentire l’esigenza di condannare ed allontanare dalla propria vita tali soggetti;&nbsp;</p>



<p>Dovrebbe sentire l’esigenza di educare diversamente i propri figli.&nbsp;</p>



<p>Tutti noi dovremmo sentire l’esigenza di aprire un dibattito pubblico serio, in merito.</p>



<p>Dovremmo.</p>



<p>PierAnna Pischedda, Psicologa </p>



<p>&nbsp;</p>



<p></p>



<p></p>



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		<title>Il piacere maschile questo sconosciuto (7)</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2024/11/30/il-piacere-maschile-questo-sconosciuto-7/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Nov 2024 08:47:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cultura patriarcale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovo capitolo dell’infinita e molto triste saga.&#160; Stavolta lo spunto è lo screenshot di un commento su una pagina/gruppo di non so quale social. Praticamente, la recensione negativa (forse su una sorta di trip advisor del “settore”) di uno scontento utente. Un utente, che intende comunicare tutto il suo disappunto per un’insoddisfacente esperienza riguardo un episodio di consueta domanda di [&#8230;]</p>
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<p>Nuovo capitolo dell’infinita e molto triste saga.&nbsp;</p>



<p>Stavolta lo spunto è lo screenshot di un commento su una pagina/gruppo di non so quale social.</p>



<p>Praticamente, la recensione negativa (forse su una sorta di trip advisor del “settore”) di uno scontento utente.</p>



<span id="more-1239"></span>



<p>Un utente, che intende comunicare tutto il suo disappunto per un’insoddisfacente esperienza riguardo un episodio di consueta domanda di appagamento di quelle priorità “idrauliche” a cui gli uomini ci hanno “abituato”.&nbsp;</p>



<p>Passiamo quindi ad analizzare, passo dopo passo, tale dolorosa vicenda attraverso le stesse considerazioni del nostro “tombeur de femmes previo corrispettivo”.&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list"><li><em>Incapace, non è il suo mestiere. </em>Di quale mestiere parla? Almeno in Italia, non esiste nessun albo di professionit*; non esiste fatturazione; nessun contributo da versare; nessuna tutela; nessuna pensione. Semmai, esiste un mercato di schiave e di miserabili che approfittano della loro condizione.</li><li><em>Secondo me soffre di depressione; </em>In un barlume di lucidità, lo sfortunato cliente ravvisa una possibile difficoltà della prestatrice d’opera (mannaggia, ma proprio a me?). Sorvolando sulla “diagnosi”, che se fosse reale, renderebbe oltremodo preoccupante la mancanza di empatia (ma anche incoscienza) dello sciagurato, trattasi di un mero sussulto, tale da non indebolire neanche per un attimo il suo livello di “motivazione”. &nbsp; <em>&nbsp;</em></li><li><em>Non esce dalla stanza da due settimane. </em>Questo ingenuo, svagato principe azzurro non viene minimamente sfiorato dalla probabilissima realtà ovvero che la ragazza sia trattenuta contro la sua volontà e costretta ad intrattenersi con personaggi della di lui specie. Come la vogliamo chiamare questa “inconsapevolezza”? Io la chiamo psicopatia.&nbsp; &nbsp; &nbsp;</li><li><em>Ha le mutande sporche, non si lava da qualche giorno. </em>Se neanche di fronte ad una situazione igienica precaria (per usare un eufemismo) che tu stesso hai evidenziato, ritieni ancora che vi siano le condizioni per portare in porto la transazione, beh, qualche problemino (altro eufemismo) probabilmente ce l’hai anche tu. Chissà se, sposato o fidanzato, trasmetterà eventuali conseguenze alla sua “amata”.&nbsp;</li><li><em>Ha preferito fare tutto con il condom; </em>Come volevasi dimostrare. Riesce anche a dare una connotazione negativa all’unico aspetto positivo di questo sfacelo.</li><li><em>Ha gli occhi spenti e assenti, non partecipa nemmeno fingendo. </em>Questo passaggio è sintomatico del livello di interiorizzazione del vissuto di un rapporto sessuale senza corrispondenza (praticamente un ossimoro), ma anche l’esistenza di un pensiero schizofrenico, quando sottolinea <em>“nemmeno fingendo”</em>. Infatti, da una parte, si lamenta (ma non arriva mai ad essere un impedimento) di espressioni facciali poco consone (non professionali, per niente accattivanti) all’occasione, dall’altra traspare una sorta di convinzione (questa sì terrificante per quanto aliena dalla realtà) che quando le stesse lo siano, siano anche sincere!&nbsp; &nbsp;</li><li><em>Avrei potuto spendere meglio. </em>Ma questo lo pensiamo tutt* (anche se per motivi diversi) e con profonda convinzione. Quello che invece proprio non riusciamo a capire è come si riesca nonostante la situazione, mortificante in ogni suo aspetto, autostima in primis, non sia stato in grado di fare un passo indietro e di sottrarsi a quella pena. Ma che vita fa questa gente? Come vive? Di quali dis/valori e principi si nutre? Sconcertante.&nbsp;</li></ul>



<p>Questi personaggi (milioni) procreano; li chiameremo padri e diventeranno figure di riferimento.</p>



<p>Sembra un film dell’orrore…e invece è la nostra realtà, da secoli. &nbsp; &nbsp; &nbsp;</p>



<p>Pieranna Pischedda, Psicologa</p>



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<p></p>



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		<title>Il piacere maschile questo sconosciuto (6)</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2023/09/26/il-piacere-maschile-questo-sconosciuto-6/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Sep 2023 14:37:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cultura patriarcale]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[impunità di genere]]></category>
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		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi tocca ritornare sul piacere maschile (sulla sua esistenza) e sul fatto se lo stesso preveda la tanto sbandierata (nei film, letteratura, canzoni) condivisione del piacere.  Perché? Perché mi pare che le modalità con le quali questo viene esercitato rappresenti una delle radici laterali della cultura patriarcale. Una radice laterale i cui “frutti avvelenati” sono rappresentati da quelle condotte che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Mi tocca ritornare sul piacere maschile (sulla sua esistenza) e sul fatto se lo stesso preveda la tanto sbandierata (nei film, letteratura, canzoni) condivisione del piacere. </p>



<span id="more-1065"></span>



<p>Perché? Perché mi pare che le modalità con le quali questo viene esercitato rappresenti una delle radici laterali della cultura patriarcale. Una radice laterale i cui “frutti avvelenati” sono rappresentati da quelle condotte che rientrano nella definizione di reati sessuali.</p>



<p>Prima di entrare nello specifico, mi preme sottolineare (ancora una volta), rispetto a ciò, la “bizzarria” del celeberrimo sesso a pagamento, denominato anche “il lavoro più antico del mondo”.&nbsp;</p>



<p>Per chi non lo sapesse, quella pratica – che non ha una location predefinita &#8211;&nbsp; in cui un “utente” si reca da un/a “professionista” per richiedere una prestazione, che contratterà al momento.&nbsp;</p>



<p>Trattasi questa, di una professione sottoposta ad una pesante anomalia: il “personale” che opera in questo ambito (che nei secoli sembra non conoscere flessioni), per lo Stato non esiste.&nbsp;</p>



<p>Non può pagare le tasse; non può pagare i contributi; non ha diritto a nessuna pensione; non può esercitare nessuno dei diritti che spettano ai lavoratori.</p>



<p>Ma andiamo avanti.&nbsp;</p>



<p>Primo quesito: l’utente che si avvale della prestazione di un/a “sex-worker” si reca da quest* con lo stesso spirito e con lo stesso intento con il quale va dal fisioterapista, dall’osteopata, dal chiropratico?&nbsp;</p>



<p>Secondo quesito: se trattasi di una prestazione d’opera e in certi casi (quelli più disperati) di aiuto, perché chi “lavora” in questo campo (le virgolette sono per aiutare eventuali analfabeti funzionali che non riescono a cogliere la provocazione e il sarcasmo) non viene riconosciuto come lavoratore e non può esercitare i diritti che spettano ai lavoratori?&nbsp;</p>



<p>Terza domanda: se (soprattutto a noi donne) ci tirano su con la storiella dell’amore romantico, del piacere (ma non troppo) del sesso con il proprio partner <strong>fisso</strong> (marito-compagno-fidanzato), ergo un piacere condiviso, quale sarebbe quindi la richiesta dell’utente (più conosciuto come <em>cliente</em>) del sex-worker (donna- uomo-transgender)?&nbsp;</p>



<p>In altre parole, cosa si intende soddisfare quando si richiede ad uno sconosciut* &#8211; magari in una macchina e in assenza di condizioni igienico-sanitarie &#8211; una prestazione sessuale “unilaterale” (nel senso che non prevede il piacere dell’altro)?&nbsp;</p>



<p>Si intende tacitare un’ansia da prestazione?&nbsp;</p>



<p>Si intende ignorare un’evidente incapacità di relazionarsi fisicamente con un partner?&nbsp;</p>



<p>Si ignora l’esistenza dell’orgasmo, confuso con una banale scarica fisiologica?&nbsp;</p>



<p>O forse il piacere maschile risponde ad altre sollecitazioni che niente hanno a che fare con la <strong><em>condivisione, il consenso, la parità di ruoli?&nbsp;</em></strong></p>



<p>E se così fosse, questo rappresenta un problema o no?</p>



<p>Secondo voi, l’ultima “moda” di sedare ragazze/donne per poi approfittare di un corpo esanime, privo di volontà, appartiene ad un desiderio sano, ad un sintomo di una patologia psichiatrica o a un disturbo di personalità?&nbsp;</p>



<p>Nel migliore dei casi, ad una forma depravata di masturbazione con sex toy (il corpo della donna), unica forma di piacere conosciuta dalla maggior parte dei maschi…nei secoli dei secoli. &nbsp;</p>



<p>Pieranna Pischedda, Psicologa</p>



<p>#culturapatriarcale #violenzasessuale #violenzadigenere #impunitàdigenere #sessocondiviso #senzaconsensoèstupro </p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



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