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	<title>diritti civili Archivi - Laboratorio Del Possibile</title>
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	<title>diritti civili Archivi - Laboratorio Del Possibile</title>
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		<title>Giustizia, Ponzio Pilato e astensionismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Mar 2023 18:07:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La triste notizia che avvelena anche questo fine settimana riguarda la morte della signora malata di cancro che avrebbe voluto vedere suo figlio dodicenne (che non vedeva da oltre un anno) almeno per l’ultima volta.  Detto, devastante reato, si reitera quotidianamente per anni (spesso per decenni) ecolpisce pesantemente numerosi aspetti della vita delle persone che ne sono fatte oggetto. Figlio, [&#8230;]</p>
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<p>La triste notizia che avvelena anche questo fine settimana riguarda la morte della signora malata di cancro che avrebbe voluto vedere suo figlio dodicenne (che non vedeva da oltre un anno) almeno per l’ultima volta. </p>



<span id="more-1035"></span>



<p>Detto, devastante reato, si reitera quotidianamente per anni (spesso per decenni) ecolpisce pesantemente numerosi aspetti della vita delle persone che ne sono fatte oggetto.</p>



<p>Figlio, “custodito” da un sedicente padre (c’è una bella differenza tra essere padre o procreatore) con la complicità dello stato e grazie al Ponzio Pilato di turno, che alla richiesta disperata di una malata terminale si “riservava” la decisione, probabilmente in attesa che accadesse ciò che è puntualmente accaduto.</p>



<p>Questa vicenda pone in evidenza almeno tre importanti problematiche che influenzano pesantemente e in negativo la vita delle persone che risiedono in questo paese:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>leggi quantomeno discutibili, per non dire criminogene;&nbsp;</li><li>un sistema Giustizia inadeguato (per usare un eufemismo);</li><li>l’astensionismo di milioni di italiani.</li></ul>



<p>Nel caso in questione, tutto si origina da una legge (54/2006) apparentemente di civiltà e attenta ai diritti-bisogni del minore di coppie separate che &#8211;&nbsp; nei fatti &#8211; si è trasformata nel principale strumento di tortura e di abuso nei confronti degli stessi e del genitore accudente. Una legge che, in nome di una bi-genitorialità forzata, più attenta ai desideri degli adulti che alle necessità dei figli, strappa questi ultimi alle proprie esistenze, agli affetti, alle amicizie, recidendo le reti relazionali fino a quel momento costruite per “ripristinare” un legame rifiutato o messo in secondo piano rispetto ad altre figure di riferimento (magari più meritevoli o più presenti?).&nbsp;</p>



<p>Nel caso in questione, la signora defunta si era separata dal coniuge dopo “una vita di maltrattamenti” (fonte Di. Re), ma visto l’aggravarsi delle condizioni di salute aveva acconsentito che il bambino rimanesse temporaneamente con il padre (la figlia maggiore, invece, era rimasta con la signora). Da quel momento (gennaio 2022), il comunque padre, violando “indisturbato” le ordinanze del Tribunale impedirà al figlio e di tornare dalla madre e di poterla salutare per l’ultima volta.&nbsp;</p>



<p>Lascio a voi pensare al dolore e allo strazio di questo bambino quando capirà che non potrà più rivederla.</p>



<p>Che giustizia è quella che si fa prendere a schiaffi dal violento/prepotente di turno; che non difende le vittime; che assiste inerme alla negazione dei diritti umani e non protegge i bambini?&nbsp; &nbsp;</p>



<p>Pensavamo che le carriere dei Ponzio Pilato si fossero interrotte 2023 anni fa e invece stanno ancora lì, comodamente seduti sugli scranni giudiziari, a disattendere leggi e ad aspettare che qualcuno o qualcosa “risolva” le situazioni per loro, indifferenti alle conseguenze che la loro ignavia-incompetenza provocano.&nbsp;</p>



<p>Lo strazio di questa donna e il dolore di un figlio a cui è stato negato anche l’estremo saluto è l’ennesima pagina nera di una giustizia (ma anche di una politica che le leggi le fa) che sembra più rispondere alle richieste particolari di determinate fasce della popolazione che alla sua funzione originaria ovvero “la volontà di riconoscere e rispettare i diritti altrui attribuendo a ciascuno ciò che gli è dovuto, secondo la ragione e la legge.” (Treccani)&nbsp;</p>



<p>Figlio, “custodito” da un sedicente padre (c’è una bella differenza tra essere padre o procreatore) con la complicità dello stato e grazie al Ponzio Pilato di turno, che alla richiesta disperata di una malata terminale si “riservava” la decisione, probabilmente in attesa che accadesse ciò che è puntualmente accaduto.</p>



<p>Questa vicenda pone in evidenza almeno tre importanti problematiche che influenzano pesantemente e in negativo la vita delle persone che risiedono in questo paese:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>leggi quantomeno discutibili, per non dire criminogene;&nbsp;</li><li>un sistema Giustizia inadeguato (per usare un eufemismo);</li><li>l’astensionismo di milioni di italiani.</li></ul>



<p>Nel caso in questione, tutto si origina da una legge (54/2006) apparentemente di civiltà e attenta ai diritti-bisogni del minore di coppie separate che &#8211;&nbsp; nei fatti &#8211; si è trasformata nel principale strumento di tortura e di abuso nei confronti degli stessi e del genitore accudente. Una legge che, in nome di una bi-genitorialità forzata, più attenta ai desideri degli adulti che alle necessità dei figli, strappa questi ultimi alle proprie esistenze, agli affetti, alle amicizie, recidendo le reti relazionali fino a quel momento costruite per “ripristinare” un legame rifiutato o messo in secondo piano rispetto ad altre figure di riferimento (magari più meritevoli o più presenti?).&nbsp;</p>



<p>Nel caso in questione, la signora defunta si era separata dal coniuge dopo “una vita di maltrattamenti” (fonte Di. Re), ma visto l’aggravarsi delle condizioni di salute aveva acconsentito che il bambino rimanesse temporaneamente con il padre (la figlia maggiore, invece, era rimasta con la signora). Da quel momento (gennaio 2022), il comunque padre, violando “indisturbato” le ordinanze del Tribunale impedirà al figlio e di tornare dalla madre e di poterla salutare per l’ultima volta.&nbsp;</p>



<p>Lascio a voi pensare al dolore e allo strazio di questo bambino quando capirà che non potrà più rivederla.</p>



<p>Che giustizia è quella che si fa prendere a schiaffi dal violento/prepotente di turno; che non difende le vittime; che assiste inerme alla negazione dei diritti umani e non protegge i bambini?&nbsp; &nbsp;</p>



<p>Pensavamo che le carriere dei Ponzio Pilato si fossero interrotte 2023 anni fa e invece stanno ancora lì, comodamente seduti sugli scranni giudiziari, a disattendere leggi e ad aspettare che qualcuno o qualcosa “risolva” le situazioni per loro, indifferenti alle conseguenze che la loro ignavia-incompetenza provocano.&nbsp;</p>



<p>Lo strazio di questa donna e il dolore di un figlio a cui è stato negato anche l’estremo saluto è l’ennesima pagina nera di una giustizia (ma anche di una politica che le leggi le fa) che sembra più rispondere alle richieste particolari di determinate fasce della popolazione che alla sua funzione originaria ovvero “la volontà di riconoscere e rispettare i diritti altrui attribuendo a ciascuno ciò che gli è dovuto, secondo la ragione e la legge.” (Treccani)&nbsp;</p>



<p>In ultimo, mi rivolgo ai connazionali che non vanno a votare, a quei milioni di novelli Ponzio Pilato che se ne lavano le mani pensando che tocchi sempre a qualcun altro fare la loro parte salvo poi lamentarsi. I primi colpevoli siete proprio voi, perché la vostra indifferenza, il vostro menefreghismo permette a pochi di decidere (a proprio vantaggio) per tutti/e. &nbsp; &nbsp;</p>



<p></p>



<p>Pieranna Pischedda, Psicologa.</p>



<p class="has-regular-font-size"></p>
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		<title>Consapevolezze e buone prassi</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2023/01/19/consapevolezze-e-buone-prassi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2023 16:21:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il colloquio settimanale (intervallato da vocali e/o da messaggi scritti quasi giornalieri; a volte anche mail) con una nostra assistita mi lascia – anche oggi – con unaconsapevolezza che &#8211; giorno dopo giorno &#8211; si rafforza: le vittime di violenza domestica (ricordiamo, comprende quella fisica, psicologica, assistita, economica, vittimizzazione secondaria), hanno bisogno non solo di aiuto specializzato, ma di un [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il colloquio settimanale (intervallato da vocali e/o da messaggi scritti quasi giornalieri; a volte anche mail) con una nostra assistita mi lascia – anche oggi – con unaconsapevolezza che &#8211; giorno dopo giorno &#8211; si rafforza: le vittime di violenza domestica (ricordiamo, comprende quella fisica, psicologica, assistita, economica, vittimizzazione secondaria), hanno bisogno non solo di aiuto specializzato, ma di un team che lavori in sinergia.</p>



<span id="more-1032"></span>



<p>Detto, devastante reato, si reitera quotidianamente per anni (spesso per decenni) ecolpisce pesantemente numerosi aspetti della vita delle persone che ne sono fatte oggetto.</p>



<p>Quando, “finalmente”, nonpiù in grado di sopportare quel carico disumano di abusi e sofferenze, la vittima decide di porre fine alla situazione crede, per una sorta di ingenuità, probabilmente dovuta alla condizione di isolamento (psicologico e sociale) a cui è stata sottoposta, che questo sia sufficiente a scardinare le sbarre della gabbia in cui si trova.</p>



<p><strong>Niente di meno vero.</strong></p>



<p>Trattasi di un passo importante, questo sì, ma non risolutivo, in special modo per quanto riguarda le conseguenze giudiziarie (penali e civili).</p>



<p>In realtà, prima di “sanare la situazione” passerà tempo, occorrerà molto impegno, tanta consapevolezzae lucidità (non solo della vittima).</p>



<p>Tempoche, le vittime, non hanno (o pensano di non avere) …e neanche la giustizia.&nbsp;</p>



<p>Posso dire, senza tema dismentita, che durante i colloqui svolti per conto della nostra associazione, debbo continuamente sdoppiarmi per pensare come la Psicologa che sono e come un avvocato (che, chiaramente, non sono).</p>



<p>Più precisamente, lo passo a giustificare l’operato (o il non operato) di altre figure professionali e suggerirestrategie legali che possano aiutare le mie assistite.</p>



<p>In altri termini, mi adopero affinchénon venga meno il rapporto fiduciario cliente-avvocato, necessario ad entrambi per portare avanti una causa con successo, ma anche quello nei confronti delle istituzioni e di alcuni organismi in particolare (e, credetemi, in certi casi è praticamente impossibile).</p>



<p>Ma non per demerito dell’avvocato/professionista di turno (alcuni, poco meritevoli, lo sono), <strong>non fraintendetemi</strong>, semplicemente perché io trascorro molto più tempo con la vittima e ho (a volte innumerevoli) più informazioni di loro.</p>



<p>Informazioni che non seguono – purtroppo – né una linearità, né i tempi “attesi”.&nbsp; Anzi, spesso le più significative arrivano inaspettate, quasi sempre alla fine di un incontro dove– magari–si è parlato per lo piùdi episodi poco rilevanti e difficilmente utilizzabili davanti a un giudice.</p>



<p>E’, questa, una situazione tipica: quando i meccanismi di difesa (che ti hanno permesso di resistere per anni alle condotte maltrattanti) si allentano, il rimosso ne approfitta e si riaffaccia alla coscienza. In quei momenti, immancabilmente, vedo passare nel volto di chi mi sta davanti, lo sbalordimento per quella che è &#8211; a tutti gli effetti &#8211; una rivelazione, seguita quasi immediatamente da una smorfia di dolore…fino al senso di consapevolezza di ciò che si è subìto e il sollievo per averlo tirato “fuori” dalle tenebre dell’inconscio.</p>



<p>Quel sollievo diventerà, dopo avere scacciato il senso di colpa e di vergogna, <strong><em>determinazione, empowerment, desiderio di giustizia.</em></strong></p>



<p>Nessuna delle altre figure professionali che entrano in contatto con una vittima di violenza domestica potrà usufruire delle mie stesse possibilità di “scoperta”.</p>



<p>Un “tesoretto” di informazioni e conoscenza che – per il bene dell’assistita – dovrei avere la possibilità di condividere, in modo che un altro/a lo possa trasformare in inconfutabili prove giuridiche, quando sarà il momento.</p>



<p>Per questo, quanto prendo in carica una nuova assistita, spero sempre di potermi confrontare con un avvocato/a collaborativo, che intenda lavorare in sinergia ma, soprattutto, non si senta sminuito dal mio contributo.</p>



<p></p>



<p>Pieranna Pischedda, Psicologa.</p>



<p class="has-regular-font-size"></p>
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		<title>Piccola storia ignobile</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2023/01/11/piccola-storia-ignobile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2023 07:36:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho preso in prestito il titolo di una canzone di uno dei nostri più famosi cantautori sperando, così, di rendere il più possibile il mio grado di indignazione. Il suddetto articolo, intende&#160; parlare di un brano di una famosa trasmissione del sabato sera di un canale privato nazionale, andato in onda il 7 gennaio. Lo faccio, perché sono stata invitata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ho preso in prestito il titolo di una canzone di uno dei nostri più famosi cantautori sperando, così, di rendere il più possibile il mio grado di indignazione.</p>



<p>Il suddetto articolo, intende&nbsp; parlare di un brano di una famosa trasmissione del sabato sera di un canale privato nazionale, andato in onda il 7 gennaio.</p>



<span id="more-1009"></span>



<p>Lo faccio, perché sono stata invitata a commentare e quindi (ahimè) a visionare.</p>



<p>Premetto che, prima di scrivere:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>ho contato fino a 1.000;</li><li>ho provato per ben cinque (5) volte a vedere il filmato “incriminato” per intero, ma non sono andata più in là delle prime due frasi della signora, a causa dell’insorgenza&nbsp; di un pronunciato senso di&nbsp; nausea;</li><li>per questo, ho letto una serie di commenti di chi, diversamente da me, ce l’ha fatta;</li><li>ho letto le considerazioni di alcune persone ed associazioni rispettabili che conoscono perfettamente una particolare tipologia di reato e le dinamiche con le quali si esplicita;</li></ul>



<p>Ergo, ritengo di potere dire la mia sull’accaduto.</p>



<p>In due parole, il brano “incriminato” riguarda la richiesta di una giovane donna (e madre di tre figli) che chiede al marito di essere perdonata per averlo tradito e di ritornare stabilmente a casa.&nbsp;</p>



<p>Fino qui, niente da ridire, non intendiamo certo giudicare il senso personale della privacy.&nbsp;</p>



<p>Il punto è che, man mano che la conduttrice va avanti nello spiegare la storia &#8211; e gli interventi dei due coniugi &#8211; si evince chiaramente un probabile ed evidente caso di violenza domestica da manuale.</p>



<p>Innanzitutto, ho provato a considerare le “ragioni” che avrebbero potuto consentire ad una trasmissione televisiva di mandare in onda – passatemi il termine – una tale porcheria perché, di questo, si tratta.</p>



<p>Non credo, dovrebbe bastare una semplice liberatoria di messa in onda, da parte dei protagonisti. L’etica professionale e l’umanità, dovrebbero fare la differenza, essere il valore aggiunto.&nbsp;</p>



<p>Non solo, i due coniugi, non erano gli unici a stare davanti alle telecamere. Pur non essendo presenti fisicamente, in quello studio televisivo c’erano anche i tre figli della coppia e, vista la giovane età della signora, quasi sicuramente tre minori.&nbsp;</p>



<p>Qualcuno, ha pensato alle conseguenze che la comparsata televisiva avrebbe avuto sulle loro vite (anche quella sociale) e la loro psiche ancora in fase evolutiva?&nbsp;</p>



<p>L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, non ha niente da dire?</p>



<p>Qualcuno, nello staff della trasmissione si è reso conto di avere mandato in onda la violenza domestica come intrattenimento del sabato sera?&nbsp;</p>



<p>Nessuno, nello staff, sa che la violenza domestica è un reato?&nbsp;</p>



<p>Possibile che nessuno abbia avuto un rigurgito di coscienza, prima di mandare al macello (anche fosse la sua “volontà”) una giovane donna in palese difficoltà e darla in pasto ad un particolare pubblico, avido di pornografia del dolore, della sofferenza?</p>



<p>Nessuno, nello staff, anche quello legale (e questo tipo di trasmissioni ce l’hanno), ha mai sentito parlare di <strong><em>vittimizzazione secondaria</em></strong>? &nbsp;</p>



<p>Ho letto decine di commenti e – contrariamente al solito – erano tutti concordi nel riconoscere la signora come vittima di un marito poco degno di essere chiamato “Uomo”; altri ancora che si chiedevano come mai la conduttrice, nonostante la situazione chiara, insistesse affinché il signore ritornasse a fare il coniuge-genitore.</p>



<p>Dal momento che si riconosce, alla conduttrice in primis, una grande professionalità nonché notevole esperienza, ciò che è andato in onda è oltremodo inspiegabile…a meno che non si tratti di una precisa linea editoriale (magari è sempre la stessa, ma io non guardo la trasmissione).</p>



<p>Una linea editoriale, a questo punto politica (non nel senso di partito), che mira a una “<strong>restaurazione culturale</strong>”; alla <strong>minimizzazione</strong> di condotte sanzionate dalla legge; all’<strong>utilizzo</strong> sfacciato delle <strong>fragilità </strong>della vittima, probabilmente diretta conseguenza del reato subìto.</p>



<p>A questo proposito, voglio rinfrescare a noi tutt* di cosa si sta parlando.&nbsp;</p>



<p>Col termine <strong><em>violenza domestica</em></strong> si definiscono “Tutti gli atti di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi o partner, indipendentemente dal fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima.” (Convenzione di Istanbul)</p>



<p>A questo punto, mi chiedo e Vi chiedo: dov’è il rispetto dell’essere umano, in tutto questo? &nbsp;</p>



<p>Cosa pensavano di fare gli autori della trasmissione, la conduttrice e la dirigenza?</p>



<p>Forse una buona azione? Non credo.</p>



<p>Allora, cosa?</p>



<p>C’è un limite a tutto.</p>



<p><strong>Vergogna.</strong></p>



<p></p>



<p>Pieranna Pischedda, Psicologa.</p>



<p class="has-regular-font-size"></p>
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		<title>Diritti, Affettività, Sessualità: una nuova cultura per uomini e donne</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2022/05/16/diritti-affettivita-sessualita-una-nuova-cultura-per-uomini-e-donne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 May 2022 16:07:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[pariopportunità]]></category>
		<category><![CDATA[politiche femminili]]></category>
		<category><![CDATA[sessismo]]></category>
		<category><![CDATA[stupro]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vicenda delle molestie al raduno degli alpini,riportano ad una ribalta, che fatica a rimanere illuminata, problemi atavici e gravi per quanto riguarda la relazione uomo-donna. Spiace constatare come siamo lontani da una visione “paritaria” della stessa e l’incapacità di una visione di un altro/a come “compagno di percorso”, soggetto autonomo, portatore di valori e competenze, motore di crescita ed [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La vicenda delle molestie al raduno degli alpini,riportano ad una ribalta, che fatica a rimanere illuminata, problemi atavici e gravi per quanto riguarda la relazione uomo-donna.</p>



<span id="more-965"></span>



<p>Spiace constatare come siamo lontani da una visione “paritaria” della stessa e l’incapacità di una visione di un altro/a come “compagno di percorso”, soggetto autonomo, portatore di valori e competenze, motore di crescita ed evoluzione.</p>



<p>Malgrado, negli ultimi 100 anni siano stati fatti passi significativi in questo senso, viviamo dei giorni particolari a causa di un preoccupante movimento internazionale di estrema destra – razzista, xenofobo, patriarcale – che ha nel suo mirino la cancellazione (dove è possibile) di diritti civili e umani e una significativa limitazione dei diritti delle donne.</p>



<p>Un movimento, che ha come obiettivo il ripristino di un sistema patriarcale dove, un “pater familias” (bianco e cristiano), decide delle vite di moglie e figli come un monarca assoluto (la <strong>violenza istituzionale</strong> nasce da questo).</p>



<p>Si parla, chiaramente, delle democrazie occidentali, fuori da questo perimetro le cose vanno addirittura peggio.</p>



<p>In effetti, il resto del mondo si divide in visioni ideologiche illiberali (imperialismo economico-comunismo cinese, imperialismo russo), visioni castali (India) e visionismaccatamente misogine mascherate/autorizzate da presunte interpretazioni religiose.</p>



<p><strong>Niente per cui stare tranquilli.</strong></p>



<p>Inutile dire che l’obbiettivo principe di queste forze oscurantiste sia il controllo assoluto dei corpi delle donne (<em>sessualità e riproduzione</em>) e la loro <strong>autodeterminazione.</strong></p>



<p>Nel nostro paese, si concretizzano:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>nel costante attacco alla 194;</li><li>nel fallimento cercato (e trovato) della rete dei Consultori, ergo, la negazioni dei servizi al suo interno previsti;</li><li>nella mancanza di politiche femminili in grado di garantire alla donna di portare avanti una gravidanza senza dovere rinunciare al lavoro e alla cittadinanza attiva;</li><li>in una mancanza totale di politiche educative (sessuale, sentimentale, rispetto dell’altro).</li></ul>



<p>Basta guardare i numeri dei femminicidi (punta dell’iceberg della violenza domestica e di genere); i numeri della violenza sessuale e della prostituzione (intesa sia come sfruttamento sia come concezione maschile della sessualità) e tutte quelle (puntuali) manifestazioni pseudoculturali sul ruolo e oggettificazione della figura femminile negli ambiti più disparati.</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Contrastare questa cultura e l’interiorizzazione della stessa dovrebbe essere il primo <strong>pensiero</strong> di ogni essere umano libero e amante della libertà.</li><li>Creare reti (di persone e di risorse) in tal senso, uno degli <strong>strumenti</strong> principali.</li><li>Lavorare per creare consapevolezza il primo <strong>obiettivo</strong>.</li></ul>



<p>Non è momento di divisioni.</p>



<p>#sessismo #culturapatriarcale #culturadellostrupro #autodeterminazione #pariopportunità #diritticivili #dirittiumani #politichefemminili</p>



<p>Pieranna Pischedda, Psicologa.</p>



<p class="has-regular-font-size"></p>
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