Legge 194, come ostacolarla e negare il diritto di autodeterminazione delle donne

Secondo il Comitato europeo dei diritti sociali (24/03/2021), l’Italia contravviene continuamente l’articolo 11 della Carta Sociale Europea, riguardo il diritto delle donne di interrompere una gravidanza. Come?

  • Non adottando le misure necessarie (art. 9, legge 194/1978) al fine di garantire la mobilità regionale del personale non obiettore di coscienza;
  • Continuando ad assumere ginecologi obiettori di coscienza a discapito del servizio;
  • Costringendo il 5% delle donne a recarsi in una regione differente da quella di appartenenza per effettuare l’interruzione volontaria di gravidanza.
  • Consentendo una forte disparità a livello regionale e locale nell’accesso al servizio e un numero inadeguato di personale non obiettore;
  • Non comunicando dati precisi sull’andamento del servizio; in particolare sulle percentuali di IVG che non è stato possibile praticare per l’insufficiente disponibilità di personale medico non obiettore.

Il Consiglio d’Europa ha inoltre chiesto al Governo di fornire i dati sugli aborti clandestini e sul numero di obiettori di coscienza tra farmacisti e personale dei centri di pianificazione familiare.

Dulcis in fundo, la condizione creata dalla pandemia da covid-19, ha reso l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza ancora più problematica a causa della sospensione del servizioin molti ospedali e alla permanenza di regole restrittive (nonostante le direttive del Ministero della Salute) rispetto alla contraccezione d’urgenza (aborto farmacologico).

A questo punto, qualche domanda/riflessione è d’obbligo:

  1. In qualestato democratico serio troviamo strutture pubbliche con operatori a mezzo servizio che non vengono de-mansionati, mafanno pure carriera (principale motivo, tra l’altro, per cui si dichiarano obiettori)?
  2. Nella sostanza, in cosa consiste quest’obiezione di coscienza? Conosco persone che hanno perso il diritto di voto per avere interrottoil servizio militare, costoro invece, non solo non si licenziano (la pecunia innanzitutto), ma vengono premiati.
  3. Se la coscienza non permette loro di ottemperare ad una legge dello stato perché continuare ad occupare un posto statale (o pagato dallo stato)?
  4. E noi cittadini, perché dobbiamo pagare per intero un servizio a metà?
  5. Stessa storia per i farmacisti obiettori (ma fatemi il piacere): si rinunciaalla licenza e si apre una parafarmacia.
  6. Per non parlare del personale obiettore (roba da matti) dei centri di pianificazione familiare: andassero ad esercitare nelle sagrestie e nei centri privati.
  7. Ho invece l’impressione che anche in questo caso (per non smentirci) siamo stati capaci di creare una variante italica dell’obiezione di coscienza: “difendo” i miei valori, nego un diritto/servizio garantito dalla legge, ma non per questo lascio il posto (e la carriera) a chi il diritto lo intende onorare.

Come è possibile che uno stato (serio, maturo, indipendente e laico) garantisca (e premi) chi di fatto rigetta le sue leggi eneghi ai cittadini il diritto di beneficiare delle stesse?

Dall’Europa ci arriva quindi l’ennesimaconferma: il diritto di interrompere volontariamente una gravidanza con dignità e serenità è, in Italia, ancora una chimera.

#maanchebasta.

PierAnnaPischedda

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