Gisele Pelicot e il piacere maschile questo sconosciuto

La storia, per la risonanza avuta, è nota a tutti. 

Una donna, per un arco di dieci anni è stata inconsapevolmente drogata da suo marito per essere “messa a disposizione” in uno stato di incoscienza totale a decine di esseri deambulanti (50) reclutati on line. 

Maschi di diverse età e di ceto sociale. Professionisti, impiegati, studenti, disoccupati. Sposati, single, padri, fratelli, amici…di qualcuno.

Detta così, sembra la pessima trama, frutto della fantasia di uno sceneggiatore alle prese con problemi intestinali. 

E invece no, è tutto vero. Tutto spaventosamente vero. Inaccettabilmente vero.

Questa storia, dovrebbe (temo di essermi già espressa in questi termini) segnare l’ennesimo (inflazionato) spartiacque e costringere tutti noi ad interrogarci sul maschio e sulla sua concezione del piacere. 

Sul piacere maschile, potrete trovare altri 7 articoli in questo blog (basta andare a ritroso nelle pagine per trovarli), a significare di come la cronaca ci riproponga spesso tale problematica… e non sia un’ossessione di chi scrive.

Quello che Vi chiedo è un commento, una riflessione, una presa di posizione al riguardo, tenendo presente che non è possibile accettare risposte della serie #NotAllMen perché ne abbiamo abbastanza. 

Anche sentire di un mostro (“essere che si presenta con caratteristiche estranee al consueto ordine naturale e come tale induce stupore e paura.” Treccani) non ne possiamo più (in questa vicenda ne abbiamo 51 in un colpo solo). 

E’ lapalissiano che si tratta di altro, non riconducibile ad un’eccezione, ad una devianza. 

I numeri, le statistiche, sono lì a dimostrarlo. 

Abbiamo bisogno di spiegazioni, abbiamo bisogno di ascoltarle. 

I fatti sono incontrovertibili e vanno in direzione contraria alla “consapevolezza” di chi agisce tali condotte; di chi si macchia di questi orrendi reati pensando di poterlo fare punto; di chi rovina impunemente e per sempre le vite di donne e bambini; di chi assiste in silenzio o si volta dall’altra parte.

La domanda è sempre la stessa (ma la risposta non arriva mai): questa miseria umana e completa mancanza di rispetto dell’altro, cosa ha a che fare con il tanto decantato (letteratura, musica, cinema) piacere? 

Cosa spinge un uomo etero ad imporsi sessualmente su un altro essere umano (in questo caso anche incosciente e completamente inerme), all’occorrenza (vedi carcere) anche del suo stesso sesso?

Quali sono i meccanismi mentali per cui violenza, sofferenza, distruzione si traducono in eccitazione?

Possiamo ancora chiamarla eccitazione o dovremmo coniare un termine più calzante?

Almeno chi non si riconosce in questi comportamenti dovrebbe sentire l’esigenza di smarcarsi da questi abomini; 

Dovrebbe sentire l’esigenza di condannare ed allontanare dalla propria vita tali soggetti; 

Dovrebbe sentire l’esigenza di educare diversamente i propri figli. 

Tutti noi dovremmo sentire l’esigenza di aprire un dibattito pubblico serio, in merito.

Dovremmo.

PierAnna Pischedda, Psicologa 

 

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