Dinamiche di potere e abuso

Da queste pagine parliamo spesso di violenza nelle relazioni intime, intendendo con questa definizione l’insieme di comportamenti violenti e di sopraffazione che si agiscono in un legame amoroso. 

L’ambito in cui questi si esplicitano fanno pensare che siano limitati alla sfera domestica, da qui la famosa frase “i panni sporchi si lavano in famiglia”, in realtà non è affatto così, ma – per comodità, per quieto vivere, per indifferenza o perché siamo convinti che è così che funziona – ci piace tanto pensarlo. 

Invece no. 

Invece, trattandosi di dinamiche di potere (e abuso dello stesso) le ritroviamo anche in ambiti più allargati, molto più allargati.

Vediamone uno, attualissimo.

Da tre anni l’Ucraina (anche se qualcuno lo nega) subisce l’invasione, la distruzione, l’assassinio dei suoi abitanti, la deportazione dei suoi figli più piccoli e tutti gli orrendi delitti che in guerra si moltiplicano e diventano “strutturali”, come stupri e torture.

Li subisce da parte di un maltrattante riconosciuto, non nuovo a queste cose. 

Un maltrattante recidivo (lo sono tutti), basta ricordarsi la Crimea nel 2014; la Cecenia; il sostegno al trucidatore siriano…e tanto altro. 

Ma la comunità internazionale ha sempre fatto spallucce e non ha mai alzato un dito per difendere la vittima di turno, magari pensando di concedere un “contentino”.

La colpa della vittima – agli occhi del carnefice – è di non riconoscere la sua autorità ed avere “pretese” di indipendenza; di volere vivere la sua vita in libertà e con i deprecati standard occidentali (diritti umani, legalità, democrazia, prosperità); il rifiuto dell’isolamento sociale in cui il maltrattante la vorrebbe, per meglio controllarla.  

Abbiamo dei vicini (l’Unione Europea), da sempre recalcitranti, che stavolta non possono proprio ignorare quello che succede all’interno di quelle mura, il livello massimo del televisore non è più sufficiente, tantomeno chiudere gli occhi (i bagliori dei bombardamenti risultano piuttosto difficili da oscurare). 

Loro malgrado, stavolta, hanno dovuto prendere posizione.  

Abbiamo una serie di figure come le scimmie volanti, politici sparsi qua e là (distribuiti nei vari paesi europei), da sempre amici del maltrattante che ricambia generosamente offrendo servizi e finanziamenti per campagne elettorali e propaganda continua.

Infine, abbiamo le istituzioni che dovrebbero garantire la legalità e il rispetto delle regole internazionali di convivenza pacifica tra i popoli, ancora più recalcitranti dei già citati vicini, che giustificano la loro ignavia con le “regole da rispettare”, le stesse che il maltrattante infrange regolarmente e sistematicamente.

Non bastasse questo, adesso arriva un signore piuttosto in là negli anni, bancarottiere, golpista, appena condannato per un affair con una prostituta e molto amico di un signore che amava trastullarsi con le ragazzine; un signore a cui una forma di governo che a me personalmente fa venire l’orticaria, consegna un potere inusitato e pericoloso, soprattutto se lo stesso ha una particolare visione del mondo, da cui sono esclusi tutti quelli che non gli garbano…a seconda dei momenti della giornata, tra l’altro.

Un signore che aveva già ampiamente dimostrato nel primo mandato la sua insofferenza nei confronti dei “lacci e lacciuoli” della convivenza democratica; la totale mancanza di empatia nei confronti dei più deboli; la sua “stravagante” modalità di soluzione di alcuni situazioni internazionali come – una su tutte – la riconsegna dell’Afghanistan ai talebani, dove adesso, è sotto gli occhi di tutti, regna la pace.

Ebbene, questo signore non ci ha messo neanche un mese a ribaltare la situazione a 360° e ad addossare alla vittima tutte le responsabilità, come nella migliore #culturapatriarcale.  

E’ stata la vittima a provocare il carnefice.

 E’ stata la vittima a volere la guerra, perché attratta dalla libertà e dalla democrazia.

E’ la vittima che persegue il conflitto difendendosi, proteggendo i suoi figli, chiedendo pubblicamente aiuto…esponendo al pubblico ludibrio il carnefice.

Ma ora basta! Ci siamo stufati di questi piagnistei e di questi fastidi.

Il maltrattante non rispetta le regole, è violento, è pericoloso, ma noi ci dobbiamo accordare con lui (e poi è affascinante, sprizza testosterone da tutti i pori).

Perché dovremmo agire nei suoi confronti e consumare energie e risorse?

E’ molto meglio accordarci, spartire una torta… e chi ci va di mezzo amen.

Eserciteremo insieme un abuso, ma lo chiameremo pace (in Italia e in un altro setting bi-genitorialità), siamo sicuri che abboccheranno in tanti (non vedono l’ora). 

D’altronde, dobbiamo essere pragmatici, è molto più facile agire su una vittima culturalmente e socialmente “predestinata” ad esserlo. 

E’ molto più facile rifarsi su una vittima disarmata invece che su un criminale attrezzato.

D’altronde, si sa, siamo gente di mondo, le leggi, le regole, i diritti, servono e si applicano sempre solo dopo la Legge del più forte, finiamola con il buonismo e l’ingenuità.    

Ergo, vittime di tutto il mondo (piccoli Stati, popolazioni razzializzate, fasce della popolazione minoritarie, donne, bambini) sappiatelo, finché non cambierà il modello di potere in uso Voi dovrete chinare la testa ed adeguarvi ai voleri del #quaquatriarca di turno.

A meno che, non vi unite, fate fronte comune contro il carnefice e lo disarcionate.

Non lo farà nessuno se non i diretti interessati. 

PierAnna Pischedda, Psicologa 

 

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