Cronache da un paese in difficoltà

Capolinea di un’importante punto di scambio della zona est della capitale, dove convergono metro, Atac e Cotral (servizio locale e regionale) qualche giorno fa.

Mentre una variegata umanità (lavoratori/trici, studenti) aspetta il suo autobus per ritornare a casa, tre ragazzini (a parer mio non raggiungevano 15 anni, probabilmente al primo anno di superiori) ingannano il tempo, armeggiando in maniera violenta e rumorosa sui dispositivi antincendio collocati a pochi metri;completamente presi – come quando si è dentro alle dinamiche gruppali – dalle loro “attività”, chiusi nella loro bolla, indifferenti al contesto circostante.

Fin dai primi attacchi (calci e pugni) alla cassetta della manichetta, serpeggiava qualche moto di fastidio in chi,suo malgrado, si ritrovava ad assistere allo “spettacolo” mentre aspettava l’autobus in ritardo. I ragazzi,intanto, rivolgevano le loro attenzioni al rubinetto, aprendolo più volte nel tentativo di bagnarsi a vicenda, inondando di acqua il marciapiede.

Ma quando – non paghi – in un crescendo di furore orgasmico decidono di srotolare anche la manichetta – un coro indignato di protesta (lo devo dire, esclusivamente femminile) li blocca. I ragazzi sembrano come risvegliarsi da un incantesimo, si guardano intorno increduli, abbozzano un atteggiamento di sfida poi si rendono conto della mala parata e si allontanano velocemente accompagnati da toni arrabbiati e relativi commenti.

A quel punto è scattato il dibattito liberatorio, catartico. Sul livello di ine/mala educazione; sulle responsabilità delle famiglie; sull’influenza negativa dei social e il pericolo di un internet senza filtri. Mentre ascoltavo, potevo toccare con mano e il disagio e la rabbia nei confronti di tali comportamenti, diffusi e “tollerati”.

Qualche riflessione.

  • I piccoli vandali hanno potuto godere del silenzio della maggior parte delle persone presenti. Le uniche a ribellarsi, nonostante si trattasse di dispositivi di sicurezza, “salvavita” e costosi, sono state unicamente delle donne (madri a loro volta); gli altri, coetanei e uomini hanno continuato a fare scena muta anche dopo.
  • L’assoluta inconsapevolezza di questi giovani “eroi” della dannosità delle loro azioni; un assenza totale del concetto di bene pubblico e comune. 
  • Le famiglie sembrano essere in grossa difficoltà rispetto all’educazione dei propri figli. Quantomeno, quest’azione educativa sembra non sortire effetti. Basta salire su un mezzo pubblico durante le fasce“scolastiche”per capirlo. Potrete così constatare quanto la maggior parte degli adolescenti sia indifferente al fatto che anziani, donne con bambini, adulti visibilmente stanchi da una mattinata di lavoro stiano in piedi. Sono veramente in pochi ad alzarsi e lasciare il posto. Il già citato concetto di bene comune e il rispetto dello stesso non sembra attecchire facilmente. Il senso civico carente è da sempre una delle palle al piede del nostro paese, non siamo proprio dei modelli ideali per le fasce più giovani.
  • La scuola, attaccata mortalmente da “riforme” scellerate che ne hanno limitato la funzione educativa e da genitori frustrati e impauriti dalle loro stesse incapacità, evidentemente non riesce più a fare la differenza, lasciando ai singoli insegnanti un ingrato compito, che anni fa era IL compito.
  • Il tutto, si è svolto in una stazione di scambio importante dove, giornalmente, passano migliaia di persone; una stazione che ha delle telecamere e un servizio di sicurezza. Ma le guardie erano tutte al piano inferiore ed è probabile che le telecamere non coprano tutto il perimetro e/o non vengano visionate. Questo stato delle cose non aiuta, costruisce insicurezza, incertezza; costruisce il non rispetto delle regole di convivenza civile.

La percezione di impunità e l’assenza di controllo rispetto a determinati comportamenti “agevolano” deresponsabilizzazione e disimpegno morale (Bandura), matrice di tutti i reati di tipo socio-relazionale, bullismo in primis.

PierAnna Pischedda, Psicologa

                       

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