In questi giorni, mentre si profila l’ennesimo stop alla proposta di legge contro l’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo (Ddl. 1052, 2013, già approvata alla camera e in attesa di calendarizzazione al Senato) e le aggressioni di stampo omofobo riempiono giornalmente le pagine della cronaca, parlare di bullismo omofobico (delle conseguenze) e capire di cosa si tratta, potrebbe essere di aiuto.
Per omofobia si intende una paura irrazionale, l’odio, l’intolleranza e il disagio nei confronti di persone con un orientamento omosessuale. (G. Weinberg, 1972)
Questa forma di bullismo è, quindi, caratterizzata dal fatto che:
· è rivolta alla dimensione del Sé psicologico e sessuale dell’individuo;
· la persona che ne viene fatta oggetto incontra enormi difficoltà nel chiedere aiuto (soprattutto se si tratta di bambini/ragazzi). La paura “dell’anormalità”, di un’eventuale “cura”, i vissuti di ansia e vergogna nei confronti dei genitori fanno sì che si cerca in tutti i modi di nascondere gli abusi;
· la problematicità di individuare, fra i coetanei/amici,la figura a cui rivolgersi per chiedere sostegno e aiuto (l’ipotetico difensore rischia di essere equiparato alla vittima, “lo difendi perché lo sei anche tu”).
Sappiamo che il comportamento del bullo è spesso frutto di un disagio relazionale dello stesso, un modo sbagliato di reagire a paure e insicurezze relative alla propria, di “normalità”. Più il bullo si sente impaurito e insicuro, più si accanisce contro l’altro per soffocare/coprire il suo senso di inadeguatezza, la stessa che “rimprovera” alla vittima.
Il bullismo omofobico si contraddistingue, quindi, per un elevato livello di pericolosità/dannosità.
Le sue conseguenze possono essere terribili, soprattutto nel caso di un gruppo dei pari cheattacca, perseguita, scredita, aggredisce, insulta, isola il coetaneo – “portatore della diversità”(vera o presunta) – in un periodo evolutivo (delicato e rilevante) come quello adolescenziale, con le immaginabili ripercussioni.
In ultima analisi,
· il bullismo omofobico risente fortemente delle influenze culturali e sociali;
· colpisce le dimensioni profonde dell’identità sessuale e di genere;
· è causa di condotte suicidarie frequenti (specialmente tra gli adolescenti).
Per contrastare il fenomeno e le gravi conseguenze è necessario un cambio di passo nell’educazione delle fasce giovanili.
Occorre insegnare il rispettodelle differenze, nell’ottica di una valorizzazione delle stesse.
Le differenze rappresentano e sono una risorsa personale e sociale.
Non possiamo però illuderci che questo possa bastare.
In realtà, i primi chiamati a crescere siamo noi adulti, noi genitori, primi modelli di riferimento dei figli.
Non èpensabile di proteggere/preservare i figli da tali violenze e discriminazioni se noi stessi ne siamo i primi portatori.
PierAnnaPischedda
