Il bullismo, questo s/conosciuto

Il bullismo, inteso come modalità disfunzionale/patologica, esiste da sempre, fa parte del bagaglio relazionale dell’essere umano.

In questi ultimi anni, grazie anche alle innovazioni tecnologiche, è tornato prepotentemente alla ribalta, diventando (anche) un fenomeno mediatico. Non passa giorno che la cronaca o i social denuncino episodi in tal senso, che coinvolgono fasce sempre più ampie di popolazione (donne e adolescenti i più colpiti). Nel contempo, questo ha permesso (fortunatamente) di accendere un faro su un fenomeno che – da sempre – prolifera e si nutre di omertà, tolleranza, complicità.

Oggi, grazie a numerose ricerche e studi (nazionali ed internazionali) sappiamo molte più cose.  

Sulle diverse tipologie, sulle cause, sugli attori, sui contesti di riferimento.

Sappiamo che si ri-produce laddove si riscontrano difficoltà emotivo-socio-relazionali, presenti sia nella vittima che nel bullo (anche se declinate in maniera differente), di fatto accomunati da un comune destino.

Quando si afferma che il bullismo è un fenomeno multi-dimensionale, in realtà, si intende che non può essere (come causa) circoscritto alle singole personalità degli attori in commedia (vittima e carnefice), ma che il suo raggio è molto più ampio ed include

  • I modelli familiari
  • Gli stereotipi imposti (mass media, scuola, società)

Questo campo “esteso” (in sostanza riguarda tutti) pone dei seri problemi dal punto di vista educativo e ad un ripensamento dei modelli fin qui utilizzati.

Occorre quindi migliorare e, laddove necessario, creare nuove sinergie tra le agenzie educative (famiglia e scuola in primis).

In altri termini, fare fronte comune nei confronti di un fenomeno che, sappiamo, essere molto pericoloso, doloroso e con costi sociali elevati.

Pieranna Pischedda

Pag. Fb: “Bullismo: vecchie e nuove violenze”

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