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	<title>giustizia Archivi - Laboratorio Del Possibile</title>
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	<title>giustizia Archivi - Laboratorio Del Possibile</title>
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		<title>Cambiamento culturale, responsabilità individuale e nuovi necessari reati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Dec 2024 08:56:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Durante un giro di ricognizione alla ricerca di un film per finire la serata, mi imbatto in una trasmissione &#8211; tra le più longeve della tv pubblica &#8211; che si occupa di processi.&#160; Decido masochisticamente di visionare un paio di puntate…a caso.&#160; Neanche a farlo apposta entrambe riguardano omicidi di prostitute, la seconda addirittura di un serial killer. &#160; E [&#8230;]</p>
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]]></description>
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<p>Durante un giro di ricognizione alla ricerca di un film per finire la serata, mi imbatto in una trasmissione &#8211; tra le più longeve della tv pubblica &#8211; che si occupa di processi.&nbsp;</p>



<p>Decido masochisticamente di visionare un paio di puntate…a caso.&nbsp;</p>



<span id="more-1245"></span>



<p>Neanche a farlo apposta entrambe riguardano omicidi di prostitute, la seconda addirittura di un serial killer. &nbsp;</p>



<p>E vengo catapultata in un mondo da far accapponare la pelle.&nbsp;</p>



<p>Un mondo in cui la miseria morale, il disimpegno morale, la psicopatia e l’indifferenza, la fanno da padrone.</p>



<p>Sentire raccontare la vita di quelle povere vittime (alcune giovanissime) già in mano ad organizzazioni o a “fidanzati papponi” (e vi lascio immaginare cosa avranno passato), lontane da casa, lontane dai loro cari, dai figli, finite in balìa della feccia della terra (numerosissima), non ti predispone positivamente nei confronti del prossimo e della società.</p>



<p>La mancanza di empatia nei confronti di chi subisce quotidiane violenze di ogni tipo e la totale assenza della politica nel farsene carico, meriterebbero una profonda riflessione da parte di noi tutti, ma anche una diversa narrazione al riguardo.&nbsp;</p>



<p>Meriterebbe ben altra consapevolezza e ben altra assunzione di responsabilità (a tutt’oggi inesistente) in particolare da parte di chi si “racconta” di essere un cliente.</p>



<p>Il che ci porta a pensare che questi piuttosto ingenui signori vivano in una realtà dove le loro miserie hanno dei nomi rassicuranti (accettati dall’opinione pubblica) e tutto ciò che li circonda sembra avere un valore solo se lo ha per loro.&nbsp;</p>



<p>Vivono in un mondo in cui le persone difficilmente possono avere vita e dignità propria, ma esistono solo in quanto soddisfano bisogni: in parole povere, oggetti.&nbsp;</p>



<p>Non è un caso che entrambi gli assassini avessero compagne e figli (si, anche l’omicida seriale), necessari trofei per creare un’apparentemente, indispensabile conformità sociale.</p>



<p>Infine, veniamo alla “<em>leggerezza”,</em> ma forse sarebbe più esatto <strong>incoscienza,</strong> con la quale vengono concesse misure alternative alla detenzione a soggetti pericolosi (per usare un eufemismo).&nbsp;</p>



<p>Il serial killer, ad esempio, approfittava della scarsità di controlli (!) per fare rapine, per violentare, torturare e uccidere prostitute (10 accertate) con una facilità disarmante.&nbsp;</p>



<p>Lo ha potuto fare perché qualcuno ha creduto che un violentatore, sadico assassino di cinque donne potesse uscire dal carcere in regime di semilibertà solo perché passati venti anni.&nbsp;</p>



<p>Tutto chiaro?&nbsp;</p>



<p>Abbiamo rimesso in circolazione un pericoloso criminale e questo se n’è andato in giro a perpetrare ulteriori crimini in tutta tranquillità, senza neanche il minimo sospetto da parte di chi lo avrebbe dovuto controllare.&nbsp;</p>



<p>Dobbiamo forse pensare che in quanto assassino di “<em>donne di serie b”</em> non sia stato reputato così socialmente pericoloso?&nbsp;</p>



<p>Oppure l’avere fatto un figlio con una donna fragile e tossicodipendente lo rendeva, ipso facto, un uomo nuovo, pronto per il reinserimento in società?</p>



<p>Quanto ancora dovremmo sopportare queste oscenità?</p>



<p>Quanto ancora vogliamo tollerare che i reati di genere (stupro, violenza domestica, sfruttamento della prostituzione) vengano trattati &#8211; nel migliore dei casi – al pari di uno scippo?&nbsp;</p>



<p>Temo che,&nbsp;</p>



<p>senza un deciso <strong>cambiamento culturale</strong>;</p>



<p>senza una comune assunzione di <strong>responsabilità</strong>;</p>



<p>senza una decisa e compatta azione di <strong>stigmatizzazione, </strong>ma anche un reato specifico di <strong><em>concorso diretto in sfruttamento della prostituzione e tratta di esseri umani,</em> </strong>nei confronti di chi scientemente, con le sue “richieste” favorisce, incentiva, sovvenziona l’abominevole traffico, tutto questo non sarà possibile.</p>



<p>PierAnna Pischedda, Psicologa</p>



<p>#reatidigenere #prostituzione #stupro #cambiamentoculturale #sessualitàmaschile&nbsp;</p>



<p></p>



<p> &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; </p>
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		<title>Il Pantheon valoriale e personale che influenza il nostro mondo relazionale</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2024/12/01/il-pantheon-valoriale-e-personale-che-influenza-il-nostro-mondo-relazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Dec 2024 17:45:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle nostre pagine/gruppi/blog vari giornalmente disquisiamo di come siano difficili le relazioni intime tra due persone e di come assistiamo giornalmente a reati, violenze, abusi di ogni genere all’interno delle dinamiche relazionali.  Mentre stanotte mi accingevo a consegnarmi nelle braccia di Morfeo, improvvisamente il seguente pensiero ha bruscamente interrotto la liaison tra me e il dio dei sogni: “ma quali [&#8230;]</p>
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<p>Dalle nostre pagine/gruppi/blog vari giornalmente disquisiamo di come siano difficili le relazioni intime tra due persone e di come assistiamo giornalmente a reati, violenze, abusi di ogni genere all’interno delle dinamiche relazionali. </p>



<span id="more-1242"></span>



<p>Mentre stanotte mi accingevo a consegnarmi nelle braccia di Morfeo, improvvisamente il seguente pensiero ha bruscamente interrotto la liaison tra me e il dio dei sogni: <em>“ma quali sono i criteri di selezione che ognun* di noi adotta nel fare entrare le persone nella propria vita, a livello amicale e amorosa?</em> <em>Come ci si ritrova a gestire personaggi poco degni se non addirittura perniciosi?&nbsp;</em></p>



<p>Ci siamo mai chiest* se i nostri parametri di “accettazione” siano troppo laschi dal punto di vista valoriale? Mi spiego meglio.&nbsp;</p>



<p>Per quanto mi riguarda, quando vengo a contatto con delle persone che per una serie di cause (lavoro, amicizie comuni…) potrei incontrare con frequenza, mi metto “in ascolto” per capire chi ho davanti.</p>



<p>Partendo dal presupposto che il tempo è prezioso e non va condiviso con personaggi che per comodità definirò “negativi”, ho elaborato (da sempre, fin dalla più giovane età) una griglia personale di selezione all’ingresso che via via si è adattata alle fasi evolutive.</p>



<p>Per cui gli elenchi qui sotto sono (anche) la risultanza dei miei non pochi mercoledì alle spalle.</p>



<p>Mentre in gioventù avrei potuto pensare di utilizzare tempo e risorse per comprendere cause ed eventualmente impegnarmi in un confronto dialettico proficuo e tendente a rimuovere gli “aspetti dolenti”, ora questo non mi passa neanche per l’anticamera del cervello: o sei dentro o sei fuori e – soprattutto &#8211; non sono la “salvatrice” di nessuno.&nbsp;</p>



<p>Detto questo, la mia griglia è formata da un <strong>livello base</strong> di parametri (vale per tutti i generi) senza i quali – una volta acclarata la presenza o mancanza – non vi è nessuna possibilità di condividere una seconda occasione. Indi per cui, nella mia vita relazionale non c’è posto per:&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Razzisti; xenofobi.</li><li>Fascisti e ideologie simili.</li><li>Fanatici religiosi di qualsiasi religione. &nbsp; &nbsp;</li><li>Omofobi.</li><li>Cacciatori.</li><li>Tifosi ultrà.</li><li>Adesione a schieramenti politici che presuppongono una visione della vita opposta alla mia.</li><li>Mafiosi.&nbsp;</li><li>Massoni.&nbsp;</li></ul>



<p><strong>Secondo livello</strong> (aspetti inizialmente poco evidenti che possono rivelarsi in itinere, ma passibili di miglioramento/superamento):</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Maschilisti inconsapevoli (che possono essere anche donne).</li><li>Scarso senso civico ed etico.</li></ul>



<p><strong>Terzo livello</strong> (aspetti culturali e interessi).</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Rispetto per gli interessi e passatempi; no imposizioni dei rispettivi all’altro (della serie, il cine panettone te lo vai a vedere senza di me).&nbsp;</li></ul>



<p><strong>Livello relazione intima.</strong></p>



<p>Se pensi di avviare una relazione stabile, quali sono i “paletti” di riferimento?</p>



<p>Una relazione stabile significa condividere quotidianità, valori, interessi, passatempi. Significa fare progetti, investire emotivamente, economicamente, ma soprattutto dal punto di vista fiduciario.&nbsp;</p>



<p>Premesso che si tratta di un percorso che si sviluppa nel tempo; tenendo conto che deve avere superato i primi due livelli, non mi rimane che accertare la posizione del principe azzurro rispetto al&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Sesso condiviso.</li><li>Sesso&nbsp; a pagamento: il suo personale pensiero nei confronti di chi lo pratica (utente e prestatrice d’opera).&nbsp;</li><li>La sua posizione nei confronti della tratta di esseri umani.</li></ul>



<p>…e &#8211; dulcis in fundo &#8211; se abbia mai richiesto per sé o per qualcun altro tale “servizio”, per accompagnarlo immantinènte alla porta.</p>



<p>E voi? Avete la vostra griglia personale? &nbsp;</p>



<p>PierAnna Pischedda, Psicologa</p>



<p> &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; </p>
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		<title>Una riflessione sulla presenza dello Psicologo all’interno degli istituti scolastici</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2024/11/22/una-riflessione-sulla-presenza-dello-psicologo-allinterno-degli-istituti-scolastici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Nov 2024 15:45:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mi arriva da diverse delle nostre assistite la seguente situazione. Minorenni che da anni subiscono la violenza domestica (psicologica, economica, vicaria, assistita), ad un certo punto, specialmente nel periodo di latenza e dell’adolescenza, “decidono” di rendere visibile in maniere anche plateali la loro sofferenza, riversandola (per ovvi motivi) rispettivamente, sul genitore accudente; su fratelli/sorelle; in ambito scolastico (scarso rendimento; condotte [&#8230;]</p>
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<p>Mi arriva da diverse delle nostre assistite la seguente situazione.</p>



<span id="more-1234"></span>



<p>Minorenni che da anni subiscono la violenza domestica (psicologica, economica, vicaria, assistita), ad un certo punto, specialmente nel periodo di latenza e dell’adolescenza, “decidono” di rendere visibile in maniere anche plateali la loro sofferenza, riversandola (per ovvi motivi) rispettivamente, sul genitore accudente; su fratelli/sorelle; in ambito scolastico (scarso rendimento; condotte devianti).&nbsp;</p>



<p>Un genitore accudente (non fatevi fuorviare dalle esigenze grammaticali, quasi sempre la madre) che ben conosce la sofferenza del figlio/a; che per la stessa combatte da anni e che dovrà sobbarcarsi quest’ulteriore aggravio ovvero scontare colpe che non le appartengono.</p>



<p>Come tutti ben sapete, la legge prevede il consenso di entrambi i genitori per ogni decisione di carattere sanitario che riguarda i figli minorenni.&nbsp;</p>



<p>Succede allora che in caso di separazioni “problematiche”, tradotto, in caso di violenza domestica, il mancato consenso rappresenta non solo un’arma di ricatto, ma anche uno strumento per occultare le probabili prove dei maltrattamenti subìti dal minore.</p>



<p>Ora, si poteva sperare in uno spiraglio di luce con l’attivazione degli sportelli psicologici nelle scuole.&nbsp;</p>



<p>E invece no.&nbsp;</p>



<p>Invece siamo riusciti a rendere inutile anche quello.</p>



<p>Se un discente decide di bussare allo sportello per poter parlare con un professionista che può garantire – nel peggiore dei casi – <em>Accoglienza e Ascolto</em>, le motivazioni più frequenti sono:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>è vittima di bullismo;</li><li>sta vivendo un disagio familiare importante;</li><li>è sotto pressione per le aspettative troppo alte da parte della famiglia;</li><li>è vittima di maltrattamenti (<em>incuria, discuria, ipercura</em>).</li></ul>



<p>Ma, per poterlo fare deve avere il consenso di entrambi i genitori ovvero dei potenziali responsabili del suo malessere.&nbsp;</p>



<p>CHE SENSO HA TUTTO QUESTO?</p>



<p>Fermo restando che non si tratta di un’azione sanitaria bensì di un semplice colloquio che neanche lontanamente può essere paragonato ad azione terapeutica perché, nei fatti, lo si fa passare per tale?&nbsp; &nbsp;</p>



<p>In che modo e con quale spirito, il minorenne dovrebbe chiedere il permesso per parlare con uno Psicologo a chi di quelle sofferenze è causa?</p>



<p>Trattasi di una normativa folle o intenzionale?&nbsp;</p>



<p>A me pare l’ennesima presa in giro e &#8211; a dispetto di tutte le belle parole con le quali ci si sciacqua la bocca – la mera negazione del minore come soggetto giuridico.</p>



<p>A pensare male, un’ulteriore dimostrazione della volontà di ricondurre i “panni sporchi” all’interno delle mura domestiche; di silenziare testimonianze; di voltare le spalle alle vittime.</p>



<p>A pensare male, peccato però che non ho nessun elemento per pensare bene.</p>



<p>PierAnna Pischedda, Psicologa</p>



<p> &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; </p>
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		<item>
		<title>Il maltrattante e le peculiarità che il legislatore (ancora) ignora</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2024/11/21/il-maltrattante-e-le-peculiarita-che-il-legislatore-ancora-ignora/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2024 08:12:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dall’entità delle pene (risibili) e dagli strumenti previsti come deterrenti (ammonimento e diffida), passando per le misure alternative di detenzione (braccialetto elettronico, domiciliari), possiamo affermare &#8211; senza tema di smentita &#8211; quanto il legislatore non sia effettivamente consapevole delle caratteristiche del reato di maltrattamenti e delle peculiarità dell’agente reato.  Quanto non sia consapevole delle fragilità, che lo “motivano” e spingano [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dall’entità delle pene (risibili) e dagli strumenti previsti come deterrenti (ammonimento e diffida), passando per le misure alternative di detenzione (braccialetto elettronico, domiciliari), possiamo affermare &#8211; senza tema di smentita &#8211; quanto il legislatore non sia effettivamente consapevole delle caratteristiche del reato di maltrattamenti e delle peculiarità dell’agente reato. </p>



<span id="more-1231"></span>



<p>Quanto non sia consapevole delle fragilità, che lo “motivano” e spingano ad agire tali condotte, che lo porteranno a reiterare il reato con chiunque abbia la disgrazia di intraprendere con il nostro una relazione intima.&nbsp;</p>



<p>In realtà, senza un percorso serio e lungo di psicoterapia, il maltrattante/agente reato rimarrà tale e quale, con percentuali di recidiva altissime.&nbsp;</p>



<p>Una mina vagante perpetua.&nbsp;</p>



<p>Anche a distanza di anni &#8211; e se ne avrà occasione &#8211; continuerà nella sua azione di violenza domestica esplicitata nelle sue varie declinazioni (psicologica, economica, fisica, assistita, vicaria).&nbsp;</p>



<p>Per questo, la vittima non è mai al sicuro;</p>



<p>Per questo, raggiungere la serenità rappresenta un’illusione (a meno di una dipartita del nostro eroe);</p>



<p>Per questo, sarà difficile elaborare e superare un trauma che è sempre dietro l’angolo, in agguato;</p>



<p>Per questo, avremmo bisogno di un #reato specifico di #violenzadomestica;</p>



<p>Per questo, avremmo bisogno della reale applicazione della #ConvenzionediIstanbul, a 11 anni dalla sua ratifica ancora sconosciuta ai più, #Giudici, #PubbliciMinisteri, #Avvocati, #AssistentiSociali, #Psicologi, #PersonaleSanitario, #ForzedellOrdine, nessuno escluso.&nbsp;</p>



<p>Fino a che questo non avverrà, nessuna vittima potrà tornare a vivere una vita degna di essere chiamata tale.&nbsp;</p>



<p>Nel contempo, invece, l’agente reato potrà godere di tutte le garanzie del nostro codice penale che, aggiunte alla durata dei processi (di cui nessuno dei Ministri della Giustizia che si avvicendano, si occupa), possiamo definire – di fatto &#8211; impunità.&nbsp;</p>



<p>Un agente reato che continua a pensare alle sue fragilità, ai suoi lati oscuri, come conseguenza diretta del comportamento di terzi alias la malcapitata di turno e/o le malcapitate di ieri, in particolare se ha condiviso con loro la procreazione di vite.&nbsp;</p>



<p>Un esempio? Anche il versamento del mantenimento per un figlio (a distanza di 12 anni e dopo varie condanne penali) diventa un motivo di occasione per infastidire &nbsp; un’ex compagna che dopo avere passato l’inferno insieme ai figli, si è ripresa la sua vita, lasciandolo al suo infelice destino.</p>



<p>Lui invece no, lui sta ancora là a cercare di ricostruire dinamiche patologiche e violente senza le quali si sente perso e inutile. &nbsp;</p>



<p>Lui sta ancora là, nel tentativo di ripristinare il controllo di quella vita a cui non ha più accesso.</p>



<p>Lui sta ancora pervicacemente là, a pensare di essere la vittima e non l’aguzzino.&nbsp;</p>



<p>Un condannato per maltrattamenti rimane un maltrattante anche dopo avere estinto la pena se, contemporaneamente ad essa, non porta avanti un percorso di consapevolezza del suo operato e delle cause che lo hanno portato ad essere tale.&nbsp;</p>



<p>E il legislatore dovrebbe (finalmente) aprire gli occhi e tenerne conto.</p>



<p>PierAnna Pischedda, Psicologa</p>



<p> &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laboratoriodelpossibile.it/2024/11/21/il-maltrattante-e-le-peculiarita-che-il-legislatore-ancora-ignora/">Il maltrattante e le peculiarità che il legislatore (ancora) ignora</a> proviene da <a href="https://www.laboratoriodelpossibile.it">Laboratorio Del Possibile</a>.</p>
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		<item>
		<title>Tragedie annunciate… e non evitate</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2024/11/01/tragedie-annunciate-e-non-evitate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Nov 2024 09:50:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’opinione pubblica è scossa in questi giorni dalla morte di una quasi quattordicenne, “caduta” da un balcone mentre era in compagnia di un ragazzo con cui condivideva una storia d’amore adolescenziale.  Voglio soffermarmi sugli aspetti che più mi hanno colpito.  L’informazione, stampata e non, ha definito gli attori di questa vicenda una coppia di fidanzati. Sono andata a vedere il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’opinione pubblica è scossa in questi giorni dalla morte di una quasi quattordicenne, “caduta” da un balcone mentre era in compagnia di un ragazzo con cui condivideva una storia d’amore adolescenziale. </p>



<p>Voglio soffermarmi sugli aspetti che più mi hanno colpito. </p>



<span id="more-1228"></span>



<ul class="wp-block-list"><li>L’informazione, stampata e non, ha definito gli attori di questa vicenda una coppia di fidanzati. Sono andata a vedere il significato reale (le parole hanno un senso ed un peso) di questo sostantivo: <em>coloro che hanno una relazione sentimentale stabile ed eventualmente scambiato promessa di matrimonio. </em>Se ve ne fosse bisogno,faccio sommessamente notare come la somma degli anni dei due non superasse il 28. Dovremmo tutti fare uno sforzo per trovare le parole giuste e non rischiare una narrazione errata e fuorviante.&nbsp;</li><li>Pare che il 15enne fosse “geloso in maniera ossessiva” ed esercitasse violenza psicologica e fisica. Vorrei porre l’accento sul come mai un ragazzino (perché di questo si tratta) mostri già una così elevata “fragilità relazionale” a tal punto da diventare violento e pericoloso per il benessere di terze persone. Al momento in cui scrivo non so se il nostro fosse seguito da qualche servizio o professionista, ma una cosa è certa: questo tipo di problematiche sono visibilissime in quanto si traducono in comportamenti che possono sfociare nel bullismo o in atti violenti. Pensare – eventualmente &#8211; che non potessero ricadere sulla sua “amata” si è rivelata una pia illusione.&nbsp;</li><li>Dalle dichiarazioni, sembra che il presunto assassino frequentasse la casa della vittima finanche a tarda notte. Mi chiedo come fosse possibile. Molti genitori, attualmente preferiscono – probabilmente per gestire meglio la situazione – favorire una frequentazione domestica da parte del partner di turno dei loro figli. Sinceramente non sono mai stata favorevole a ciò (anche se capisco le preoccupazioni che portano a tale scelta). I primi innamoramenti dovrebbero rimanere tali: temporalmente precari (come la fase evolutiva vuole) e non investiti di un’ufficialità che di fatto ne cambia la natura, appesantendola di una serie di elementi che spesso impediscono la funzione evolutiva ed esperienziale della stessa. Ma anche il fatto che un appena adolescente possa rimanere fuori casa di sera tardi, la dice lunga sulla difficoltà delle famiglie di esercitare il dovuto “monitoraggio” e dare le indispensabili coordinate comportamentali. Si preferisce concedere la libertà senza nessun perimetro. In presenza di un disagio importante, gli esiti possono essere infausti.</li></ul>



<p>Da questa tragedia sembra venire fuori un quadro complesso:&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Solitudine dei ragazzi;&nbsp;</li><li>Disattenzione degli adulti;&nbsp;</li><li>Senso di impotenza;&nbsp;</li><li>Negazione e Rimozione delle fragilità;&nbsp;</li><li>Assenza di strumenti di prevenzione e contrasto;</li><li>Famiglie che non riescono ad esercitare un’efficace azione educativa; famiglie disfunzionali; famiglie devastate dalla violenza domestica;&nbsp;</li><li>Una scuola fortemente deprivata negli ultimi anni della sua, insostituibile, funzione educativa, ridotta a dispensatrice di nozioni.</li><li>Un sistema di welfare incapace di intercettare il malessere, il disagio, le condotte devianti;</li><li>Istituzioni apparentemente inconsapevoli del pericolo e del già sfacelo.</li></ul>



<p>Cosa deve ancora accadere per farci uscire da quest’incantesimo malefico, chiedere il necessario cambiamento ed un futuro migliore per i nostri ragazzi e, conseguentemente, per tutti noi?</p>



<p>PierAnna Pischedda, Psicologa</p>



<p> &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; </p>
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		<title>Narcosi delle coscienze e assunzione di responsabilità</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2024/10/30/narcosi-delle-coscienze-e-assunzione-di-responsabilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Oct 2024 18:44:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle ultime due settimane assistiamo ad un‘impennata dei #femminicidi (addirittura tre nel giro di poche ore) e di suicidi di adolescenti vittime di #bullismo.&#160; Un allarme sociale puntualmente ignorato, minimizzato e/o ridotto a casi isolati (che non sono). Mentre le statistiche ci mostrano la diminuzione, da anni, dei reati gravi come rapine e omicidi, i femminicidi mantengono il dato costante [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nelle ultime due settimane assistiamo ad un‘impennata dei #femminicidi (addirittura tre nel giro di poche ore) e di suicidi di adolescenti vittime di #bullismo.&nbsp;</p>



<p>Un allarme sociale puntualmente ignorato, minimizzato e/o ridotto a casi isolati (che non sono).</p>



<span id="more-1225"></span>



<p>Mentre le statistiche ci mostrano la diminuzione, da anni, dei reati gravi come rapine e omicidi, i femminicidi mantengono il dato costante (ma con un inquietante abbassamento del livello d’età dell’assassino), con un aumento dei reati sessuali e dei suicidi nelle fasce più giovani. &nbsp;</p>



<p><strong>Eppure</strong>, non si vede neanche l’ombra di una mobilitazione in merito (movimenti femministi esclusi, si intende).&nbsp;</p>



<p><strong>Eppure</strong>, non vediamo mettere in campo azioni mirate, incisive, per contrastare e sconfiggere tale <em>“emergenza strutturale”</em> (passatemi l’ossimoro) anzi, possiamo affermare senza tema di smentita di assistere ad un tentativo di Restaurazione nel senso storico-politico del termine.&nbsp;</p>



<p>La politica, nella sua funzione legislativa ed esecutiva, è sempre impegnata a fare altro, a seguire priorità spesso incomprensibili (<em>Decreto Rave</em>), ad inventare nuovi grotteschi reati (<em>Resistenza passiva</em>).&nbsp;</p>



<p><strong>Eppure</strong>, si sta parlando di vite spezzate.&nbsp;</p>



<p>Vite di madri, mogli, compagne, fidanzate, sconosciute incontrate per caso…; vite di orfani causa omicidio; vite di figli uccisi da un genitore; vite di vittime di violenze terribili quanto vigliacche, perpetrate (anche) in gruppo da giovani sempre più giovani; vite di ragazzi/e perseguitati, umiliati, torturati psicologicamente fino alla morte.</p>



<p>Nel contempo, l’opinione pubblica appare sedata, quasi anestetizzata, in una sorta di trasversale burn-out collettivo.&nbsp; &nbsp;</p>



<p>Sarà forse la nostra proverbiale “memoria da pesce rosso”, per cui ci indigniamo sul momento gridando al mostro, per ritornare subito dopo alla “normalità”&#8230; o c’è dell’altro?&nbsp;</p>



<p>Tutti i reati testé elencati hanno una radice comune: sono <strong>Patologie della Relazione.</strong>&nbsp;</p>



<p>E allora, tutto diventa più chiaro.&nbsp;</p>



<p><strong>Vittime e carnefici si conoscono.&nbsp;</strong></p>



<p>Si frequentano giornalmente (<strong><em>bullismo</em></strong>); hanno un legame amoroso (<strong><em>violenza nelle relazione intima</em></strong>); vivono insieme (<strong><em>violenza domestica e assistita</em></strong>); sono amici, conoscenti, parenti (<strong><em>violenza sessuale, abusi su minori</em></strong>).&nbsp;</p>



<p>Balza subito all’occhio che la natura di questi reati ci chiama tutti in causa.&nbsp;</p>



<p>E’ molto difficile, nostro malgrado, non fare parte di nessuna delle categorie elencate tantomeno non esserci imbattuti – almeno una volta &#8211; in una vittima o agente reato, minori o adulti che fossero.&nbsp;</p>



<p>Spesso, gli stessi ci toccano direttamente in quanto figli, parenti, compagni di vita, amici, conoscenti. Nel caso di un figlio agente reato, ad esempio, significherebbe il fallimento della funzione genitoriale esercitata e conseguente assunzione di corresponsabilità.</p>



<p>Sono queste “implicazioni”, nello stesso tempo sociali e personali – che rendono tutto più complicato e spesso si trasformano in occasione di <em>rivittimizzazione</em>.&nbsp;</p>



<p>Qui sotto un breve &#8211; e per niente esaustivo &#8211; campione.</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Nel caso di un marito/compagno/fidanzato maltrattante, la vergogna sociale; il senso di colpa; stereotipi culturali; stigma.</li><li>Nel caso di una violenza sessuale subìta, lo stigma sociale del <em>“se l’è cercata”</em>.</li><li>Nel caso del bullismo, l’assenza di solidarietà degli amici; la complicità e /o collusione di chi assiste come spettatore &#8211; magari divertito &#8211; alle umiliazioni pubbliche; la “cecità” degli adulti e delle istituzioni.</li></ul>



<p>Detto questo, NOI, cosa vogliamo fare?&nbsp;</p>



<p><strong>Perseverare </strong>con la memoria da pesce rosso?</p>



<p><strong>Negare</strong> la realtà e rispondere di default, in maniera cantilenante, <em>“non siamo tutti così”</em>?</p>



<p><strong>Scegliere</strong> la via più facile e comoda (dal punto di vista culturale) e ri-vittimizzare?&nbsp;</p>



<p><strong>Voltarci</strong> dall’altra parte per non assumere la nostra porzione di responsabilità?</p>



<p>O – finalmente &#8211; fare qualcos’altro?</p>



<p>…ed è subito sera.</p>



<p>PierAnna Pischedda, Psicologa</p>



<p> &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; </p>
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		<title>Familia &#8211; Un pensiero sul film</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2024/10/07/familia-un-pensiero-sul-film/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Oct 2024 17:15:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi sono recata al cinema per vedere #familia di @Francesco Costabile con lo stesso stato d’animo di un condannato a morte che si avvicina al patibolo.&#160; Sapevo della capacità di questo #regista – già ammirata nella sua opera prima #unafemmina – di andare al punto, di descrivere in maniera realistica e cruda la realtà, senza sconti. &#160; E conosco, perché [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Mi sono recata al cinema per vedere #familia di @Francesco Costabile con lo stesso stato d’animo di un condannato a morte che si avvicina al patibolo.&nbsp;</p>



<p>Sapevo della capacità di questo #regista – già ammirata nella sua opera prima #unafemmina – di andare al punto, di descrivere in maniera realistica e cruda la realtà, senza sconti. &nbsp;</p>



<span id="more-1221"></span>



<p>E conosco, perché l’affronto giornalmente con le mie assistite, la #violenzadomestica in tutte le sue forme e sfumature.</p>



<p>Conosco la #violenzaistituzionale degli apparati dello Stato preposti, nel migliore dei casi incapaci di riconoscerla e contrastarla fino ad essere punitiva nei confronti delle stesse vittime, donne e figli (minori e non); conosco le dinamiche che intercorrono fra i “protagonisti”.</p>



<p>Conosco le risposte dell’ambiente circostante.&nbsp;</p>



<p>Conosco i DANNI; l’entità di un trauma che si reitera negli anni, una tortura che si ripete giornalmente, che causa ferite che diventano piaghe.&nbsp;</p>



<p>Conosco il senso di colpa della vittima che si sente inadeguata e – in un disperato tentativo di “comprendere” il carnefice – si assume le responsabilità del mostro, compagno e padre.&nbsp;</p>



<p>Conosco la manipolazione che questi soggetti operano senza ritegno, creando nelle vittime un’eterna illusione che le cose possano cambiare nonostante tutto…infrangendola puntualmente.&nbsp;</p>



<p>Conosco quella condizione di solitudine estrema, il terrore di non essere creduta, il senso di vergogna…la disperazione di non avere via d’uscita. &nbsp; &nbsp;</p>



<p>CONOSCO.</p>



<p>Ma il pugno allo stomaco è arrivato lo stesso, insieme alla rabbia per una società incapace di cambiare e guardarsi allo specchio.&nbsp;</p>



<p>Rabbia, per una cultura predatoria e del possesso che permea le dinamiche relazionali e crea mostri col sorriso che “salutavano sempre”.</p>



<p>Rabbia per un legislatore che partorisce da un lato leggi inefficaci e dall’altro non applica leggi sovranazionali ratificate solo a parole.</p>



<p>Detto questo, Vi invito a vedere questo film.&nbsp;</p>



<p>Vi aiuterà a capire, a non condannare e a chiedere una società diversa, ad un nuovo modello dove i termini possesso, controllo, preda non trovino posto, un modello che si poggi sul RISPETTO dell’altro e non sulla sua proprietà.&nbsp; &nbsp;</p>



<p>Ps. Complimenti al #casting     </p>



<p>PierAnna Pischedda, Psicologa</p>



<p> &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; </p>
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		<title>L’elefante e il topolino: il patriarcato e la sua debolezza</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2024/09/07/lelefante-e-il-topolino-il-patriarcato-e-la-sua-debolezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Sep 2024 14:07:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; il potere patriarcale, bellezza.&#160; Chissà quante volte e quante donne hanno dovuto chinare la testa davanti a questa affermazione.&#160; Magari con altre parole (l’italiano permette variazioni infinite), ma soprattutto nei fatti.&#160;     D’altronde, è di questo che si tratta quando ci si sente rispondere, &#160;“il potere è mio, comando io; “posso stravolgere o ignorare le regole e ripristinarle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>E&#8217; il potere patriarcale, bellezza.&nbsp;</em></p>



<p>Chissà quante volte e quante donne hanno dovuto chinare la testa davanti a questa affermazione.&nbsp;</p>



<p>Magari con altre parole (l’italiano permette variazioni infinite), ma soprattutto nei fatti.&nbsp;</p>



<span id="more-1210"></span>



<p>    </p>



<p>D’altronde, è di questo che si tratta quando ci si sente rispondere,</p>



<p>&nbsp;“<em>il potere è mio, comando io</em>;</p>



<p>“<em>posso stravolgere o ignorare le regole e ripristinarle quando mi fa comodo”</em>;</p>



<p>“<em>è inutile che protesti o ti ribelli, sei una donna, nessuno ti darà retta e/o ti crederà”;&nbsp;</em></p>



<p>E’ esattamente ciò che è andato in onda in questi ultimi giorni in questo mortificato paese…ma con un Ma.&nbsp;</p>



<p>Infatti, quella che &#8211; a tutti gli effetti &#8211; poteva sembrare la classica Ancella, magari ambiziosa (aggettivo che declinato al maschile assume connotazioni positive) ma conscia delle “regole del gioco”, si è rivelata sorprendentemente reattiva…e molto meno ingenua (ed è un complimento).&nbsp;</p>



<p>E’ stata proprio quest’inattesa “resistenza” e la risposta scomposta del Potere (che ringraziamo per averci dato l’occasione di poterne parlare ancora una volta) a costringere il paese a dibattere (mentre il resto del mondo se la ride) su un’apparente love story, finita a causa della moglie di turno che – dopo mesi di sofferenze e umiliazioni pubbliche – decide di tirare le redini e riportare il fedifrago, vittima dell’incantesimo di una pericolosa e arrivista ammaliatrice, sui propri passi.&nbsp;</p>



<p>Non è un caso che la prime reazione del Potere (non è abituato) sia stata di stupore nel constatare l’imprevista combattività della nostra, a cui è seguito un moto di stizza (con qualche spruzzatina di dileggio e disprezzo qua e là), per passare rapidamente allo sconcerto e – infine &#8211; alla paura, la stessa che l’elefante prova nel confronti del topo.&nbsp;</p>



<p>A me non interessa entrare nei dettagli di questa ennesima svilente storia che coinvolge i piani alti delle istituzioni e ne mina pesantemente la credibilità, interessa piuttosto evidenziare come il potere non sia nient’altro che un pachiderma che può essere messo in difficoltà dalla velocità e l’imprevedibilità di un topo che non ne riconosca le regole.&nbsp;</p>



<p>Adesso pensiamo ad un insieme di topi, organizzato, coeso e con lo stesso obiettivo…e poi pensate ad un povero elefante terrorizzato.</p>



<p>#consapevolezza #sorellanza #uguaglianza #libertà #diritti #poterepatriarcale</p>



<p>PierAnna Pischedda, Psicologa</p>



<p>                     </p>
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			</item>
		<item>
		<title>Molestie sul lavoro e l’ennesima spia del disagio maschile.</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2024/07/03/molestie-sul-lavoro-e-lennesima-spia-del-disagio-maschile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2024 10:20:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo i dati ISTAT relativi al biennio 2022-23, l’81,6% dei 2 milioni e 322mila che hanno subìto molestie sul posto di lavoro, sono donne (15-70 anni). A questa già poco onorevole cifra dobbiamo poi aggiungere quelle che hanno subito ricatti sessuali (298.000). Cifre spaventose. Ma dove sono andati a finire i principi azzurri di una volta? Probabilmente non ci sono [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Secondo i dati ISTAT relativi al biennio 2022-23, <strong>l’81,6%</strong> dei <strong>2 milioni e 322mila</strong> che hanno subìto molestie sul posto di lavoro, sono donne (15-70 anni).</p>



<span id="more-1204"></span>



<p>A questa già poco onorevole cifra dobbiamo poi aggiungere quelle che hanno subito ricatti sessuali (<strong>298.000)</strong>.</p>



<p>Cifre spaventose.</p>



<p>Ma dove sono andati a finire i principi azzurri di una volta?</p>



<p>Probabilmente non ci sono mai stati, mentre queste questa misera tipologia di uomini, che operano indisturbati quotidianamente, sembra non conoscere nessuna decrescita o crisi di denatalità.</p>



<p>Dati sconfortanti a dir poco, ma non sono una sorpresa anzi.</p>



<p>Tutto dannatamente scontato.</p>



<p>Più volte in questo Blog abbiamo dedicato le nostre riflessioni (che Vi invito a leggere) alla sessualità maschile &#8211; sottolineando puntualmente &#8211; quanto urgente fosse affrontare pubblicamente, TUTTI, la questione.</p>



<p>Di come la stessa sia direttamente legata alla quasi totalità dei reati sessuali e di genere.</p>



<p>Di come la stessa sia generatrice della piaga sociale UNIVERSALE della prostituzione in tutte le sue forme, a sua volta fonte primaria di una serie di reati gravissimi <strong>(<em>tratta di esseri umani, sfruttamento di donne e bambini, violenze, rapimenti, riduzione in schiavitù, pedofilia</em>).</strong></p>



<p>Eppure, la maggior parte dell’opinione pubblica &#8211; e degli uomini in particolare &#8211; non sembra consapevole di tutto ciò; nessuno sembra farsene carico; nessuno sembra interessato ad aprire un dibattito al riguardo.</p>



<p>Come se tutto questo marciume e miseria morale fosse normale (oserei dire fisiologico);</p>



<p>Come se le vittime (milioni nel mondo) non fossero esseri umani (magari clonati in qualche laboratorio) con pari diritti;</p>



<p>Come se i crimini che si compiono giornalmente in tal senso e ne fanno uno dei business principali delle organizzazioni criminali, non si perpetrassero a causa e per soddisfare una sessualità predatoria e immatura che necessita di essere esercitata tramite coercizione.</p>



<p>Una sessualità incapace di accettare il previo consenso dell&#8217;altro/a ma, soprattutto, incapace di riconoscere il diritto dell’altro al piacere.</p>



<p>Non sarebbe ora di parlarne (d’altronde, l’andazzo va avanti solamente da migliaia di anni)?</p>



<p>O vogliamo continuare ad abusare, torturare, distruggere vite innocenti perché non si è in grado (o si ha paura) di mettersi in discussione e/o decidersi a crescere?</p>



<p>PierAnna Pischedda, Psicologa.</p>



<p> &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; </p>
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			</item>
		<item>
		<title>Donne al bivio</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2024/06/20/donne-al-bivio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2024 07:05:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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		<category><![CDATA[violenza domestica]]></category>
		<category><![CDATA[violenzaistituzionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vedo l’ennesimo video di una #poliziamorale iraniana che in maniera coatta e violenta costringe – anzi catapulta &#8211; una donna (tra l’altro bionda, il che mi fa pensare potesse essere straniera) dentro ad un pulmino, rea di avere indossato l’hijab in maniera scorretta. Come ogni volta e in maniera subitanea, rabbia e indignazione mi assalgono e mi diletto nel trovare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Vedo l’ennesimo video di una #poliziamorale iraniana che in maniera coatta e violenta costringe – anzi catapulta &#8211; una donna (tra l’altro bionda, il che mi fa pensare potesse essere straniera) dentro ad un pulmino, rea di avere indossato l’hijab in maniera scorretta.</p>



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<p>Come ogni volta e in maniera subitanea, rabbia e indignazione mi assalgono e mi diletto nel trovare gli aggettivi più consoni per queste donne vestite di nero che si macchiano quotidianamente di nefandezze per conto di Allah.</p>



<p>In preda all’emozione primaria, mi faccio la solita domanda di come tutto questo sia possibile; di come queste donne interpretino &#8211; senza esitazioni &#8211; i dettami di un <strong><em>regime criminale e patriarcale</em></strong> che si nasconde dietro una foglia di fico di nome Dio, per giustificare quello che fa.</p>



<p>Fortunatamente, lo stato emotivo perturbante dura poco e si ricomincia a ragionare.&nbsp;</p>



<p>E mi viene voglia di sapere di più su queste <strong><em>donne che spiano altre donne</em></strong> per poterle punire ferocemente.&nbsp;</p>



<p>Come saranno cresciute, quale sarà stata la loro vita, sono felici?&nbsp; Lo sono mai state?&nbsp;</p>



<p>Difficile rispondere…o forse no.&nbsp;</p>



<p>In realtà, sono le <strong>vittime principali</strong> del regime che “servono” indefessamente.&nbsp;</p>



<p>E’ probabile che &#8211; in un tempo più o meno lontano &#8211; avranno vissuto come un abuso quell’abbigliamento e ingiusta la loro condizione…ma si sono arrese…o meglio… si sono arrese a sopravvivere.&nbsp;</p>



<p>Per questo, nere come corvi (e tali sono) si aggirano per le strade di un paese in balìa delle tenebre, alla ricerca di chi, invece, non vuole arrendersi.&nbsp;</p>



<p>Senza pietà, con accanimento, senza pensare minimamente alle conseguenze per le vittime, colpevoli, ai loro occhi, di incarnare una speranza, la stessa a cui hanno dolorosamente rinunciato e il cui ricordo è insopportabile.</p>



<p>La polizia morale iraniana rappresenta l’esempio più eclatante di Sindrome di Stoccolma: vittime che per poter sopravvivere hanno dovuto “abbracciare” completamente le ragioni del Potere… e perseguirle con più convinzione dello stesso.&nbsp;</p>



<p>Ora, nel nostro paese stiamo assistendo ad una potente ondata regressiva.&nbsp;</p>



<p>Ogni giorno vediamo tentativi, più o meno sfumati, di limitazione, compressione di diritti.</p>



<p>Prima che sia troppo tardi; prima di ritrovarci a fare i conti con un risorto #poterepatriarcale che decida a proprio piacimento delle nostre vite, siamo chiamate a scegliere:</p>



<p>#SindromediStoccolma o #DonnaVitaLibertà? &nbsp;</p>



<p>Non fate che poi Vi meravigliate.</p>



<p>PierAnna Pischedda, Psicologa</p>



<p> &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; </p>
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