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	<title>divorzio Archivi - Laboratorio Del Possibile</title>
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	<title>divorzio Archivi - Laboratorio Del Possibile</title>
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		<title>Genitore preferito, genitore rifiutato…pater familias</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Nov 2023 14:55:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando una coppia di genitori si separa, i figli si trovano immediatamente nell’occhio del ciclone.&#160; Innanzitutto, due coniugi/compagni che si lasciano non smettono &#8211; per incanto &#8211; di essere genitori anzi.&#160; In realtà, questo succede molto spesso ed è per certi versi sorprendente constatare come la capacità genitoriale non vada di pari passo con la capacità di procreare.&#160; Generalizzare questo [&#8230;]</p>
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<p>Quando una coppia di genitori si separa, i figli si trovano immediatamente nell’occhio del ciclone.&nbsp;</p>



<p>Innanzitutto, due coniugi/compagni che si lasciano non smettono &#8211; per incanto &#8211; di essere <strong>genitori </strong>anzi.&nbsp;</p>



<span id="more-1107"></span>



<p>In realtà, questo succede molto spesso ed è per certi versi sorprendente constatare come la capacità genitoriale non vada di pari passo con la capacità di procreare.&nbsp;</p>



<p>Generalizzare questo tipo di situazioni raramente è la cosa giusta, però è possibile affermare che per i “componenti” generati dall’unione dei separandi, la fine del menage familiare rappresenti un evento che ha tutte le caratteristiche di un trauma. &nbsp;</p>



<p>E’ altrettanto vero che – proprio per questo – gli adulti dovrebbero continuare ad esercitare una funzione genitoriale scevra da eventuali dinamiche conflittuali presenti fra loro.</p>



<p>Mettiamo da parte il libro dei sogni e veniamo al dunque.</p>



<p>Il tema è ricorrente: il collocamento e l’affido dei figli.&nbsp;</p>



<p>Sorvoliamo tutte quelle situazioni dove i genitori (magari con grande sforzo) marciano ancora uniti riguardo al “bene supremo dei figli” e si accordano.&nbsp;</p>



<p>Concentriamoci invece su quelle situazioni in cui i figli diventano un “bene” conteso, da spartire – nel migliore dei casi &#8211; in maniera “salomonica” andando incontro ai desideri/bisogni degli adulti, a dispetto delle necessità dei minori.</p>



<p>L’esperienza ci insegna che solitamente i figli, soprattutto di una determinata fascia d’età, fantasticheranno per molto tempo il ricongiungimento della coppia, anche di fronte ad un evidente nuova “presenza” al fianco di uno o di entrambi.</p>



<p>A fronte di tutto questo, ci chiediamo come sia possibile invece (ed è la prassi) non dare il giusto valore alla volontà dei figli di vivere prevalentemente con uno di loro o quando – addirittura – c’è il rifiuto dell’altro?</p>



<p>Da almeno 15 anni, nei tribunali italiani – a dispetto di leggi e convenzioni internazionali – non solo viene negato al minore lo status di soggetto di diritto, con pensieri e volontà propria, ma la lettura che si fa del rifiuto è sempre e solo una: i figli sono stati manipolati e indotti ad alienare il genitore.&nbsp;</p>



<p>Il manipolatore? Ovvio: l’altra parte della (ex) coppia, la madre (non si hanno notizie di padri alienanti).&nbsp;</p>



<p>Un’anomalia, questa, che si va ad aggiungere ad altre nostre “peculiarità”, come il record di denunce archiviate per violenza domestica e le condanne internazionali sulle inadeguatezze/incapacità dei nostri Tribunali di “riconoscere” alcuni specifici reati (violenza domestica; sessuale; abusi; maltrattamenti; pedofilia). &nbsp;</p>



<p>Ma diamo un’occhiata al frutto del lavoro di studiosi e ricercatori. &nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Le ricerche dimostrano che i figli hanno un genitore preferito, tale sulla base di una serie di considerazioni personali formatesi nell’arco della loro vita. La scelta del genitore da parte del bambino avverrebbe su criteri di “merito”. Nello specifico, la presenza reale e sostanziale (nel corso degli anni) nella quotidianità, negli avvenimenti emotivamente significativi per il minore. I figli non vorrebbero e non dovrebbero mai trovarsi di fronte a tale scelta ma quando non è possibile fare altrimenti la stessa andrebbe rispettata. Preferire vivere con un genitore non significa assolutamente non amare l’altro, molto più semplicemente, non hanno il dono dell’ubiquità e non possono scindersi.&nbsp;</li><li>Ergo, quando un figlio rifiuta un genitore si dovrebbero indagare adeguatamente le motivazioni sottostanti e non liquidarle – di default – come mero tentativo di alienazione parentale (che andrebbe provata non solamente dichiarata) …e se ne dovrebbe chiedere conto al rifiutato. Sempre i dati (non le fantasie) ci dicono che dietro il rifiuto di un figlio, quasi sempre si nasconde un maltrattante, un abusante o nella migliore delle ipotesi, un genitore assente.&nbsp; Evidentemente, questo non sembra rivestire particolare importanza per gli “addetti ai lavori”. In questo contesto, il rischio che si consegnino vittime innocenti nelle mani di orchi o di genitori inadeguati è altissimo.&nbsp;</li><li>Al contrario, si preferisce la soluzione più “economica”, scaricare le colpe sul genitore accudente, definito via via “ostativo”, “malevolo” “simbiotico” (la lista di definizioni è lunga); nei casi in cui non ci si può appigliare a nient’altro anche “troppo capace”.&nbsp;</li></ul>



<p>Dulcis in fundo, l’interpretazione distorta della legge 54/2006 sull’affido condiviso ha seriamente compromesso lo stato di diritto di donne e bambini, riportando indietro questo paese ai tempi del <em>“pater familias”, </em>titolare delle potestà su persone e cose.&nbsp;</p>



<p>Se però vogliamo intestare tale disastro esclusivamente alla patologia del sistema (o alle mancanze di qualcuno) siamo ben lontani dalla soluzione.</p>



<p>E’ la politica il mandante, il sistema (e la rete di complicità che lo supporta) è solo l’esecutore.&nbsp;</p>



<p>Trattasi di un determinato progetto politico: ripristinare attraverso la sistematica compressione dei diritti un modello familiare in cui la donna deve ritornare al suo ruolo “naturale” di madre e moglie (vedi <strong><em>angelo del focolare</em></strong>). Una donna dipendente economicamente dal coniuge, chiamata ad accudire la famiglia e &#8211; più in là &#8211; ad assistere gli anziani genitori di entrambi.</p>



<p>Il tentativo – a suo tempo scongiurato– di chiudere il cerchio con il disegno di legge 735, più noto come decreto Pillon, ne è la prova.</p>



<p>Ci riproveranno.&nbsp;</p>



<p>Lo stanno già facendo, con la complicità di una marea di ancelle a cui è stato concesso di pasteggiare ai tavoli del potere.</p>



<p>Per noi rane è tempo di uscire dalla comfort zone…prima che sia troppo tardi, prima dell’ebollizione.</p>



<p>Fino a quel momento, #siamotutteinpericolo &nbsp;</p>



<p>Pieranna Pischedda, Psicologa</p>



<p></p>



<p>                         </p>
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		<title>Lo strano caso dei prelievi coatti e TSO</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2023/11/15/lo-strano-caso-dei-prelievi-coatti-e-tso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Nov 2023 20:35:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il trattamento sanitario obbligatorio è un intervento caratterizzato da motivata necessità ed urgenza. Deve essere disposto dal Sindaco del comune in cui il soggetto si trova e in presenza di due certificazioni mediche motivate, una delle quali appartenenti al servizio pubblico (solitamente Psichiatria della ASL).  Trattasi di un provvedimento da utilizzare con cautela e con cognizione di causa in quanto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il trattamento sanitario obbligatorio è un intervento caratterizzato da motivata necessità ed urgenza. Deve essere disposto dal Sindaco del comune in cui il soggetto si trova e in presenza di due certificazioni mediche <strong>motivate,</strong> una delle quali appartenenti al servizio pubblico (solitamente Psichiatria della ASL). </p>



<span id="more-1105"></span>



<p>Trattasi di un provvedimento da utilizzare con cautela e con cognizione di causa in quanto rappresenta una privazione della libertà del cittadino.&nbsp;</p>



<p>Ergo, come si concilia tutto questo con l’uso e l’abuso che ne viene fatto &#8211; sulla pelle di minori e madri &#8211; nell’occasione dei prelievi coatti eseguiti in nome del diritto del minore alla bi-genitorialità?</p>



<p>Voglio essere più chiara: com’è possibile che a delle persone <strong>sane</strong> e <strong>non in pericolo</strong> venga praticato un intervento riservato a situazioni straordinarie (crollo psicotico, minaccia di suicidio, crisi di astinenza) e gravi?&nbsp;</p>



<p>Se, tra chi legge, c’è chi non ha ancora visto (o non sa) un video su quello che succede (in casa, a scuola, addirittura in ospedale) lo/a invito a farlo; deve solo andare su youtube e digitare.&nbsp;</p>



<p>Sentirete le urla strazianti e disperate di poveri innocenti che vengono portati via come se &#8211; anzi peggio – fossero dei pericolosi terroristi di hamas (o nostrani mafiosi) da agenti in borghese con la pistola; agenti in divisa; assistenti sociali; personale sanitario delle ambulanze.&nbsp;</p>



<p>Stesso discorso per le madri (qualcuna è stata anche ammanettata e denunciata), nonni e conoscenti che cercano di opporsi o anche solo tranquillizzare il minore riguardo a quello che sta succedendo.&nbsp;</p>



<p>Pensate un po’, almeno una decina di adulti che prelevano con violenza (magari dopo avere sfondato le porte di casa) un minore “strappandolo” alla propria vita (affetti, amicizie, sport, interessi) per consegnarlo ad una struttura (magari una di quelle nate ad hoc), isolandolo completamente dal suo presente.&nbsp;</p>



<p>&nbsp;Tutto questo per garantire al “fortunato” il diritto a non perdere la relazione con il genitore da lui rifiutato.&nbsp;</p>



<p>Per il sistema deputato ad occuparsi del suo benessere, quel rifiuto è immotivato, anzi è frutto di una manipolazione da parte dell’altro genitore.&nbsp;</p>



<p><strong>Sempre.</strong></p>



<p>In casa famiglia, il minore dovrà avviare un percorso di riavvicinamento al genitore rifiutato attraverso la privazione di tutto ciò che lo possa impedire.&nbsp;</p>



<p>Lo chiamano <strong>reset</strong>, un termine che si usa con i computer.&nbsp;</p>



<p>In questo ribaltamento della realtà, non è all’adulto che si chiede di intraprendere un percorso di crescita – personale e genitoriale &#8211; al fine di acquisire nuove competenze e nuovi strumenti in grado di ricucire una relazione sfilacciata.&nbsp;</p>



<p>Certo che no, dovrà essere il minore a perdere tutto in modo da riuscire a&nbsp;</p>



<p>ri-apprezzare il poco. &nbsp; &nbsp;</p>



<p>Nel frattempo che la “scheda madre” del minore venga ripulita dai dati “nocivi”, lo stesso sviluppa sintomi importanti in seguito all’internamento forzato e per questo sottoposto a farmacologia psichiatrica.&nbsp;</p>



<p>Trattenuti contro la loro volontà; isolati da tutto e da tutte le figure di riferimento; psichiatrizzati. A questi bambini vengono negati i più elementari diritti:&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list"><li>vivere con il genitore accudente;&nbsp;</li><li>la certezza e sicurezza delle mura domestiche;&nbsp;</li><li>la certezza della quotidianità e di una vita sociale.&nbsp;</li></ul>



<p><strong>Vogliamo ancora tollerare questo abominio?</strong></p>



<p>#figli strappati #madristrappate #paterfamilias #violenzaistituzionale #prelievicoatti&nbsp; #abolizionelegge54 #farerete #nonstaremozitte &nbsp;</p>



<p>Pieranna Pischedda, Psicologa                            </p>
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		<title>Separazione, Conflitto, Alta conflittualità … impunità istituzionale</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2023/11/12/separazione-conflitto-alta-conflittualita-impunita-istituzionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Nov 2023 19:46:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Separarsi dal coniuge, troncare il progetto familiare con un divorzio non è mai una festa, anzi.&#160; Anche quando gli interessati maturano una comune consapevolezza e si separano in maniera consensuale, questo non li esimerà da provare (magari con intensità differenti) determinate sensazioni, emozioni, sentimenti, recriminazioni.&#160; In presenza di figli, le cose si complicano ulteriormente. Dette complicazioni vengono comunemente “sintetizzate” nella [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laboratoriodelpossibile.it/2023/11/12/separazione-conflitto-alta-conflittualita-impunita-istituzionale/">Separazione, Conflitto, Alta conflittualità … impunità istituzionale</a> proviene da <a href="https://www.laboratoriodelpossibile.it">Laboratorio Del Possibile</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Separarsi dal coniuge, troncare il progetto familiare con un divorzio non è mai una festa, anzi.&nbsp;</p>



<p>Anche quando gli interessati maturano una comune consapevolezza e si separano in maniera consensuale, questo non li esimerà da provare (magari con intensità differenti) determinate sensazioni, emozioni, sentimenti, recriminazioni.&nbsp;</p>



<span id="more-1103"></span>



<p>In presenza di figli, le cose si complicano ulteriormente. Dette complicazioni vengono comunemente “sintetizzate” nella parola <strong><em>conflitto.&nbsp;</em></strong></p>



<p>Occorre però chiarire cosa si intende con questo termine vista l’interpretazione distorta che se ne fa nell’ambito del diritto di famiglia. &nbsp;</p>



<p>Il conflitto è uno stato della relazione, un ingrediente presente nella nostra quotidianità. Essendo la relazione qualcosa di dinamico, in continua trasformazione, un conflitto &#8211; nel tempo-&nbsp; può aumentare o diminuire d’intensità, risolversi definitivamente oppure temporaneamente.&nbsp;</p>



<p>Ergo, il conflitto non è di per sé negativo, tutt’altro.</p>



<p>Conclamare la conflittualità di una coppia che si separa è come rivendicare la scoperta dell’acqua calda. &nbsp;</p>



<p>Quello che invece non si dice (quasi) mai è che, una volta esaurita la sua funzione “fisiologica”, il conflitto lascia il posto ad una nuova co-genitorialità, spesso più matura della precedente.</p>



<p>E’ vero, vi sono dei casi in cui tale stato perdura, a causa delle difficoltà dei due ex ad elaborare quel mix di senso di sconfitta; fallimento; inutilità; colpa; rabbia; rancore, che una separazione può generare.&nbsp;</p>



<p>Un welfare realmente attento ai bisogni e al benessere dei propri cittadini (di ogni età), dovrebbe prevedere dei servizi specifici (e strutturali), in grado di accompagnare gli interessati in un percorso di elaborazione di quello che &#8211; per certi versi &#8211; potremmo paragonare ad un lutto.&nbsp;</p>



<p>Per descrivere questo stato relazionale è stato coniato il termine&nbsp; di <strong><em>alta conflittualità.</em></strong></p>



<p>Conflitto e alta conflittualità sono diventati uno dei <em>leitmotive</em> nelle cause civili di separazione, con un’accezione esclusivamente negativa.&nbsp;</p>



<p>Serve ricordare, a questo punto, che ci muoviamo nel campo delle <strong><em>relazioni intime</em></strong>.&nbsp;</p>



<p>Non bisogna possedere un QI sopra la norma per capire il difficile compito che attende la giustizia civile chiamata a comprendere e decidere su dinamiche e vissuti emozionali difficili da collocare.&nbsp;</p>



<p>Il legislatore, per venire in soccorso del giudice, ha previsto l’apporto di un consulente esperto, capace di non scivolare e sprofondare in quelle che hanno tutta l’aria di essere delle sabbie mobili.</p>



<p>E qui cominciano i dolori. Spiace ammetterlo, ma sembra proprio che i consulenti esperti non siano <strong>affatto</strong> la norma.&nbsp;</p>



<p>Una diagnosi di alta conflittualità, su cui si basano sentenze che decidono della vita di minori innocenti, necessita – per l’appunto &#8211; di un’adeguata formazione, competenza, esperienza e – <strong>soprattutto</strong> &#8211; di una diagnosi differenziale che la confermi.&nbsp;</p>



<p>Mi spiego meglio. Nel momento in cui si afferma l’esistenza di una relazione altamente conflittuale, le cui caratteristiche sono sovrapponibili con la violenza domestica, bisogna essere in grado di distinguerla dalla stessa prove alla mano, indicando gli strumenti utilizzati e la teoria di riferimento.&nbsp;</p>



<p>Non si può accettare anche solo la possibilità di una violenza domestica (reato grave) <strong>derubricata </strong>ad alta conflittualità (stato relazionale). &nbsp;</p>



<p>Non possiamo accettare, che in virtù di ciò, figli e genitori accudenti vengano&nbsp;</p>



<p>ri-vittimizzati da chi li dovrebbe tutelare.</p>



<p>La carenza / mancanza di formazione dei Giudici è inaccettabile.&nbsp;</p>



<p>Idem per gli avvocati.</p>



<p>Non possiamo accettare Psicologi giuridici incapaci di riconoscere la violenza domestica, ma formati benissimo con teorie spazzatura bandite dalla scienza ufficiale, infilate nella didattica universitaria da chissà chi …e ancora lì.&nbsp;</p>



<p>Non possiamo accettare dei Servizi Sociali investiti di competenze che non gli appartengono (e che non hanno) nonché di un potere inusitato…e mal gestito.&nbsp;</p>



<p>I nostri tribunali sono stati condannati più volte da organismi internazionali per non essere stati in grado di riconoscere la violenza domestica e sessuale; gli abusi e i maltrattamenti sui minori; la pedofilia (un buco nero).&nbsp;</p>



<p>…e a pagare sono <strong>sempre</strong> e <strong>solo</strong> le vittime.</p>



<p>Pieranna Pischedda, Psicologa&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; #impunitàistituzionale&nbsp;</p>
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