(intervento all’omonima maratona web sulla vicenda processuale)
In realtà, accade spesso, con lo stesso identico copione, ogni volta che vengono portati alla luce casi di abusi intra-familiari o l’esistenza di reti pedofile.
Mutuando il titolo di un famoso libro, potremmo cinicamente osservare, “Niente di nuovo sul fronte occidentale”.
L’affare Epstein, che finalmente sembra trovare la giusta dimensione mediatica (in Italia non come dovrebbe e anche questo non è un caso), ci mostra in maniera spietata con cosa abbiamo a che fare: la trasversalità degli interessi in causa; la capacità di manipolare e stravolgere la realtà; la profondità del male in cui l’essere umano è capace di inabissarsi.
Ultima, ma non per importanza, la spiacevole certezza che la cosa si ripeterà, finché non vi sarà una reale elaborazione – a livello di opinione pubblica – dell’accaduto.
Bibbiano, nel suo piccolo è un gioiello di Negazione, di occultamento, di delegittimazione e del sistema che lo Stato (faticosamente) ha messo in piedi per la difesa di una fascia specifica della popolazione e delle individualità/professionalità che vi operano.
Fortunatamente, la macchina della giustizia, pur mostrando tutte le sue criticità, si è rivelata più resiliente nel proseguo, supportata dall’egregio lavoro fatto dalle difese degli imputati, nonostante le forze – in certi frangenti – impari.
Perché la potenza di fuoco di chi ha orchestrato lo show è stata impressionante e – per molto tempo – soverchiante.
Questa vicenda, a mio avviso, va inserita in un quadro programmatico di ri/appropriazione di privilegi (da alcuni ritenuti diritti naturali, da altri ancora codice genetico) cancellati dal legislatore nel corso degli anni.
Ma entriamo nel merito.
Scomodiamo per un attimo la scoperta da parte di Charcot nell’ormai lontano fine ottocento, sulla natura traumatica dei sintomi isterici, che disconfermava l’allora pensiero comune che si trattasse di mere simulazioni.
Ricordiamo anche che Freud ne proseguì gli studi ma che, una volta resosi conto dello sconquasso che avrebbero portato nell’opinione pubblica di una società ferocemente patriarcale nonché delle conseguenze nefaste sulla sua carriera, ne ribalterà le conclusioni, riducendo il sintomo isterico ad un problema prettamente femminile, dovuto ad un “desiderio inaccettabile dello stesso trauma”.
Gli studi di Charcot rappresentano, di fatto, il primo fondamentale tassello per scoperchiare il vaso di Pandora sugli abusi intra-familiari.
Con un salto nel tempo, arriviamo agli anni 70, al femminismo e alle leggi che grazie a questo movimento hanno visto la luce.
Leggi che andavano a colpire direttamente il potere patriarcale.
- Reato di Adulterio femminile (1968);
- Divorzio (1970);
- Riforma del diritto di famiglia, fine della potestà familiare (1975);
- Interruzione volontaria di gravidanza (1978);
- Fine dell’obbligo di sposare il proprio violentatore (1981);
- Delitto d’onore (1981);
- La violenza sessuale diventa reato contro la persona, non più contro la morale (1996);
- Il 1998 pone fine alla mancanza di una legge contro lo sfruttamento sessuale dei minori;
- Nel 2006 abbiamo la legge sullo sfruttamento sessuale e pedo-pornografia a mezzo internet;
Sul versante internazionale:
- Dal 1991 abbiamo una serie di ratifiche di Convenzioni internazionali tra cui spiccano quelle ONU ed EU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, la Convenzione di Istanbul sulla violenza domestica (2013).
Questo insieme di leggi disegna un quadro da una parte di diritti conquistati dall’altra di privilegi perduti e di (non) reati fino a quel momento ignorati/occultati/negati.
Innegabilmente, conquiste importanti e sostanziali, ma la storia ci ha insegnato come tali cambiamenti abbiano bisogno di tempi lunghi per essere metabolizzati.
Non basta una legge (o una serie) affinché magicamente si risolva tutto.
In realtà, il potere patriarcale non ha mai smesso di lavorare per riprendersi ciò che gli era stato tolto…e – grazie ad una costante azione politica e ad una rete internazionale che persegue tali obiettivi – sta rischiando seriamente di riuscirci.
Un esempio significativo di questo lavorìo è dato dalla Legge 54/2006 sull’affido condiviso che in questi 20 anni – passo dopo passo – è riuscita, nel civile, a ripristinare, di fatto i privilegi del pater familias, ad oscurare la violenza domestica, gli abusi intra-familiari e riportarci indietro di almeno 70 anni.
E’ bastato “aggiornare” qualche termine et voilà, le isteriche sono ritornate trasformate in madri ostative, manipolatrici, vendicative…e chi più ne ha più ne metta.
E non possiamo neanche raccontarci che si sia trattato di un caso di inesperienza del legislatore (sicuramente non di chi l’ha redatta), visto che in seguito dobbiamo registrare il tentativo di chiudere il cerchio col Ddl Pillon, oggi ripresentato e rinforzato sotto le spoglie del Ddl Balboni sull’affido paritetico.
Per non parlare dell’utilizzo della violenza economica da parte dello stesso Stato, con le cause di separazione che costano decine e decine di migliaia di euro (Consulenti e Avvocati ringraziano) oltre alla medicalizzazione delle vittime. A tale proposito, auspico che il giornalismo d’inchiesta ci possa regalare (prima o poi) una bella indagine sulla spesa degli psicofarmaci nelle case famiglia e la preoccupante psichiatrizzazione dei figli di un genitore che ha chiesto per loro l’istituzionalizzazione o che hanno avuto l’ardire di esprimere una preferenza o paura di un genitore maltrattante/abusante.
Nel contempo registriamo la totale assenza di percorsi di riparazione dei danni subiti, la visione adulto-centrica non prevede niente di tutto questo, certificando la disumanizzazione di queste giovani vite.
A questo punto del discorso, faccio una considerazione che è anche una domanda: quanto può avere influito essere uno specialista della Psicologia del Trauma, dichiaratosi a più riprese a sfavore della Pas (e le prassi conseguenti) per trasformare il dott. Claudio Foti in uno spregevole, pericoloso lupo, capobranco di ladri di bambini?
La storia di Bibbiano, come già ai tempi della Bassa modenese, si inserisce a pieno titolo in questo quadro.
Appare come un combinato disposto di difesa di “interessi” indifendibili; di manipolazione della realtà; di intimidazioni; collusioni; cattiva politica; pessimo giornalismo; di indagini influenzate da pre-giudizi e di magistrati non all’altezza, per usare un eufemismo.
A Bibbiano è andata in onda la solita e rodata “strategia del discredito”, delle vittime e di chi ha osato fare il proprio lavoro, professionisti e operatori pubblici.
Premetto che tutto ciò non sarebbe stato possibile senza l’automatico meccanismo di difesa della Negazione con cui tutti noi dobbiamo combattereogni volta che ci troviamo a che fare con tali (presunti) reati. La sua forza (provata nel tempo da una serie di studi e ricerche) è tale che dovrebbe renderci tutti più consapevoli della necessità dell’obbligatorietà di una formazione e training specifico per chi si occupa di tali reati (dalle Forze dell’Ordine, Sanitari, Insegnanti, Servizi Sociali, Psicologi, Avvocati, Pm e Giudici) e – nel campo giudiziario – della creazione di task force al riguardo, come lo è stato per la lotta alla mafia.
Fermo restando che non è possibile prescindere da una seria, sistemica e sistematica azione di Educazione e Prevenzione a tutt’oggi – guarda caso – una chimera.
Nella vicenda di Bibbiano abbiamo osservato la saldatura di diversi obiettivi.
- Chiudere la bocca alle vittime e impedire l’emersione dei reati;
- Delegittimare e punire gli operatori, colpevoli di avere ascoltato, creduto e tutelato i minori;
- Intimidire e limitare le azioni degli operatori presenti e futuri;
- Riportare il fenomeno della pedofilia a sporadici casi isolati e quindi a singoli “mostri”;
- Negare l’esistenza di reti pedofile internazionali, il commercio dei corpi, la pedo-pornografia;
- La costruzione di capri espiatori su cui scaricare colpe inesistenti e ribaltare la realtà. Impendendo in questo modo un processo di consapevolezza e assunzione di responsabilità della comunità a favore di una comune deresponsabilizzazione (qualcuno lo definirebbe disimpegno morale). Preservandola anche dal sentimento di vergogna che accompagna sempre queste vicende.
A leggere questi punti, pare un miracolo che la Magistratura sia stata in grado di ristabilire la verità e non solo quella processuale.
Anche l’intervento a gamba tesa della Politica non è stato un caso.
Il che non vuol dire che stesse dalla parte dei (presunti) agenti reato ma che non abbia saputo resistere all’opportunità – per alcuni – di trarne un vantaggio elettorale, per altri di ribadire il primato di un modello patriarcale autoritario, basato su una fascia privilegiata che esercita il potere a discapito delle altre.
Ciò che sta venendo fuori con gli Epstein files, la rete di ricatti e intrecci politico-finanziari sulla pelle di innocenti, dovrebbe rendere più facile la comprensione di ciò che è accaduto, dell’entità delle forze in campo e le modalità con le quali intervengano.
Così come è pacifico che la vicenda abbia praticamente distrutto l’istituto dell’Affido e aperto un’autostrada all’istituzionalizzazione di migliaia di minori in discutibili strutture nate come funghi e diventate un vero e proprio business nonché sperpero di soldi pubblici sottratti alla loro destinazione originaria ovvero il sostegno alle fragilità.
E poi ci meravigliamo e lamentiamo se ci ritroviamo con dei Servizi Sociali che sembrano avere smarrito la loro funzione.
Sottodimensionati, precarizzati ma, nel contempo, investiti di enormi responsabilità; spesso in balìa delle decisioni di Consulenti tecnici di dubbia formazione (altro tasto dolente) e di Giudici che per una serie di condizioni (la sempiterna mancanza di formazione e una macchina giudiziaria in estrema difficoltà) hanno delegato la propria funzione di Perito Peritorum a quest’ultimi.
Servizi Sociali che hanno visto colleghi dalla vita distrutta, colpevoli di avere ottemperato ai propri doveri.
Servizi Sociali annichiliti dalla paura e facilmente ricattabili.
Riparare i danni di questa vicenda non sarà facile.
E non intendo solo di quelli – indubitabili – subìti da chi è stato rinviato a giudizio, condannato preventivamente e in maniera vergognosa dalla gogna mediatica.
Tra l’altro, anche qui, balza subito all’occhio la differenza di trattamento che subiscono i presunti autori di reati di genere (violenza sessuale, violenza domestica, abusi intra-familiari, molestie sessuali, pedofilia) che godono di tutte le garanzie (a volte oltre il buon senso e il buon gusto) …e la mancanza delle stesse – come in questo e altri casi – sia nei confronti delle (presunte) vittime sia di chi ha cercato di proteggerle.
La vicenda giudiziaria di Bibbiano ha dato un colpo mortale al sistema di protezione dei minori.
Ma abbiamo dei vincitori.
Il civile attualmente rappresenta una ragguardevole fonte di reddito per Avvocati (la categoria professionale più rappresentata in Parlamento negli ultimi 20 anni, che si scrive le leggi mentre continua ad esercitare la professione), Consulenti tecnici, Curatori, Coordinatori genitoriali. Tutti formatissimi sulla conflittualità della coppia ma completamente impreparati sulla violenza domestica (di cui, ricordo, non ci siamo ancora dotati del reato specifico) e gli abusi intra-familiari.
A tal punto da dare l’impressione che non siano a conoscenza dell’esistenza di tali realtà.
Per questo, la domanda “come sia potuto accadere”, alla luce di tutto ciò, potrebbe apparire come un’ingenuità.
Ma è giusto partire da qua e interrogarsi su cosa dovremmo fare e pretendere affinché non accada mai più.
PierAnna Pischedda, Psicologa
