Familia – Un pensiero sul film

Mi sono recata al cinema per vedere #familia di @Francesco Costabile con lo stesso stato d’animo di un condannato a morte che si avvicina al patibolo. 

Sapevo della capacità di questo #regista – già ammirata nella sua opera prima #unafemmina – di andare al punto, di descrivere in maniera realistica e cruda la realtà, senza sconti.  

E conosco, perché l’affronto giornalmente con le mie assistite, la #violenzadomestica in tutte le sue forme e sfumature.

Conosco la #violenzaistituzionale degli apparati dello Stato preposti, nel migliore dei casi incapaci di riconoscerla e contrastarla fino ad essere punitiva nei confronti delle stesse vittime, donne e figli (minori e non); conosco le dinamiche che intercorrono fra i “protagonisti”.

Conosco le risposte dell’ambiente circostante. 

Conosco i DANNI; l’entità di un trauma che si reitera negli anni, una tortura che si ripete giornalmente, che causa ferite che diventano piaghe. 

Conosco il senso di colpa della vittima che si sente inadeguata e – in un disperato tentativo di “comprendere” il carnefice – si assume le responsabilità del mostro, compagno e padre. 

Conosco la manipolazione che questi soggetti operano senza ritegno, creando nelle vittime un’eterna illusione che le cose possano cambiare nonostante tutto…infrangendola puntualmente. 

Conosco quella condizione di solitudine estrema, il terrore di non essere creduta, il senso di vergogna…la disperazione di non avere via d’uscita.    

CONOSCO.

Ma il pugno allo stomaco è arrivato lo stesso, insieme alla rabbia per una società incapace di cambiare e guardarsi allo specchio. 

Rabbia, per una cultura predatoria e del possesso che permea le dinamiche relazionali e crea mostri col sorriso che “salutavano sempre”.

Rabbia per un legislatore che partorisce da un lato leggi inefficaci e dall’altro non applica leggi sovranazionali ratificate solo a parole.

Detto questo, Vi invito a vedere questo film. 

Vi aiuterà a capire, a non condannare e a chiedere una società diversa, ad un nuovo modello dove i termini possesso, controllo, preda non trovino posto, un modello che si poggi sul RISPETTO dell’altro e non sulla sua proprietà.   

Ps. Complimenti al #casting     

PierAnna Pischedda, Psicologa

                   

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