Il piacere maschile questo sconosciuto (1)

“Mia figlia era ubriaca, quelli sono bravi ragazzi”. Questo virgolettato viene attribuito al padre di una ragazza che, a Trapani, ha denunciato quattro giovani per violenza sessuale, perpetrata durante una festa. Il signore in questione, si sarebbe anche presentato in questura – in compagnia degli stessi presunti autori del reato – per delegittimare la versione della figlia.

L’ennesimo episodio di (presunta) violenza di gruppo che impone alcune riflessioni/interrogativi.

Innanzitutto, constatiamo la classica, doppia, lettura:

  • “Era ubriaca.” Lo stato di ubriachezza, contemporaneamente indicato come colpa (una donna, si sa, non dovrebbe bere) e come “disponibilità” (se una donna beve è in cerca di “altro”).
  • “Quelli sono bravi ragazzi.” La stessa condizione di alterazione alcolica, invece, rappresenta un attenuante e una giustificazione per i baldanzosi e gaudenti giovanotti.
  • Il gruppo. In quattro, si possono fare tante cose. Per rimanere nel campo dei passatempi, ad esempio, si può giocare a biliardino, a beach volley, a bocce: si gioca con l’ausilio di un oggetto (palla, pallina, boccia) altrimenti inerte. Nel caso del suddetto rapporto a cinque (4+1), i giovani virgulti, avrebbero avuto bisogno del consenso da parte dell’oggetto (e, almeno in teoria, soggetto) del divertimento: a meno che non fosse proprio lo stato di costrizione ad esserlo. In questo caso, il divertimento sarebbe rappresentato dalla co-partecipazione ad un reato (grave) contro la persona (ma sono bravi ragazzi).

Mi chiedo, a questo punto, cosa possa spingere quattro individui in (a questo punto presunta) salute e con un orientamento (almeno quello ufficiale) sessuale etero a compiere e condividere un rapporto sessuale ottenuto con la forza.

Esattamente, condividere cosa? In un rapporto sessuale il piacere dovrebbe essere equamente distribuito fra i consenzienti attori tutti.

Nel nostro caso, precisamente, cosa spartiscono i quattro compari?

Dovremmo chiedercelo più spesso e pretendere risposte, perché in esse è il nocciolo della questione.

Che non ha niente a che vedere con l’attrazione e il desiderio, almeno non quello nei confronti della donna.

Pieranna Pischedda    

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