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	<title>femminicidio Archivi - Laboratorio Del Possibile</title>
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	<title>femminicidio Archivi - Laboratorio Del Possibile</title>
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		<title>Bibbiano, com&#8217;è potuto accadere?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 18:51:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(intervento all’omonima maratona web sulla vicenda processuale) In realtà, accade spesso, con lo stesso identico copione, ogni volta che vengono portati alla luce casi di abusi intra-familiari o l’esistenza di reti pedofile.&#160; Mutuando il titolo di un famoso libro, potremmo cinicamente osservare, “Niente di nuovo sul fronte occidentale”. L’affare Epstein, che finalmente sembra trovare la giusta dimensione mediatica (in Italia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>(intervento all’omonima maratona web sulla vicenda processuale)<br></p>



<p></p>



<p>In realtà, accade spesso, con lo stesso identico copione, ogni volta che vengono portati alla luce casi di abusi intra-familiari o l’esistenza di reti pedofile.&nbsp;</p>



<p>Mutuando il titolo di un famoso libro, potremmo cinicamente osservare, <strong><em>“Niente di nuovo sul fronte occidentale”.</em></strong></p>



<p>L’affare Epstein, che finalmente sembra trovare la giusta dimensione mediatica (in Italia non come dovrebbe e anche questo non è un caso), ci mostra in maniera spietata con cosa abbiamo a che fare: la trasversalità degli interessi in causa; la capacità di manipolare e stravolgere la realtà; la profondità del male in cui l’essere umano è capace di inabissarsi.&nbsp;</p>



<p>Ultima, ma non per importanza, la spiacevole certezza che la cosa si ripeterà, finché non vi sarà una reale elaborazione &#8211; a livello di opinione pubblica &#8211; dell’accaduto.</p>



<p>Bibbiano, nel suo piccolo è un gioiello di <strong>Negazione</strong>, di <strong>occultamento</strong>, di <strong>delegittimazione</strong> e del sistema che lo Stato (faticosamente) ha messo in piedi per la difesa di una fascia specifica della popolazione e delle individualità/professionalità che vi operano.</p>



<p>Fortunatamente, la macchina della giustizia, pur mostrando tutte le sue criticità, si è rivelata più resiliente nel proseguo, supportata dall’egregio lavoro fatto dalle difese degli imputati, nonostante le forze &#8211; in certi frangenti &#8211; impari.&nbsp;</p>



<p>Perché la potenza di fuoco di chi ha orchestrato lo show è stata impressionante e &#8211; per molto tempo &#8211; soverchiante.&nbsp;</p>



<p>Questa vicenda, a mio avviso, va inserita in un quadro programmatico di ri/appropriazione di privilegi (da alcuni ritenuti <em>diritti naturali,</em> da altri ancora <em>codice genetico</em>) cancellati dal legislatore nel corso degli anni.&nbsp;</p>



<p>Ma entriamo nel merito.&nbsp;</p>



<p>Scomodiamo per un attimo la scoperta da parte di Charcot nell’ormai lontano fine ottocento, sulla natura traumatica dei sintomi isterici, che disconfermava l’allora pensiero comune che si trattasse di mere simulazioni.&nbsp;</p>



<p>Ricordiamo anche che Freud ne proseguì gli studi ma che, una volta resosi conto dello sconquasso che avrebbero portato nell’opinione pubblica di una società ferocemente patriarcale nonché delle conseguenze nefaste sulla sua carriera, ne ribalterà le conclusioni, riducendo il sintomo isterico ad un problema prettamente femminile, dovuto ad un “desiderio inaccettabile dello stesso trauma”.&nbsp;</p>



<p>Gli studi di Charcot rappresentano, di fatto, il primo fondamentale tassello per scoperchiare il vaso di Pandora sugli abusi intra-familiari.</p>



<p>Con un salto nel tempo, arriviamo agli anni 70, al femminismo e alle leggi che grazie a questo movimento hanno visto la luce.</p>



<p>Leggi che andavano a colpire direttamente il potere patriarcale.&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Reato di Adulterio femminile (1968);</li>



<li>Divorzio (1970);</li>



<li>Riforma del diritto di famiglia, fine della potestà familiare (1975);</li>



<li>Interruzione volontaria di gravidanza (1978);</li>



<li>Fine dell’obbligo di sposare il proprio violentatore (1981);</li>



<li>Delitto d’onore (1981);</li>



<li>La violenza sessuale diventa reato contro la persona, non più contro la morale (1996);</li>



<li>Il 1998 pone fine alla mancanza di una legge contro lo sfruttamento sessuale dei minori;</li>



<li>Nel 2006 abbiamo la legge sullo sfruttamento sessuale e pedo-pornografia a mezzo internet;</li>
</ul>



<p>Sul versante internazionale:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Dal 1991 abbiamo una serie di ratifiche di Convenzioni internazionali tra cui spiccano quelle ONU ed EU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, la Convenzione di Istanbul sulla violenza domestica (2013).</li>
</ul>



<p>Questo insieme di leggi disegna un quadro da una parte di diritti conquistati dall’altra di privilegi perduti e di (non) reati fino a quel momento ignorati/occultati/negati.&nbsp;</p>



<p>Innegabilmente, conquiste importanti e sostanziali, ma la storia ci ha insegnato come tali cambiamenti abbiano bisogno di tempi lunghi per essere metabolizzati.</p>



<p>Non basta una legge (o una serie) affinché magicamente si risolva tutto.&nbsp;</p>



<p>In realtà, il potere patriarcale non ha mai smesso di lavorare per riprendersi ciò che gli era stato tolto…e &#8211; grazie ad una costante azione politica e ad una rete internazionale che persegue tali obiettivi – sta rischiando seriamente di riuscirci.&nbsp;</p>



<p>Un esempio significativo di questo lavorìo è dato dalla Legge 54/2006 sull’affido condiviso che in questi 20 anni – passo dopo passo – è riuscita, nel civile, a ripristinare, di fatto i privilegi del pater familias, ad oscurare la violenza domestica, gli abusi intra-familiari e riportarci indietro di almeno 70 anni.&nbsp;</p>



<p>E’ bastato “aggiornare” qualche termine et voilà, le isteriche sono ritornate trasformate in <em>madri ostative, manipolatrici, vendicative</em>…e chi più ne ha più ne metta.&nbsp;</p>



<p>E non possiamo neanche raccontarci che si sia trattato di un caso di inesperienza del legislatore (sicuramente non di chi l’ha redatta), visto che in seguito dobbiamo registrare il tentativo di chiudere il cerchio col Ddl Pillon, oggi ripresentato e rinforzato sotto le spoglie del Ddl Balboni sull’affido paritetico.</p>



<p>Per non parlare dell’utilizzo della violenza economica da parte dello stesso Stato, con le cause di separazione che costano decine e decine di migliaia di euro (Consulenti e Avvocati ringraziano) oltre alla medicalizzazione delle vittime. A tale proposito, auspico che il giornalismo d’inchiesta ci possa regalare (prima o poi) una bella indagine sulla spesa degli psicofarmaci nelle case famiglia e la preoccupante psichiatrizzazione dei figli di un genitore che ha chiesto per loro l’istituzionalizzazione o che hanno avuto l’ardire di esprimere una preferenza o paura di un genitore maltrattante/abusante.&nbsp;</p>



<p>Nel contempo registriamo la totale assenza di percorsi di riparazione dei danni subiti, la visione adulto-centrica non prevede niente di tutto questo, certificando la disumanizzazione di queste giovani vite.</p>



<p>A questo punto del discorso, faccio una considerazione che è anche una domanda: quanto può avere influito essere uno specialista della Psicologia del Trauma, dichiaratosi a più riprese a sfavore della Pas (e le prassi conseguenti) per trasformare il dott. Claudio Foti in uno spregevole, pericoloso lupo, capobranco di ladri di bambini?</p>



<p>La storia di Bibbiano, come già ai tempi della Bassa modenese, si inserisce a pieno titolo in questo quadro.&nbsp;</p>



<p>Appare come un combinato disposto di difesa di “interessi” indifendibili; di manipolazione della realtà; di intimidazioni; collusioni; cattiva politica; pessimo giornalismo; di indagini influenzate da pre-giudizi e di magistrati non all’altezza, per usare un eufemismo.&nbsp;</p>



<p>A Bibbiano è andata in onda la solita e rodata <strong><em>“strategia del discredito”, </em></strong>delle vittime e di chi ha osato fare il proprio lavoro, professionisti e operatori pubblici.&nbsp;</p>



<p>Premetto che tutto ciò non sarebbe stato possibile senza l’automatico <em>meccanismo di difesa</em> della <strong>Negazione </strong>con cui tutti noi dobbiamo combattereogni volta che ci troviamo a che fare con tali (presunti) reati. La sua forza (provata nel tempo da una serie di studi e ricerche) è tale che dovrebbe renderci tutti più consapevoli della necessità dell’obbligatorietà di una formazione e training specifico per chi si occupa di tali reati (dalle Forze dell’Ordine, Sanitari, Insegnanti, Servizi Sociali, Psicologi, Avvocati, Pm e Giudici) e &#8211; nel campo giudiziario &#8211; della creazione di task force al riguardo, come lo è stato per la lotta alla mafia.&nbsp;</p>



<p>Fermo restando che non è possibile prescindere da una seria, sistemica e sistematica azione di <strong>Educazione e Prevenzione </strong>a tutt’oggi – guarda caso – una chimera.</p>



<p>Nella vicenda di Bibbiano abbiamo osservato la saldatura di diversi <strong>obiettivi.</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Chiudere la bocca alle vittime e impedire l’emersione dei reati;</li>



<li>Delegittimare e punire gli operatori, colpevoli di avere ascoltato, creduto e tutelato i minori;&nbsp;</li>



<li>Intimidire e limitare le azioni degli operatori presenti e futuri;</li>



<li>Riportare il fenomeno della pedofilia a sporadici casi isolati e quindi a singoli “mostri”;</li>



<li>Negare l’esistenza di reti pedofile internazionali, il commercio dei corpi, la pedo-pornografia;</li>



<li>La costruzione di capri espiatori su cui scaricare colpe inesistenti e ribaltare la realtà. Impendendo in questo modo un processo di consapevolezza e assunzione di responsabilità della comunità a favore di una comune deresponsabilizzazione (qualcuno lo definirebbe <strong><em>disimpegno morale</em></strong>). Preservandola anche dal sentimento di vergogna che accompagna sempre queste vicende.</li>
</ul>



<p>A leggere questi punti, pare un miracolo che la Magistratura sia stata in grado di ristabilire la verità e non solo quella processuale.&nbsp;</p>



<p>Anche l’intervento a gamba tesa della Politica non è stato un caso.&nbsp;</p>



<p>Il che non vuol dire che stesse dalla parte dei (presunti) agenti reato ma che non abbia saputo resistere all’opportunità – per alcuni &#8211; di trarne un vantaggio elettorale, per altri di ribadire il primato di un modello patriarcale autoritario, basato su una fascia privilegiata che esercita il potere a discapito delle altre.&nbsp;</p>



<p>Ciò che sta venendo fuori con gli Epstein files, la rete di ricatti e intrecci politico-finanziari sulla pelle di innocenti, dovrebbe rendere più facile la comprensione di ciò che è accaduto, dell’entità delle forze in campo e le modalità con le quali intervengano.</p>



<p>Così come è pacifico che la vicenda abbia praticamente distrutto l’istituto dell’Affido e aperto un’autostrada all’istituzionalizzazione di migliaia di minori in discutibili strutture nate come funghi e diventate un vero e proprio business nonché sperpero di soldi pubblici sottratti alla loro destinazione originaria ovvero il sostegno alle fragilità.</p>



<p>E poi ci meravigliamo e lamentiamo se ci ritroviamo con dei Servizi Sociali che sembrano avere smarrito la loro funzione.&nbsp;</p>



<p>Sottodimensionati, precarizzati ma, nel contempo, investiti di enormi responsabilità; spesso in balìa delle decisioni di Consulenti tecnici di dubbia formazione (altro tasto dolente) e di Giudici che per una serie di condizioni (la sempiterna mancanza di formazione e una macchina giudiziaria in estrema difficoltà) hanno delegato la propria funzione di Perito Peritorum a quest’ultimi.&nbsp;</p>



<p>Servizi Sociali che hanno visto colleghi dalla vita distrutta, colpevoli di avere ottemperato ai propri doveri.&nbsp;</p>



<p>Servizi Sociali annichiliti dalla paura e facilmente ricattabili.</p>



<p>Riparare i danni di questa vicenda non sarà facile.&nbsp;</p>



<p>E non intendo solo di quelli – indubitabili &#8211; subìti da chi è stato rinviato a giudizio, condannato preventivamente e in maniera vergognosa dalla gogna mediatica.&nbsp;</p>



<p>Tra l’altro, anche qui, balza subito all’occhio la differenza di trattamento che subiscono i presunti autori di reati di genere (violenza sessuale, violenza domestica, abusi intra-familiari, molestie sessuali, pedofilia) che godono di tutte le garanzie (a volte oltre il buon senso e il buon gusto) …e la mancanza delle stesse – come in questo e altri casi – sia nei confronti delle (presunte) vittime sia di chi ha cercato di proteggerle.</p>



<p>La vicenda giudiziaria di Bibbiano ha dato un colpo mortale al sistema di protezione dei minori.&nbsp;</p>



<p>Ma abbiamo dei vincitori.&nbsp;</p>



<p>Il civile attualmente rappresenta una ragguardevole fonte di reddito per Avvocati (la categoria professionale più rappresentata in Parlamento negli ultimi 20 anni, che si scrive le leggi mentre continua ad esercitare la professione), Consulenti tecnici, Curatori, Coordinatori genitoriali. Tutti formatissimi sulla conflittualità della coppia ma completamente impreparati sulla violenza domestica (di cui, ricordo, non ci siamo ancora dotati del reato specifico) e gli abusi intra-familiari.</p>



<p>A tal punto da dare l’impressione che non siano a conoscenza dell’esistenza di tali realtà.&nbsp;</p>



<p>Per questo, la domanda “come sia potuto accadere”, alla luce di tutto ciò, potrebbe apparire come un’ingenuità.&nbsp;</p>



<p>Ma è giusto partire da qua e interrogarsi su cosa dovremmo fare e pretendere affinché non accada mai più.&nbsp;</p>



<p>PierAnna Pischedda, Psicologa</p>



<p> &nbsp; &nbsp;</p>



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		<title>Gli “uomini cicogna” e l’immarcescibile bisogno di fare branco</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2026/02/27/gli-uomini-cicogna-e-limmarcescibile-bisogno-di-fare-branco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 14:44:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo un bel numero di anni, obbligata da alcuni (amati) capi d’abbigliamento mi sono iscritta in palestra. Mi aspettavo &#8211; forse ingenuamente &#8211; di trovare significativi cambiamenti in un segmento che possiamo configurare come rappresentativo della popolazione per fasce d’età (dagli adolescenti agli ultra settantenni) e status sociali rappresentati (studenti, lavoratori, professionisti, pensionati) per invece constatare le solite &#8211; a [&#8230;]</p>
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<p>Dopo un bel numero di anni, obbligata da alcuni (amati) capi d’abbigliamento mi sono iscritta in palestra.</p>



<p>Mi aspettavo &#8211; forse ingenuamente &#8211; di trovare significativi cambiamenti in un segmento che possiamo configurare come rappresentativo della popolazione per fasce d’età (dagli adolescenti agli ultra settantenni) e status sociali rappresentati (studenti, lavoratori, professionisti, pensionati) per invece constatare le solite &#8211; a quanto pare inscalfibili &#8211; dinamiche.</p>



<p>Vorrei parlare con voi di un bizzarro fenomeno, tipico di questo microcosmo: l’<strong><em>uomo cicogna </em></strong>(la definizione non è mia, ma di un istruttore).</p>



<p>Trattasi di un soggetto con un fisico che dalla cintura in su ha le sembianze di un marcantonio, pompato come l’omino di una famosa marca di pneumatici e – non a caso – di un ancor più famoso calendario, mentre dalla cintura in giù ricorda il volatile che ancora oggi nell’immaginario di tanti, consegna i neonati ai genitori.&nbsp;</p>



<p>L’<strong><em>uomo cicogna</em></strong> è un essere a cui devono avere trapiantato delle cornee particolari per cui quando si guarda allo specchio vede un gladiatore mentre la figura reale che ci viene rimandata sembra il risultato dell’esperimento di uno scienziato pazzo.&nbsp;</p>



<p>Quale sia la causa di questa distorsione percettiva generale (non si tratta di casi isolati) per cui quei corpi osceni (mia percezione) rimangano sotto la soglia della consapevolezza, ha sempre suscitato la mia curiosità, oggi mi va di cercare una spiegazione.&nbsp;</p>



<p>Dopo anni di osservazione credo di poter affermare senza tema di smentita che ciò sia dovuto a qualcosa di profondo, di interiorizzato, relativo ad un determinato codice.&nbsp;</p>



<p>Risponda cioè, al bisogno/obbligo di osservare un “catalogo del maschio”, indispensabile per essere incluso nel gruppo dei pari (anche se l’adolescenza è passata da un pezzo). Evidentemente, dei bei glutei e delle belle gambe non vi rientrano, non sono sinonimo di virilità.&nbsp;</p>



<p>Peccato che noi donne, invece, siamo particolarmente sensibili allo loro bellezza, ma per l’uomo cicogna piacere all’altra metà del cielo non è una priorità.&nbsp;</p>



<p>Comincia appena varcano la soglia, si guardano in giro per individuare facce conosciute, possibilmente quelle dall’altra parte della sala in modo da dover alzare la voce, annunciare a tutti il proprio arrivo…segnare il “territorio” e l’appartenenza.&nbsp;</p>



<p>Da lì, all’eterno gioco che si genera ogni qualvolta ci si trovi in un numero superiore a due, è un attimo.&nbsp;</p>



<p>Solite battute sulla virilità, risate sguaiate, pacche su varie parti del corpo di adolescenziale memoria (ma hanno 40/50/60 anni), l’immancabile calcio… insomma il Pantheon classico ed un unico imperativo: non rimanere fuori dal gruppo (che potrebbe trasformarsi in branco) e rimarcare continuamente di essere degno (che fatica, ma chi ve lo fa fare!).&nbsp;</p>



<p>Per l’uomo cicogna, conformarsi ai canoni “virili” è la prima preoccupazione. Mostrare la potenza (attraverso il petto gonfio e i bicipiti che scoppiano) nella ricerca del reciproco riconoscimento ed evitare l’esclusione dal club.</p>



<p>Alla luce di ciò, la tanto decantata solidarietà maschile, in realtà, sembrerebbe costruita sulla paura dell’esclusione più che su un’adesione sincera a comuni valori.</p>



<p>Nel 2026, che questo sia lo stato dell’arte, è più che sconfortante…ma fa anche ridere. &nbsp;</p>



<p>Ps. Sarà un caso, ma la maggioranza dei maschi che in palestra possono vantare un fisico armonioso, non fanno comunella o sono gay.</p>



<p>PierAnna Pischedda, Psicologa&nbsp;</p>



<p>#uomocicogna #codicepatriarcale&nbsp;</p>



<p> &nbsp; &nbsp;</p>



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		<title>Intervento alla manifestazione del 14 febbraio (Tivoli) contro il Ddl Bongiorno (modifiche dell’art. 609 bis del Codice Penale in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 16:25:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi pomeriggio siamo qui per parlare di un problema strutturale della nostra società, di colpe collettive e non di singoli, comodi, #mostri.&#160; Il disegno di Legge che ci ha riuniti oggi nelle piazze di moltissime città italiane, ne è la prova.&#160; Di quanto questo crimine appartenga a tutti, ce lo dimostra quello che sta emergendo dal caso #Epstein, dalla vastità [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laboratoriodelpossibile.it/2026/02/17/intervento-alla-manifestazione-del-14-febbraio-tivoli-contro-il-ddl-bongiorno-modifiche-dellart-609-bis-del-codice-penale-in-materia-di-violenza-sessuale-e-di-libera-manifestazione-del-co/">Intervento alla manifestazione del 14 febbraio (Tivoli) contro il Ddl Bongiorno (modifiche dell’art. 609 bis del Codice Penale in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso)</a> proviene da <a href="https://www.laboratoriodelpossibile.it">Laboratorio Del Possibile</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oggi pomeriggio siamo qui per parlare di un problema strutturale della nostra società, di colpe collettive e non di singoli, comodi, #mostri.&nbsp;</p>



<p>Il disegno di Legge che ci ha riuniti oggi nelle piazze di moltissime città italiane, ne è la prova.&nbsp;</p>



<p>Di quanto questo crimine appartenga a tutti, ce lo dimostra quello che sta emergendo dal caso #Epstein, dalla vastità dello stesso, dal sistema di potere, ricatto e controllo che sta venendo fuori, di come non se ne parla, di come ancora una volta la realtà supera la fantasia.&nbsp;</p>



<p>Ebbene questo ddl si inserisce perfettamente nel quadro.&nbsp;</p>



<p>Se vogliamo uscire una buona volta dalle ambiguità, dai <em>se</em><strong>,</strong> dai <em>però</em>, dai <em>ma</em>, dobbiamo guardare la realtà per quello che è, non per come ce la raccontano o ce la vorrebbero imporre.&nbsp;</p>



<p>Veniamo quindi al dunque, alla pietra dello scandalo, il <strong>consenso</strong>.</p>



<p>Che nel 2026 se ne parli in riferimento ad un rapporto sessuale è già grottesco di suo, che serva una legge per regolamentarlo lo è ancora di più…se non fosse grave.&nbsp;</p>



<p>Qualcuno è in grado di spiegare come possa essere possibile una congiunzione carnale senza che le parti coinvolte non abbiano potuto constatare la disponibilità, la reciprocità del desiderio?&nbsp;</p>



<p>Eppure e così, anzi, pure peggio.&nbsp;</p>



<p>In queste settimane, abbiamo potuto leggere migliaia di commenti sui social da parte di uomini indignati e strasicuri che una legge sul consenso potesse consegnarli automaticamente alle patrie galere.</p>



<p>Molti di questi sinceramente convinti. Per la maggior parte, adulti.&nbsp;</p>



<p>Fidanzati, sposati e una marea di <em>tombeur de femmes</em> (quelli che si vantano ad ogni minima occasione sociale dei loro successi e performance) a cui, improvvisamente, sembra mancare il terreno sotto i piedi.</p>



<p>In realtà, c’è una semplice spiegazione, sconfortante, ma semplice.&nbsp;</p>



<p>Che il genere maschile abbia una particolare concezione del sesso molto meno romantica di come invece la spacciano al genere femminile lo vediamo giornalmente e hanno nomi ben precisi: prostituzione (forzata o volontaria, non sono interessati alla condizione di chi “presta il servizio”); turismo sessuale infantile, molestie sul lavoro, oggettivazione del corpo femminile per vendere qualsiasi cosa, anche il lavaggio dell’auto…la lista è infinitamente lunga.&nbsp;</p>



<p>Da qui a pensare che la donna debba concedere il proprio corpo sia un servizio/dovere, il passo è breve.</p>



<p>Da qui che non debbano essere il desiderio e il piacere la motivazione principale per una donna, l’abbiamo – volente o nolente &#8211; interiorizzato tutti.&nbsp;</p>



<p>Ne siamo state condizionate a tal punto che intere generazioni di donne si sono concesse esclusivamente perché dovevano o per diventare madri, il nostro “completamento naturale”.&nbsp;</p>



<p>Intere generazioni di <strong><em>“maschi ombelico del mondo”,</em></strong> hanno pensato e pensano ancora che le donne debbano accondiscendere alle loro voglie. Se, quel desiderio (non) è corrisposto non è proprio il primo loro pensiero, come non lo è la loro performance personale, ma se la partner &#8211; pur fingendo &#8211; desse qualche segnale di soddisfazione, sarebbe gradito.&nbsp;</p>



<p>E’ quello che hanno fatto intere generazioni di <strong>donne anorgasmiche</strong>.</p>



<p>Ma anche gli stessi uomini non stanno meglio, dal momento che sono convinti che una mera scarica idraulica con una “professionista” con l’orologio in mano, ma anche con una partner che non dimostri un particolare coinvolgimento, sia piacere.</p>



<p>Viste però le succitate ed estese paure, siamo sicuri che siano completamente ignari? Altrimenti, a cosa dovremmo il timore di una denuncia per un rapporto sessuale di 4 anni prima? (commento sotto uno dei nostri post)</p>



<p>Ergo, qualche barlume di #consapevolezza, una coda di paglia che spunta c’è, non abbastanza ma c’è.&nbsp;</p>



<p>Quello che manca è il #coraggio, l’assunzione di #responsabilità, la capacità di mettersi in gioco, in un gioco realmente a due.&nbsp;</p>



<p>Per questo, ci appaiono incomprensibili le scelte del governo di rinunciare (in realtà, negare) a politiche educative e di prevenzione.&nbsp;</p>



<p>Per questo ci pare “incomprensibile” che le strutture come i #Consultori e i servizi per gli adolescenti al suo interno vengano sistematicamente svuotati delle loro funzioni, a rischio di chiusura invece di essere implementati.</p>



<p>Noi abbiamo bisogno, e chiediamo a gran voce più #Educazione, #Prevenzione, #Diritti, #PariOpportunità.&nbsp;</p>



<p>Abbiamo bisogno di Politiche di #Equità non di #Repressione e #Ignoranza o – ancora peggio – di ripristino di #impunità che sono reati da decenni.&nbsp;</p>



<p>&nbsp;E i genitori &#8211; di oggi e di domani &#8211; dovrebbero essere i primi a battersi per un mondo in cui i propri figli possano crescere in maniera consapevole e responsabile, un mondo basato sulla #Fiducia, sul #Rispetto, sulla #Sicurezza e senza #Impunità.</p>



<p></p>



<p>Pieranna Pischedda, Psicologa</p>



<p> &nbsp; &nbsp;</p>



<p>&nbsp;</p>



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<p></p>



<p class="has-regular-font-size"></p>



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		<title>Dall’affido condiviso all’affido paritetico: il ripristino del Pater familias e la cancellazione della violenza domestica</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2025/12/05/dallaffido-condiviso-allaffido-paritetico-il-ripristino-del-pater-familias-e-la-cancellazione-della-violenza-domestica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Dec 2025 09:46:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cultura patriarcale]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervento al Convegno&#160; “La mancata applicazione della Convenzione di Istanbul e la deriva pasista”.&#160; 4 Dicembre, Sala Caduti di Nassirya, Senato della Repubblica.&#160; Tempo fa, in un Congresso di “Femminicidio in vita” definii la legge 54/2006 sull’Affido condiviso un plastico esempio di come “le vie dell’inferno siano lastricate di buone intenzioni”, ora col Disegno di Legge 832 a prima firma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Intervento al Convegno&nbsp;</p>



<p>“La mancata applicazione della Convenzione di Istanbul e la deriva pasista”.&nbsp;</p>



<p>4 Dicembre, Sala Caduti di Nassirya, Senato della Repubblica.&nbsp;</p>



<p></p>



<span id="more-1412"></span>



<p>Tempo fa, in un Congresso di “Femminicidio in vita” definii la legge 54/2006 sull’Affido condiviso un plastico esempio di come <strong><em>“le vie dell’inferno siano lastricate di buone intenzioni”</em></strong><em>, </em>ora col Disegno di Legge 832 a prima firma Balboni (FdI), passando per il tentativo fallito del ddl 735/2018, più noto come Decreto Pillon, mi viene da dire che <strong><em>“perseverare è diabolico”</em></strong>. &nbsp;</p>



<p>A causa della mia professione, rilevo ogni giorno con mano quanto una legge apparentemente innocua possa rivelarsi nella sua messa in pratica un inferno per chi la subisce.&nbsp;</p>



<p>Con quanta consapevolezza i nostri parlamentari firmino e votino certi disegni di legge spesso &#8211;&nbsp; francamente &#8211; mi sfugge.&nbsp;</p>



<p>Però, quando si insiste su un solco andando sempre più a fondo, allora il sospetto che si stia seguendo un programma ben preciso, una determinata visione, diventa certezza.</p>



<p>Nel ddl in questione, il legislatore sembra voler fare un ulteriore salto di qualità.&nbsp;</p>



<p>A causa del concetto di affido paritetico che lo contraddistingue, è stato subito ribattezzato Salomone, dal famoso racconto biblico. Ma mentre l’intento del saggio Re era scoprire la madre reale ovvero l’amore sincero (mediante la rinuncia alla “metà” del figlio), qui si va dritto sullo scoraggiare (per usare un eufemismo) qualsiasi tentativo di separazione (tema caro all’ex senatore Pillon e sodali), con il neanche tanto velato obiettivo di svuotare dal di dentro l’istituto del <strong>Divorzio.</strong></p>



<p>Immaginatevi le conseguenze nel caso di violenza domestica e abusi sui minori.&nbsp;</p>



<p>Ergo, il ddl appare come l’ennesimo tassello (come il contrasto alle Legge 194,</p>



<p>il depotenziamento dei Consultori, i sempre minori finanziamenti ai Centri anti Violenza, l’assenza totale di politiche femminili degne di essere chiamate tali) di un disegno di compressione della libertà e autodeterminazione della donna.&nbsp;</p>



<p>Un progetto politico che ha come obiettivo di rimandarla a casa a “riprendere” il suo ruolo naturale, come da “codice genetico” (per usare le parole del Ministro della Giustizia) ovvero quello di moglie, madre e badante.&nbsp;</p>



<p>In altre parole, una donna dipendente economicamente dal coniuge, il cui dovere è procreare e accudire italiani bianchi all’interno di una famiglia tradizionale.</p>



<p>Per coerenza con tale visione, da diversi anni qualcuno propone anche la riapertura delle case chiuse, così, giusto per chiudere il cerchio e ripristinare i romantici passatempi dei nostri bisnonni.&nbsp;</p>



<p>Se si potessero spiegare &#8211; “urbi et orbi” &#8211; le conseguenze di questo disegno di legge, assisteremmo al crollo istantaneo dei matrimoni e ci potremmo anche scordare la parola <strong>natalità</strong>.&nbsp;</p>



<p>Per correre ai ripari, suggerirei di abolire e pure di corsa, l’<strong>articolo 5 della Legge 40/2004, </strong>che vieta la procreazione medicalmente assistita per le donne single, se non vogliamo rischiare la totale scomparsa del gene italico, tanto caro ad una certa area politica.</p>



<p>Stiamo quindi di fronte ad una determinata visione del mondo, ad un progetto che per concretizzarsi deve passare necessariamente attraverso la limitazione di autonomia e diritti.</p>



<p>Per questo, il filo conduttore di questo ddl è l’utilizzo del potere economico in <strong>maniera abusante</strong>.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Abusante, nell’intenzione di non passare più gli alimenti a chi negli anni si è occupata della gestione familiare rinunciando alla carriera lavorativa se non proprio al lavoro e all’indipendenza economica;</li>



<li>Abusante, nel conseguente diverso tenore di vita a cui i figli si dovrebbero adeguare ogni volta che passano da un genitore all’altro (alla faccia del diritto alla stabilità). Magari con la speranza che “parteggino” per il genitore economicamente più forte perché, si sa, nell’universo patriarcale l’amore si compra.</li>
</ul>



<p>Ricordo sommessamente che la violenza economica è una delle forme di violenza domestica quindi un REATO.&nbsp;</p>



<p>Vederla perseguire in un disegno di legge mi pare come minimo inquietante, ma rende perfettamente l’idea dell’aria che tira.</p>



<p>Sarà (anche) per questo che a distanza di 12 anni dalla sua ratifica, la Convenzione di Istanbul sia totalmente disapplicata e non ci siamo dotati di un reato specifico di violenza domestica?</p>



<p>Siamo al ritorno di un vetusto quanto immarcescibile pensiero per cui il maschio, in nome del potere economico e politico da lui tradizionalmente detenuto, possa disporre della vita delle donna (e della prole) come crede, in quanto pagante/padrone.&nbsp;</p>



<p>Va da sé che l’autonomia rappresenta il nemico da combattere.</p>



<p>Due minuti sul concetto principe di questo ddl, l’affido <strong><em>Paritetico</em></strong>.&nbsp;</p>



<p>Analizziamolo sul versante degli adulti e quello pragmatico.</p>



<p>Paritetico, quindi cinquanta e cinquanta. Mi sono chiesta, ma questa condizione di parità, da quando parte?&nbsp;</p>



<p>Dal concepimento? Il feto passerà 4 mesi e mezzo nel ventre materno e 4 mesi e mezzo in quello paterno? Attualmente questa soluzione non appare praticabile, ipotizziamo quindi che i nostri legislatori abbiano informazioni diverse dalle nostre rispetto ad un prossimo futuro.</p>



<p>In che modo i due procreatori si spartiranno le criticità della gravidanza?&nbsp;</p>



<p>A chi toccheranno nausea e vomito a chi il diabete gestazionale, episiotomia, taglio cesareo…e la depressione post partum, per parlare come la generazione Z, chi se l’accolla?</p>



<p>Forse che i nostri legislatori hanno pensato ad un Congedo parentale obbligatorio paritario di sei mesi? &nbsp;</p>



<p>Forse il tempo che si trascorre con la prole è paritetico? Permettetemi di esprimere qualche dubbio al riguardo.</p>



<p>Vi risulta che ad un colloquio di lavoro venga chiesto agli uomini se abbiano intenzione di fare figli?&nbsp;</p>



<p>Quanti padri conoscete che hanno perso il lavoro per un figlio? Zero.</p>



<p>Quanti padri conoscete che abbiano lasciato il lavoro per crescere i figli? Zero.</p>



<p>Gli stipendi di uomini e donne sono paritetici?&nbsp;</p>



<p>Come si può quindi, cianciare di affido paritetico senza prima avere raggiunto un <strong>Coinvolgimento paritetico pregresso?</strong></p>



<p>Malafede? Disonestà intellettuale? Patriarcato? A voi la scelta.</p>



<p>Dulcis in fundo, a fronte delle spese che si moltiplicano sulle spalle dei “separandi” (Avvocati, Consulenti tecnici di ufficio e di parte, Coordinatori genitoriali, Mediatori; Curatori e case famiglia, invece, sono a carico di tutti noi) ed in particolar modo per la parte economicamente più debole, quella <strong>dell’accudente non retribuita</strong> per intenderci, il ddl prevede misure di sostegno?&nbsp;</p>



<p>Neanche un centesimo, dato che viene assicurata la non onerosità per lo Stato. <strong>invarianza finanziaria (art. 18).</strong></p>



<p>Concludo, con una domanda: in tutto questo, che fine ha fatto il <strong><em>“bene supremo del minore”</em></strong>? &nbsp;rda, è esattamente in quest’ottica che leggo il voto in questione. Si placa la “sete di giustizia” delle famiglie delle vittime (nonché dell’opinione pubblica) comminando la massima pena spostando l’attenzione – e qui il trucco illusionistico &#8211; dal problema reale: quello di tenere fuori – scientemente – dalla narrazione ufficiale e dai Tribunali tutto ciò che precede il “reato finale” (violenza domestica, nelle relazioni intime, violenza sessuale, molestie, gender gap). </p>



<p>Come?<strong>&nbsp;</strong></p>



<p><strong><em>Oscurando</em></strong><em>, </em><strong><em>minimizzando,</em></strong><strong><em>negando</em></strong> tutto ciò che precede il “gesto irreparabile”.&nbsp;</p>



<p><strong><em>Perseguendo</em></strong>il racconto dell’evento eccezionale, compiuto da un soggetto deviante, in un’ottica esclusivamente punitiva.&nbsp;</p>



<p><strong><em>Avversando</em></strong> nello stesso tempo ogni tentativo di un approccio educativo-preventivo al fenomeno.&nbsp;</p>



<p>Così, nel momento in cui il femminicidio si compie, ci indigniamo, urliamo al mostro e ora &#8211; con il reato specifico &#8211; lo puniamo con la giusta pena.&nbsp;</p>



<p>A posto così, giustizia è fatta.</p>



<p>Poco importa (un dettaglio insignificante) se l’assassino lo abbiamo “difeso” fino a poco prima, magari perché <strong>padre </strong>(ma sarebbe più realistica la definizione di <em>dispensatore più o meno consapevole di spermatozoi</em>)<strong>.</strong>&nbsp;</p>



<p>Poco importa se continuiamo a definire esuberanti, versione moderna di “poveri ma belli cocchi di mammà”, dei vermi che “approfittano” (per usare un eufemismo) di una preda/amica ubriaca o opportunamente resa impotente da una sostanza (droga dello stupro) somministrata a sua insaputa.&nbsp;</p>



<p>Poco importa se continuiamo a <strong><em>rivittimizzare,</em></strong> mettendo sul banco degli imputati donne e bambini che denunciano violenze e abusi.</p>



<p>Allora, se siete in buona fede e avete contezza del fenomeno, mi aspetto che entro la primavera prossima ci “regalerete” il reato specifico di <strong><em>violenza domestica</em></strong> con l’applicazione estesa della Convenzione di Istanbul sul piano della Prevenzione ed Educazione.&nbsp;</p>



<p>Allora sì che ai miei occhi risultereste più credibili.&nbsp;</p>



<p>L’aumento (giusto) delle pene e la definizione di specie del reato non risusciterà nessuna delle vittime, non avrà nessun effetto deterrente (se qualcuno lo pensa significa che non ha ANCORA capito niente) così come non eviterà la condizione di orfani a centinaia di figli ogni anno.&nbsp;</p>



<p>L’aumento delle pene non cambierà lo stato delle cose, non ridarà le figlie ai familiari, non ridarà le madri ai figli.&nbsp;</p>



<p>La <strong>Prevenzione</strong>, l’<strong>Educazione</strong>, la benedetta e a tutt’oggi chimerica <strong>Formazione</strong>, sono le uniche strade percorribili per porre freno a questa strage continua.</p>



<p>Potrebbero salvare vite (tante) e risparmiare vissuti violenti (tantissimi) a donne e bambini.</p>



<p>Potremmo finalmente crescere generazioni con una concezione delle relazioni, dei legami improntate sul <strong><em>Rispetto</em></strong>, il <strong><em>Confronto</em></strong>, il <strong><em>Consenso</em></strong>.&nbsp;</p>



<p>Generazioni più <strong><em>Serene</em></strong><em>,</em> più <strong><em>Libere</em></strong>, più <strong><em>Consapevoli</em></strong>.</p>



<p>Generazioni più <strong><em>Felici</em></strong><em>.</em>&nbsp;</p>



<p>E’ chiedere troppo?</p>



<p></p>



<p>Pieranna Pischedda, Psicologa</p>



<p> &nbsp; &nbsp;</p>



<p>&nbsp;</p>



<p></p>



<p></p>



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		<item>
		<title>Femminicidi e illusionismi della politica</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2025/07/24/femminicidi-e-illusionismi-della-politica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 16:26:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cultura patriarcale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi scuserete se il reato specifico di Femminicidio, appena votato all’unanimità dai nostri rappresentanti eletti, non mi entusiasma più di tanto.&#160; Non perché non ne colga la portata culturale ma in quanto, ancora una volta, il legislatore si comporta nei confronti dei cittadini come un illusionista di fronte al suo pubblico.&#160; Trattandosi dell’interruzione violenta di una vita da parte di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Mi scuserete se il reato specifico di Femminicidio, appena votato all’unanimità dai nostri rappresentanti eletti, non mi entusiasma più di tanto.&nbsp;</p>



<p>Non perché non ne colga la portata culturale ma in quanto, ancora una volta, il legislatore si comporta nei confronti dei cittadini come un illusionista di fronte al suo pubblico.&nbsp;</p>



<span id="more-1305"></span>



<p>Trattandosi dell’interruzione violenta di una vita da parte di terzi, una volta compiuto il reato non si può oscurare tantomeno la sua – oramai &#8211; intollerabile frequenza. L’opinione pubblica negli ultimi tempi sembra avere sviluppato maggiore coscienza e sensibilità al riguardo, “grazie” anche alla notevole visibilità mediatica dedicata ad alcune vicende in particolare. Si sa, la visibilità mediatica può spostare fette significative di elettorato (<em>“parlateci di Bibbiano</em>”, docet)…ed è opportuno ricorrere ai ripari.&nbsp;</p>



<p>Per quanto mi riguarda, è esattamente in quest’ottica che leggo il voto in questione. Si placa la “sete di giustizia” delle famiglie delle vittime (nonché dell’opinione pubblica) comminando la massima pena spostando l’attenzione – e qui il trucco illusionistico &#8211; dal problema reale: quello di tenere fuori – scientemente – dalla narrazione ufficiale e dai Tribunali tutto ciò che precede il “reato finale” (violenza domestica, nelle relazioni intime, violenza sessuale, molestie, gender gap).&nbsp;</p>



<p>Come?<strong>&nbsp;</strong></p>



<p><strong><em>Oscurando</em></strong><em>, </em><strong><em>minimizzando,</em></strong><strong><em>negando</em></strong> tutto ciò che precede il “gesto irreparabile”.&nbsp;</p>



<p><strong><em>Perseguendo</em></strong>il racconto dell’evento eccezionale, compiuto da un soggetto deviante, in un’ottica esclusivamente punitiva.&nbsp;</p>



<p><strong><em>Avversando</em></strong> nello stesso tempo ogni tentativo di un approccio educativo-preventivo al fenomeno.&nbsp;</p>



<p>Così, nel momento in cui il femminicidio si compie, ci indigniamo, urliamo al mostro e ora &#8211; con il reato specifico &#8211; lo puniamo con la giusta pena.&nbsp;</p>



<p>A posto così, giustizia è fatta.</p>



<p>Poco importa (un dettaglio insignificante) se l’assassino lo abbiamo “difeso” fino a poco prima, magari perché <strong>padre </strong>(ma sarebbe più realistica la definizione di <em>dispensatore più o meno consapevole di spermatozoi</em>)<strong>.</strong>&nbsp;</p>



<p>Poco importa se continuiamo a definire esuberanti, versione moderna di “poveri ma belli cocchi di mammà”, dei vermi che “approfittano” (per usare un eufemismo) di una preda/amica ubriaca o opportunamente resa impotente da una sostanza (droga dello stupro) somministrata a sua insaputa.&nbsp;</p>



<p>Poco importa se continuiamo a <strong><em>rivittimizzare,</em></strong> mettendo sul banco degli imputati donne e bambini che denunciano violenze e abusi.</p>



<p>Allora, se siete in buona fede e avete contezza del fenomeno, mi aspetto che entro la primavera prossima ci “regalerete” il reato specifico di <strong><em>violenza domestica</em></strong> con l’applicazione estesa della Convenzione di Istanbul sul piano della Prevenzione ed Educazione.&nbsp;</p>



<p>Allora sì che ai miei occhi risultereste più credibili.&nbsp;</p>



<p>L’aumento (giusto) delle pene e la definizione di specie del reato non risusciterà nessuna delle vittime, non avrà nessun effetto deterrente (se qualcuno lo pensa significa che non ha ANCORA capito niente) così come non eviterà la condizione di orfani a centinaia di figli ogni anno.&nbsp;</p>



<p>L’aumento delle pene non cambierà lo stato delle cose, non ridarà le figlie ai familiari, non ridarà le madri ai figli.&nbsp;</p>



<p>La <strong>Prevenzione</strong>, l’<strong>Educazione</strong>, la benedetta e a tutt’oggi chimerica <strong>Formazione</strong>, sono le uniche strade percorribili per porre freno a questa strage continua.</p>



<p>Potrebbero salvare vite (tante) e risparmiare vissuti violenti (tantissimi) a donne e bambini.</p>



<p>Potremmo finalmente crescere generazioni con una concezione delle relazioni, dei legami improntate sul <strong><em>Rispetto</em></strong>, il <strong><em>Confronto</em></strong>, il <strong><em>Consenso</em></strong>.&nbsp;</p>



<p>Generazioni più <strong><em>Serene</em></strong><em>,</em> più <strong><em>Libere</em></strong>, più <strong><em>Consapevoli</em></strong>.</p>



<p>Generazioni più <strong><em>Felici</em></strong><em>.</em>&nbsp;</p>



<p>E’ chiedere troppo?</p>



<p></p>



<p>Pieranna Pischedda, Psicologa</p>



<p>    </p>



<p>&nbsp;</p>



<p></p>



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<p></p>



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		<item>
		<title>Cambiamento culturale, responsabilità individuale e nuovi necessari reati</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2024/12/13/cambiamento-culturale-responsabilita-individuale-e-nuovi-necessari-reati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Dec 2024 08:56:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durante un giro di ricognizione alla ricerca di un film per finire la serata, mi imbatto in una trasmissione &#8211; tra le più longeve della tv pubblica &#8211; che si occupa di processi.&#160; Decido masochisticamente di visionare un paio di puntate…a caso.&#160; Neanche a farlo apposta entrambe riguardano omicidi di prostitute, la seconda addirittura di un serial killer. &#160; E [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Durante un giro di ricognizione alla ricerca di un film per finire la serata, mi imbatto in una trasmissione &#8211; tra le più longeve della tv pubblica &#8211; che si occupa di processi.&nbsp;</p>



<p>Decido masochisticamente di visionare un paio di puntate…a caso.&nbsp;</p>



<span id="more-1245"></span>



<p>Neanche a farlo apposta entrambe riguardano omicidi di prostitute, la seconda addirittura di un serial killer. &nbsp;</p>



<p>E vengo catapultata in un mondo da far accapponare la pelle.&nbsp;</p>



<p>Un mondo in cui la miseria morale, il disimpegno morale, la psicopatia e l’indifferenza, la fanno da padrone.</p>



<p>Sentire raccontare la vita di quelle povere vittime (alcune giovanissime) già in mano ad organizzazioni o a “fidanzati papponi” (e vi lascio immaginare cosa avranno passato), lontane da casa, lontane dai loro cari, dai figli, finite in balìa della feccia della terra (numerosissima), non ti predispone positivamente nei confronti del prossimo e della società.</p>



<p>La mancanza di empatia nei confronti di chi subisce quotidiane violenze di ogni tipo e la totale assenza della politica nel farsene carico, meriterebbero una profonda riflessione da parte di noi tutti, ma anche una diversa narrazione al riguardo.&nbsp;</p>



<p>Meriterebbe ben altra consapevolezza e ben altra assunzione di responsabilità (a tutt’oggi inesistente) in particolare da parte di chi si “racconta” di essere un cliente.</p>



<p>Il che ci porta a pensare che questi piuttosto ingenui signori vivano in una realtà dove le loro miserie hanno dei nomi rassicuranti (accettati dall’opinione pubblica) e tutto ciò che li circonda sembra avere un valore solo se lo ha per loro.&nbsp;</p>



<p>Vivono in un mondo in cui le persone difficilmente possono avere vita e dignità propria, ma esistono solo in quanto soddisfano bisogni: in parole povere, oggetti.&nbsp;</p>



<p>Non è un caso che entrambi gli assassini avessero compagne e figli (si, anche l’omicida seriale), necessari trofei per creare un’apparentemente, indispensabile conformità sociale.</p>



<p>Infine, veniamo alla “<em>leggerezza”,</em> ma forse sarebbe più esatto <strong>incoscienza,</strong> con la quale vengono concesse misure alternative alla detenzione a soggetti pericolosi (per usare un eufemismo).&nbsp;</p>



<p>Il serial killer, ad esempio, approfittava della scarsità di controlli (!) per fare rapine, per violentare, torturare e uccidere prostitute (10 accertate) con una facilità disarmante.&nbsp;</p>



<p>Lo ha potuto fare perché qualcuno ha creduto che un violentatore, sadico assassino di cinque donne potesse uscire dal carcere in regime di semilibertà solo perché passati venti anni.&nbsp;</p>



<p>Tutto chiaro?&nbsp;</p>



<p>Abbiamo rimesso in circolazione un pericoloso criminale e questo se n’è andato in giro a perpetrare ulteriori crimini in tutta tranquillità, senza neanche il minimo sospetto da parte di chi lo avrebbe dovuto controllare.&nbsp;</p>



<p>Dobbiamo forse pensare che in quanto assassino di “<em>donne di serie b”</em> non sia stato reputato così socialmente pericoloso?&nbsp;</p>



<p>Oppure l’avere fatto un figlio con una donna fragile e tossicodipendente lo rendeva, ipso facto, un uomo nuovo, pronto per il reinserimento in società?</p>



<p>Quanto ancora dovremmo sopportare queste oscenità?</p>



<p>Quanto ancora vogliamo tollerare che i reati di genere (stupro, violenza domestica, sfruttamento della prostituzione) vengano trattati &#8211; nel migliore dei casi – al pari di uno scippo?&nbsp;</p>



<p>Temo che,&nbsp;</p>



<p>senza un deciso <strong>cambiamento culturale</strong>;</p>



<p>senza una comune assunzione di <strong>responsabilità</strong>;</p>



<p>senza una decisa e compatta azione di <strong>stigmatizzazione, </strong>ma anche un reato specifico di <strong><em>concorso diretto in sfruttamento della prostituzione e tratta di esseri umani,</em> </strong>nei confronti di chi scientemente, con le sue “richieste” favorisce, incentiva, sovvenziona l’abominevole traffico, tutto questo non sarà possibile.</p>



<p>PierAnna Pischedda, Psicologa</p>



<p>#reatidigenere #prostituzione #stupro #cambiamentoculturale #sessualitàmaschile&nbsp;</p>



<p></p>



<p> &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; </p>
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		<title>Il Pantheon valoriale e personale che influenza il nostro mondo relazionale</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2024/12/01/il-pantheon-valoriale-e-personale-che-influenza-il-nostro-mondo-relazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Dec 2024 17:45:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle nostre pagine/gruppi/blog vari giornalmente disquisiamo di come siano difficili le relazioni intime tra due persone e di come assistiamo giornalmente a reati, violenze, abusi di ogni genere all’interno delle dinamiche relazionali.  Mentre stanotte mi accingevo a consegnarmi nelle braccia di Morfeo, improvvisamente il seguente pensiero ha bruscamente interrotto la liaison tra me e il dio dei sogni: “ma quali [&#8230;]</p>
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<p>Dalle nostre pagine/gruppi/blog vari giornalmente disquisiamo di come siano difficili le relazioni intime tra due persone e di come assistiamo giornalmente a reati, violenze, abusi di ogni genere all’interno delle dinamiche relazionali. </p>



<span id="more-1242"></span>



<p>Mentre stanotte mi accingevo a consegnarmi nelle braccia di Morfeo, improvvisamente il seguente pensiero ha bruscamente interrotto la liaison tra me e il dio dei sogni: <em>“ma quali sono i criteri di selezione che ognun* di noi adotta nel fare entrare le persone nella propria vita, a livello amicale e amorosa?</em> <em>Come ci si ritrova a gestire personaggi poco degni se non addirittura perniciosi?&nbsp;</em></p>



<p>Ci siamo mai chiest* se i nostri parametri di “accettazione” siano troppo laschi dal punto di vista valoriale? Mi spiego meglio.&nbsp;</p>



<p>Per quanto mi riguarda, quando vengo a contatto con delle persone che per una serie di cause (lavoro, amicizie comuni…) potrei incontrare con frequenza, mi metto “in ascolto” per capire chi ho davanti.</p>



<p>Partendo dal presupposto che il tempo è prezioso e non va condiviso con personaggi che per comodità definirò “negativi”, ho elaborato (da sempre, fin dalla più giovane età) una griglia personale di selezione all’ingresso che via via si è adattata alle fasi evolutive.</p>



<p>Per cui gli elenchi qui sotto sono (anche) la risultanza dei miei non pochi mercoledì alle spalle.</p>



<p>Mentre in gioventù avrei potuto pensare di utilizzare tempo e risorse per comprendere cause ed eventualmente impegnarmi in un confronto dialettico proficuo e tendente a rimuovere gli “aspetti dolenti”, ora questo non mi passa neanche per l’anticamera del cervello: o sei dentro o sei fuori e – soprattutto &#8211; non sono la “salvatrice” di nessuno.&nbsp;</p>



<p>Detto questo, la mia griglia è formata da un <strong>livello base</strong> di parametri (vale per tutti i generi) senza i quali – una volta acclarata la presenza o mancanza – non vi è nessuna possibilità di condividere una seconda occasione. Indi per cui, nella mia vita relazionale non c’è posto per:&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Razzisti; xenofobi.</li><li>Fascisti e ideologie simili.</li><li>Fanatici religiosi di qualsiasi religione. &nbsp; &nbsp;</li><li>Omofobi.</li><li>Cacciatori.</li><li>Tifosi ultrà.</li><li>Adesione a schieramenti politici che presuppongono una visione della vita opposta alla mia.</li><li>Mafiosi.&nbsp;</li><li>Massoni.&nbsp;</li></ul>



<p><strong>Secondo livello</strong> (aspetti inizialmente poco evidenti che possono rivelarsi in itinere, ma passibili di miglioramento/superamento):</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Maschilisti inconsapevoli (che possono essere anche donne).</li><li>Scarso senso civico ed etico.</li></ul>



<p><strong>Terzo livello</strong> (aspetti culturali e interessi).</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Rispetto per gli interessi e passatempi; no imposizioni dei rispettivi all’altro (della serie, il cine panettone te lo vai a vedere senza di me).&nbsp;</li></ul>



<p><strong>Livello relazione intima.</strong></p>



<p>Se pensi di avviare una relazione stabile, quali sono i “paletti” di riferimento?</p>



<p>Una relazione stabile significa condividere quotidianità, valori, interessi, passatempi. Significa fare progetti, investire emotivamente, economicamente, ma soprattutto dal punto di vista fiduciario.&nbsp;</p>



<p>Premesso che si tratta di un percorso che si sviluppa nel tempo; tenendo conto che deve avere superato i primi due livelli, non mi rimane che accertare la posizione del principe azzurro rispetto al&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Sesso condiviso.</li><li>Sesso&nbsp; a pagamento: il suo personale pensiero nei confronti di chi lo pratica (utente e prestatrice d’opera).&nbsp;</li><li>La sua posizione nei confronti della tratta di esseri umani.</li></ul>



<p>…e &#8211; dulcis in fundo &#8211; se abbia mai richiesto per sé o per qualcun altro tale “servizio”, per accompagnarlo immantinènte alla porta.</p>



<p>E voi? Avete la vostra griglia personale? &nbsp;</p>



<p>PierAnna Pischedda, Psicologa</p>



<p> &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; </p>
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		<title>Una riflessione sulla presenza dello Psicologo all’interno degli istituti scolastici</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2024/11/22/una-riflessione-sulla-presenza-dello-psicologo-allinterno-degli-istituti-scolastici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Nov 2024 15:45:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi arriva da diverse delle nostre assistite la seguente situazione. Minorenni che da anni subiscono la violenza domestica (psicologica, economica, vicaria, assistita), ad un certo punto, specialmente nel periodo di latenza e dell’adolescenza, “decidono” di rendere visibile in maniere anche plateali la loro sofferenza, riversandola (per ovvi motivi) rispettivamente, sul genitore accudente; su fratelli/sorelle; in ambito scolastico (scarso rendimento; condotte [&#8230;]</p>
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<p>Mi arriva da diverse delle nostre assistite la seguente situazione.</p>



<span id="more-1234"></span>



<p>Minorenni che da anni subiscono la violenza domestica (psicologica, economica, vicaria, assistita), ad un certo punto, specialmente nel periodo di latenza e dell’adolescenza, “decidono” di rendere visibile in maniere anche plateali la loro sofferenza, riversandola (per ovvi motivi) rispettivamente, sul genitore accudente; su fratelli/sorelle; in ambito scolastico (scarso rendimento; condotte devianti).&nbsp;</p>



<p>Un genitore accudente (non fatevi fuorviare dalle esigenze grammaticali, quasi sempre la madre) che ben conosce la sofferenza del figlio/a; che per la stessa combatte da anni e che dovrà sobbarcarsi quest’ulteriore aggravio ovvero scontare colpe che non le appartengono.</p>



<p>Come tutti ben sapete, la legge prevede il consenso di entrambi i genitori per ogni decisione di carattere sanitario che riguarda i figli minorenni.&nbsp;</p>



<p>Succede allora che in caso di separazioni “problematiche”, tradotto, in caso di violenza domestica, il mancato consenso rappresenta non solo un’arma di ricatto, ma anche uno strumento per occultare le probabili prove dei maltrattamenti subìti dal minore.</p>



<p>Ora, si poteva sperare in uno spiraglio di luce con l’attivazione degli sportelli psicologici nelle scuole.&nbsp;</p>



<p>E invece no.&nbsp;</p>



<p>Invece siamo riusciti a rendere inutile anche quello.</p>



<p>Se un discente decide di bussare allo sportello per poter parlare con un professionista che può garantire – nel peggiore dei casi – <em>Accoglienza e Ascolto</em>, le motivazioni più frequenti sono:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>è vittima di bullismo;</li><li>sta vivendo un disagio familiare importante;</li><li>è sotto pressione per le aspettative troppo alte da parte della famiglia;</li><li>è vittima di maltrattamenti (<em>incuria, discuria, ipercura</em>).</li></ul>



<p>Ma, per poterlo fare deve avere il consenso di entrambi i genitori ovvero dei potenziali responsabili del suo malessere.&nbsp;</p>



<p>CHE SENSO HA TUTTO QUESTO?</p>



<p>Fermo restando che non si tratta di un’azione sanitaria bensì di un semplice colloquio che neanche lontanamente può essere paragonato ad azione terapeutica perché, nei fatti, lo si fa passare per tale?&nbsp; &nbsp;</p>



<p>In che modo e con quale spirito, il minorenne dovrebbe chiedere il permesso per parlare con uno Psicologo a chi di quelle sofferenze è causa?</p>



<p>Trattasi di una normativa folle o intenzionale?&nbsp;</p>



<p>A me pare l’ennesima presa in giro e &#8211; a dispetto di tutte le belle parole con le quali ci si sciacqua la bocca – la mera negazione del minore come soggetto giuridico.</p>



<p>A pensare male, un’ulteriore dimostrazione della volontà di ricondurre i “panni sporchi” all’interno delle mura domestiche; di silenziare testimonianze; di voltare le spalle alle vittime.</p>



<p>A pensare male, peccato però che non ho nessun elemento per pensare bene.</p>



<p>PierAnna Pischedda, Psicologa</p>



<p> &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; </p>
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		<title>Il maltrattante e le peculiarità che il legislatore (ancora) ignora</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2024/11/21/il-maltrattante-e-le-peculiarita-che-il-legislatore-ancora-ignora/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2024 08:12:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dall’entità delle pene (risibili) e dagli strumenti previsti come deterrenti (ammonimento e diffida), passando per le misure alternative di detenzione (braccialetto elettronico, domiciliari), possiamo affermare &#8211; senza tema di smentita &#8211; quanto il legislatore non sia effettivamente consapevole delle caratteristiche del reato di maltrattamenti e delle peculiarità dell’agente reato.  Quanto non sia consapevole delle fragilità, che lo “motivano” e spingano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dall’entità delle pene (risibili) e dagli strumenti previsti come deterrenti (ammonimento e diffida), passando per le misure alternative di detenzione (braccialetto elettronico, domiciliari), possiamo affermare &#8211; senza tema di smentita &#8211; quanto il legislatore non sia effettivamente consapevole delle caratteristiche del reato di maltrattamenti e delle peculiarità dell’agente reato. </p>



<span id="more-1231"></span>



<p>Quanto non sia consapevole delle fragilità, che lo “motivano” e spingano ad agire tali condotte, che lo porteranno a reiterare il reato con chiunque abbia la disgrazia di intraprendere con il nostro una relazione intima.&nbsp;</p>



<p>In realtà, senza un percorso serio e lungo di psicoterapia, il maltrattante/agente reato rimarrà tale e quale, con percentuali di recidiva altissime.&nbsp;</p>



<p>Una mina vagante perpetua.&nbsp;</p>



<p>Anche a distanza di anni &#8211; e se ne avrà occasione &#8211; continuerà nella sua azione di violenza domestica esplicitata nelle sue varie declinazioni (psicologica, economica, fisica, assistita, vicaria).&nbsp;</p>



<p>Per questo, la vittima non è mai al sicuro;</p>



<p>Per questo, raggiungere la serenità rappresenta un’illusione (a meno di una dipartita del nostro eroe);</p>



<p>Per questo, sarà difficile elaborare e superare un trauma che è sempre dietro l’angolo, in agguato;</p>



<p>Per questo, avremmo bisogno di un #reato specifico di #violenzadomestica;</p>



<p>Per questo, avremmo bisogno della reale applicazione della #ConvenzionediIstanbul, a 11 anni dalla sua ratifica ancora sconosciuta ai più, #Giudici, #PubbliciMinisteri, #Avvocati, #AssistentiSociali, #Psicologi, #PersonaleSanitario, #ForzedellOrdine, nessuno escluso.&nbsp;</p>



<p>Fino a che questo non avverrà, nessuna vittima potrà tornare a vivere una vita degna di essere chiamata tale.&nbsp;</p>



<p>Nel contempo, invece, l’agente reato potrà godere di tutte le garanzie del nostro codice penale che, aggiunte alla durata dei processi (di cui nessuno dei Ministri della Giustizia che si avvicendano, si occupa), possiamo definire – di fatto &#8211; impunità.&nbsp;</p>



<p>Un agente reato che continua a pensare alle sue fragilità, ai suoi lati oscuri, come conseguenza diretta del comportamento di terzi alias la malcapitata di turno e/o le malcapitate di ieri, in particolare se ha condiviso con loro la procreazione di vite.&nbsp;</p>



<p>Un esempio? Anche il versamento del mantenimento per un figlio (a distanza di 12 anni e dopo varie condanne penali) diventa un motivo di occasione per infastidire &nbsp; un’ex compagna che dopo avere passato l’inferno insieme ai figli, si è ripresa la sua vita, lasciandolo al suo infelice destino.</p>



<p>Lui invece no, lui sta ancora là a cercare di ricostruire dinamiche patologiche e violente senza le quali si sente perso e inutile. &nbsp;</p>



<p>Lui sta ancora là, nel tentativo di ripristinare il controllo di quella vita a cui non ha più accesso.</p>



<p>Lui sta ancora pervicacemente là, a pensare di essere la vittima e non l’aguzzino.&nbsp;</p>



<p>Un condannato per maltrattamenti rimane un maltrattante anche dopo avere estinto la pena se, contemporaneamente ad essa, non porta avanti un percorso di consapevolezza del suo operato e delle cause che lo hanno portato ad essere tale.&nbsp;</p>



<p>E il legislatore dovrebbe (finalmente) aprire gli occhi e tenerne conto.</p>



<p>PierAnna Pischedda, Psicologa</p>



<p> &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; </p>
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		<title>Tragedie annunciate… e non evitate</title>
		<link>https://www.laboratoriodelpossibile.it/2024/11/01/tragedie-annunciate-e-non-evitate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Nov 2024 09:50:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’opinione pubblica è scossa in questi giorni dalla morte di una quasi quattordicenne, “caduta” da un balcone mentre era in compagnia di un ragazzo con cui condivideva una storia d’amore adolescenziale.  Voglio soffermarmi sugli aspetti che più mi hanno colpito.  L’informazione, stampata e non, ha definito gli attori di questa vicenda una coppia di fidanzati. Sono andata a vedere il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’opinione pubblica è scossa in questi giorni dalla morte di una quasi quattordicenne, “caduta” da un balcone mentre era in compagnia di un ragazzo con cui condivideva una storia d’amore adolescenziale. </p>



<p>Voglio soffermarmi sugli aspetti che più mi hanno colpito. </p>



<span id="more-1228"></span>



<ul class="wp-block-list"><li>L’informazione, stampata e non, ha definito gli attori di questa vicenda una coppia di fidanzati. Sono andata a vedere il significato reale (le parole hanno un senso ed un peso) di questo sostantivo: <em>coloro che hanno una relazione sentimentale stabile ed eventualmente scambiato promessa di matrimonio. </em>Se ve ne fosse bisogno,faccio sommessamente notare come la somma degli anni dei due non superasse il 28. Dovremmo tutti fare uno sforzo per trovare le parole giuste e non rischiare una narrazione errata e fuorviante.&nbsp;</li><li>Pare che il 15enne fosse “geloso in maniera ossessiva” ed esercitasse violenza psicologica e fisica. Vorrei porre l’accento sul come mai un ragazzino (perché di questo si tratta) mostri già una così elevata “fragilità relazionale” a tal punto da diventare violento e pericoloso per il benessere di terze persone. Al momento in cui scrivo non so se il nostro fosse seguito da qualche servizio o professionista, ma una cosa è certa: questo tipo di problematiche sono visibilissime in quanto si traducono in comportamenti che possono sfociare nel bullismo o in atti violenti. Pensare – eventualmente &#8211; che non potessero ricadere sulla sua “amata” si è rivelata una pia illusione.&nbsp;</li><li>Dalle dichiarazioni, sembra che il presunto assassino frequentasse la casa della vittima finanche a tarda notte. Mi chiedo come fosse possibile. Molti genitori, attualmente preferiscono – probabilmente per gestire meglio la situazione – favorire una frequentazione domestica da parte del partner di turno dei loro figli. Sinceramente non sono mai stata favorevole a ciò (anche se capisco le preoccupazioni che portano a tale scelta). I primi innamoramenti dovrebbero rimanere tali: temporalmente precari (come la fase evolutiva vuole) e non investiti di un’ufficialità che di fatto ne cambia la natura, appesantendola di una serie di elementi che spesso impediscono la funzione evolutiva ed esperienziale della stessa. Ma anche il fatto che un appena adolescente possa rimanere fuori casa di sera tardi, la dice lunga sulla difficoltà delle famiglie di esercitare il dovuto “monitoraggio” e dare le indispensabili coordinate comportamentali. Si preferisce concedere la libertà senza nessun perimetro. In presenza di un disagio importante, gli esiti possono essere infausti.</li></ul>



<p>Da questa tragedia sembra venire fuori un quadro complesso:&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Solitudine dei ragazzi;&nbsp;</li><li>Disattenzione degli adulti;&nbsp;</li><li>Senso di impotenza;&nbsp;</li><li>Negazione e Rimozione delle fragilità;&nbsp;</li><li>Assenza di strumenti di prevenzione e contrasto;</li><li>Famiglie che non riescono ad esercitare un’efficace azione educativa; famiglie disfunzionali; famiglie devastate dalla violenza domestica;&nbsp;</li><li>Una scuola fortemente deprivata negli ultimi anni della sua, insostituibile, funzione educativa, ridotta a dispensatrice di nozioni.</li><li>Un sistema di welfare incapace di intercettare il malessere, il disagio, le condotte devianti;</li><li>Istituzioni apparentemente inconsapevoli del pericolo e del già sfacelo.</li></ul>



<p>Cosa deve ancora accadere per farci uscire da quest’incantesimo malefico, chiedere il necessario cambiamento ed un futuro migliore per i nostri ragazzi e, conseguentemente, per tutti noi?</p>



<p>PierAnna Pischedda, Psicologa</p>



<p> &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; </p>
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