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	<title>magistratura Archivi - Laboratorio Del Possibile</title>
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		<title>Il piacere maschile …e la magistratura.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Laboratorio Del Possibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jul 2022 19:42:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Stanno facendo discutere, in questi giorni, le motivazioni di una sentenza che, in appello, ha assolto un giovane dall’accusa di violenza sessuale. Cercheremo, ancora una volta, di capire quello che è successo e, nel contempo, di entrare nella psicologia di chi ha scritto le motivazioni “incriminate” (passatemi il gioco di parole). Il nostro ordinamento (garantista), come tutti sanno, prevede tre [&#8230;]</p>
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<p>Stanno facendo discutere, in questi giorni, le motivazioni di una sentenza che, in appello, ha assolto un giovane dall’accusa di violenza sessuale.</p>



<span id="more-973"></span>



<p>Cercheremo, ancora una volta, di capire quello che è successo e, nel contempo, di entrare nella psicologia di chi ha scritto le motivazioni “incriminate” (passatemi il gioco di parole).</p>



<p>Il nostro ordinamento (garantista), come tutti sanno, prevede tre gradi di giudizio, in modo da limitare al massimo (almeno in teoria) gli errori giudiziari e non è infrequente che il secondo grado ribalti il giudizio del primo.</p>



<p>Fin qui, niente da ridire, però, se le motivazioni della sentenza sono quelle che abbiamo letto sulle varie testate giornalistiche, abbiamo un problema, un gravissimo problema.</p>



<p><strong><em>“Della violenza non vi è certezza”</em></strong></p>



<p>I giudici di secondo grado, hanno ritenuto – in maniera opposta, ai colleghi del primo &#8211; che il comportamento della presunta vittima non fosse stato adeguatamente chiaro e deciso, a tal punto da trarre in inganno il suo accompagnatore. Nello specifico, si “rimproverano” alla ragazza, alcune azioni e non (“si è fatta accompagnare in bagno…non ha chiuso la porta…si è fatta porgere i fazzoletti”), che avrebbero dato al giovane l’autorizzazione ad “osare”.</p>



<p>Non solo, ma una volta subita “l’avance” da parte del giovane, la ragazza non sarebbe stata in grado – in quanto “sbronza” e “assalita dal panico” di <strong>gestire</strong> (si, avete letto esattamente) la stessa.</p>



<p>Prima di andare avanti, non vi ricorda niente questa frase? A me, si.</p>



<p>Mi ricorda quello che molte mamme si sentono sistematicamente dire da Assistenti sociali, colleghi/e Ctu, Avvocati della contro parte e Giudici, quando le si accusa di non sapere gestire le inadeguatezze dei padri (magari violenti) e di non “aiutarli” abbastanza a superarle, per cui, se il legame del padre inadeguato con i figli non è buono o inesistente, la colpa è della madre.</p>



<p>Questo, per dire che c’è una logica e una trasversalità in queste aberrazioni: la colpevolizzazione sistematica della vittima a vantaggio dell’agente reato o del padre inadeguato. &nbsp;</p>



<p>Lo stato “confusionale” (per usare un eufemismo) del collegio giudicante è imbarazzante e dovrebbe – in primis – essere una preoccupazione per l’organo di autocontrollo della categoria.</p>



<p>Non si sta parlando di un gruppo di amici che, dopo la quarta birra (o, se preferite, mojito) e tra un frizzo e un lazzo, si autoassolve.</p>



<p>Trattasi della classe giudicante che decide delle vite dei cittadini, il cui potere dovrebbe essere (per la sicurezza e per le famose garanzie) continuamente monitorato.</p>



<p>Ma entriamo nel merito.</p>



<p>“<strong><em>Atteggiamenti interpretati sicuramente dall’imputato come un invito ad osare”</em></strong></p>



<p>Secondo i giudici, una ragazza che si fa accompagnare per andare a vomitare (cosa puntualmente avvenuta), lascia la porta del bagno socchiusa e si fa passare i fazzoletti dal suo accompagnatore (di cui, evidentemente, si fida), avrebbe dato un segnale di via libera “ad osare”. Forse, i suddetti, non si sono mai ubriacati, forse non hanno mai saputo come ci si sente e quanto poco si sia interessati a “lanciare” segnali di disponibilità, con il vomito (e la nausea) che cerca di risalire dallo stomaco su per l’esofago.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Il verbo “osare”, in questo contesto, è illuminante rispetto alla concezione del sesso da parte di questi signori. In realtà, tale affermazione implica che per un atto sessuale fra due persone (meglio specificare, visti i chiari di luna) non si considera necessario il consenso di entrambi, la condivisione del desiderio e del piacere, ma sia sufficiente “l’occasione fa l’uomo ladro”.</p>



<p>Tradotto: “la ragazza con cui sto passando la serata ha lo stomaco in subbuglio. Quale migliore occasione, dal momento che &#8211; essendo sbronza – mi ha chiesto di accompagnarla in bagno…e ha anche lasciato (non certo per farsi aiutare in caso di bisogno) la porta socchiusa!”</p>



<p>Ora, posso anche concordare che il pensiero del nostro tombeur de femme sia stato esattamente questo, anzi lo è stato di sicuro, il problema è che puzza di reato lontano un km…tranne per chi i reati li dovrebbe perseguire.</p>



<p>Ma non è neanche questo il punto.</p>



<p>Il punto è, invece, che per una significativa percentuale di maschi (e visti i numeri della prostituzione e dei reati sessuali, la maggioranza) il rapporto sessuale non prevede il consenso, tantomeno il piacere dell’altra parte.</p>



<p>L’atteggiamento predatorio, tristemente conosciuto e sdoganato dalla cultura corrente come una “caratteristica” maschile, altro non è che il tentativo di mistificare la realtà e giustificare un pensiero ingiustificabile: il sesso è un’attività la cui mission è la soddisfazione di bisogni fisiologici personali. Ergo, <strong><em>consenso, desiderio e piacere reciproco, </em></strong>possono essere anche contemplati (nei film) ma non sono una <em>“conditio sine qua non”.<strong>&nbsp;</strong></em></p>



<p>Il piacere procurato alla partner, eventualmente, è una vanteria da spendere nello spogliatoio e nelle cene per soli uomini.</p>



<p>Ma ritorniamo ai giudici.</p>



<p>Quando si fanno i concorsi pubblici per le forze dell’ordine e per l’esercito, i partecipanti – per ovvie e incontestabili ragioni – sono chiamati a superare una batteria di test di personalità.</p>



<p>Questo, INCREDIBILMENTE, non accade, per la Magistratura. Per cui, potremmo ritrovarci ad essere giudicati, inquisiti, indagati, da personalità non adatte a quel ruolo, con problemi personali-familiari-sociali identici a quelli (e quindi, conflitto di interesse) per cui sono chiamati ad emettere sentenze che segnano per sempre la vita delle persone.</p>



<p>Per dire che, lette le motivazioni, l’esigenza di sapere dove e come questo collegio giudicante si è formato e se è psicologicamente adeguato, è doverosa. Doverosa e urgente, dal momento che</p>



<ul class="wp-block-list"><li>si avalla una visione predatoria del sesso;</li><li>una condizione di difficoltà diventa un’occasione (e non un’aggravante);</li><li>il consenso viene rappresentato da una porta socchiusa;</li><li>essere ubriaca e spaventata diventa una colpa:</li></ul>



<p>Perché, l’impressione di avere a che fare con un gruppo di adolescenti-casualmente Giudici, che passa i pomeriggi su porn hub a fantasticare su ridicole esibizioni pensando che corrispondano – anche &#8211; al desiderio e al piacere femminile, è forte, molto forte.</p>



<p>Tutto questo non è più tollerabile.   </p>



<p><strong>PierAnna Pischedda, Psicologa.</strong></p>
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